MINNITI ISLAM, SCILIPOTI (FI) “BENE IL DIALOGO MA PRIORITÀ RESTI LA LOTTA AGLI ESTREMISMI”

Alla presenza del ministro dell’Interno, Marco Minniti, mercoledì 1°febbraio, alle ore 14, al Viminale, sottoscritto “Il Patto Nazionale per un Islam Italiano” tra il Ministero dell’Interno e i rappresentanti delle Associazioni delle Comunità islamiche presenti in Italia. Il documento contiene una declaratoria di impegni da parte delle organizzazioni islamiche volta a rafforzare il dialogo e la fattiva collaborazione con l’Amministrazione dell’Interno

2 febbraio 2017 - “L’accordo raggiunto tra il Ministero dell’Interno e le associazioni musulmane italiane è un inizio promettente di intesa tra Stato e comunità religiose che trova nel dialogo interreligioso la sua legittimità. Valuteremo se l’accordo è troppo sbilanciato: al momento non risulta nessuna misura concreta per contrastare le moschee abusive.”
Questo il primo commento del Senatore Domenico Scilipoti Isgrò di Forza Italia dopo l’intesa tra comunità musulmane e Ministero dell’Interno. “Bene l’impegno a tradurre il sermone del venerdì, positivo anche la promessa di trasparenza finanziaria delle comunità. Auspichiamo si arrivi presto alla formazione di un albo degli Imam, ad oggi però, anche dal presente accordo, mancano i presupposti per valutare un’azione di contrasto al proliferarsi di moschee clandestine. Sul metodo dicotomico ‘Bastone e carota’ si è preferito il secondo ma in un fenomeno così dilagante e preoccupante per la sicurezza nazionale serve anche fermezza e decisione.”

Il 16 gennaio 2017 il Ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha presieduto oggi al Viminale, la riunione del Tavolo di confronto con i rappresentanti delle associazioni e delle comunità islamiche presenti in Italia, istituito al fine di approfondire i temi connessi alla presenza islamica in Italia, con particolare riferimento alle questioni che possono costituire ostacolo all’integrazione, all’esercizio dei diritti civili, ivi compresi quelli connessi alla libertà religiosa, alla convivenza sicura e pacifica nell’ambito della nostra società, nel rispetto dei principi della Costituzione e delle leggi della Repubblica.

Nel corso dei lavori i partecipanti, nel ringraziare il Ministro Minniti per la solerte convocazione del Tavolo che dimostra una grande attenzione verso le comunità musulmane, hanno posto l’accento, in particolare, sulla centralità del dialogo evidenziando l’impegno continuo e comune delle comunità e associazioni per la coesione sociale e la coesistenza pacifica delle culture ai fini del rafforzamento del rispetto dei valori comuni.
In tale prospettiva, è stata rappresentata l’urgenza di misure volte ad avviare concretamente processi di integrazione che coinvolgano soprattutto i giovani immigrati di seconda generazione.
Sono state affrontate, altresì, le questioni connesse alla formazione degli Imam, al riconoscimento dei luoghi di culto, alla condizione dei giovani e delle donne musulmane.
Inoltre, è stata evidenziata l’importanza del riconoscimento giuridico delle associazioni in ente di culto.

Al riguardo, il Ministro Minniti, nell’esprimere apprezzamento per il lavoro svolto dal Tavolo, caratterizzato da una forte maturità e grande disponibilità al dialogo, ha posto l’accento sull’importanza del processo d’integrazione e di inclusione sociale, sia per favorire la crescita di un paese, sia per la sicurezza della collettività. Il Ministro dell’interno ha auspicato, inoltre, che, partendo dell’esperienze pattizie positive territoriali avviate in alcune regioni, intese a costruire una cittadinanza attiva condivisa, interessata al bene comune nel rispetto delle differenze religiose e culturali, le comunità musulmane italiane possano pervenire in tempi rapidi ad un accordo nazionale.

Un Patto, che le organizzazioni stesse si impegnano responsabilmente a rispettare, che riunisca e traduca operativamente, pur nella differenza dei punti di vista che esistono all’interno della comunità islamica italiana, le proposte discusse e condivise dal Tavolo ministeriale con particolare riferimento alla formazione degli Imam, ai luoghi di culto - che devono essere pubblici e riconoscibili - all’uso della lingua italiana nei sermoni e alla condizioni dei giovani e delle donne musulmane.

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