Niscemi non è in cartografia geologica, una radiografia del territorio

Niscemi  non in cartografia geologica.   L’Italia ha una Cartografia Geologica moderna ferma al 50%.  La Carta è ferma perchè non ci sono mai coperture finanziarie stabili e continue. L’Italia è dotata di una vecchia Cartografia Geologica addirittura su scala da 1:100.000. Niscemi   non rientra in questa Cartografia Geologica che va completata. Dunque il 50% del territorio nazionale è ancora privo di una Cartografia Geologica Moderna. 30/01/2026 -  Rodolfo Carosi   – Docente Dipartimento Scienze della Terra – Università di Torino e Presidente della Società Geologica Italiana: " In Italia alcune delle zone critiche importanti non sono coperte dalla Cartografia Geologica alla scala  1:50.000, che è come la radiografia del corpo umano. Questo significa che queste aree non sono sufficientemente coperte da una conoscenza geologica approfondita. La Carta è ferma perchè non ci sono mai coperture finanziarie stabili e continue, permanenti ed annuali. L’It...

ALLEVATORI DI SICILIA: IN FALLIMENTO L'ASSOCIAZIONE, EPILOGO DI UNA VERTENZA DI 6 LAVORATORI

Sen. Giuseppe Marinello, Presidente Commissione Ambiente e Territorio al Senato. Interrogazione su problematica Associazione Allevatori. Il giudice fallimentare del Tribunale civile di Palermo, su istanza di alcuni lavoratori, ha proceduto a porre in fallimento l'associazione. È l'epilogo di una vertenza aggravata dal ricorso di 6 lavoratori, che reclamavano il pagamento degli stipendi arretrati

Roma 11 marzo 2017 - Premesso che l'Associazione regionale allevatori della Sicilia (Aras) è stata costituita nel 1950 su iniziativa di alcuni consorzi provinciali di allevatori e fino ad oggi ha operato per tutti gli allevatori interessati ai programmi di miglioramento zootecnico della propria azienda; considerato che, a quanto risulta agli interroganti: il giudice fallimentare del Tribunale civile di Palermo, su istanza di alcuni lavoratori, ha proceduto a porre in fallimento l'associazione. È l'epilogo di una vertenza aggravata dal ricorso di 6 lavoratori, che reclamavano il pagamento degli stipendi arretrati; la decisione ha delle conseguenze gravissime, devastanti soprattutto per gli allevatori, in quanto l'Aras fornisce un servizio pubblico, su deleghe dell'Aia
(Associazione italiana allevatori), l'organismo nazionale di rappresentanza degli
allevatori, che non può assolutamente essere interrotto;
oltre alle pesanti conseguenze occupazionali, la chiusura dell'Aras comporterà la
sospensione dei controlli sugli allevamenti, che l'associazione svolgeva per conto
dell'Aia. A quest'ultimo ente sono affidati per legge i controlli funzionali per la tenuta
dei registri genealogici;

era noto da tempo che l'Aras navigasse in cattive acque, sia a causa del fatto che la
Regione ha progressivamente diminuito negli anni il suo contributo economico, sia
per colpa di una quasi decennale gestione commissariale, che non ha fatto altro che
aggravare e accelerare il collasso organizzativo, finanziario ed amministrativo
dell'ente; una delle soluzioni fattibili per dare stabilità organizzativa all'associazione
degli allevatori e serenità ai lavoratori era quella dell'accorpamento "in convenzione"
delle funzioni, del personale, delle sedi e delle attrezzature dell'ente con l'Istituto
sperimentale zootecnico della Sicilia; soluzione sempre ventilata, ma mai attuata
concretamente; considerato, inoltre, che: a rischio adesso è l'intero comparto zootecnico dell'isola, in quanto l'Aras svolgeva un servizio essenziale per la certificazione della carne proveniente dagli
allevatori, che, in mancanza di tale certificazione, non potrà più essere venduta; a farne maggiormente le spese sono gli allevatori della provincia di Ragusa, dove si concentra un'ampia fetta della zootecnia siciliana.

Già moltissimi di loro sono stati truffati dal fallimento della Ragusa Latte, una
cooperativa di 160 aziende zootecniche, che improvvisamente ha registrato in poco
tempo pesantissime passività a fronte di una situazione florida sino a qualche anno fa.
Adesso devono anche subire il fallimento di un ente la cui direzione non ha fatto altro
che dilapidare l'intero patrimonio attraverso assunzioni e spese di gestione alquanto
superficiali, tra rimborsi spese, autovetture in leasing, promozioni e aumenti di
stipendi ad alcuni dipendenti al fuori dal concerto sindacale e dal contratto nazionale
di lavoro; occorre trovare subito una soluzione per non disperdere la professionalità
di questi dipendenti, per i quali va negoziato un ricollocamento in altri enti e istituti
regionali, come l'Istituto sperimentale zootecnico per la Sicilia e l'Istituto
zooprofilattico sperimentale per la Sicilia;

inoltre, l'Aia dovrebbe immediatamente riprendere su di sé la titolarità dei controlli,
così come prevede la legge, e, nel frattempo, verificare se l'Istituto sperimentale
zootecnico per la Sicilia e l'Istituto zooprofilattico sperimentale per la Sicilia siano
nelle condizioni di assorbire il personale e di esercitare questi controlli, su delega
dell'Aia stessa, si chiede di sapere:
se non sia il caso di sollecitare con tutti i mezzi necessari l'Aia, l'associazione
nazionale di riferimento, al fine di presentare un atto di reclamo finalizzato alla
sospensione della sentenza del Tribunale fallimentare e di avviare un'interlocuzione
con il curatore fallimentare per la ripresa delle attività dei lavoratori;
se non sia il caso, in attesa dei ricorsi giudiziari, di sollecitare l'Aia a riprendere
immediatamente su di sé la titolarità dei controlli, così come prevede la legge, per
non bloccare completamente le attività del settore;

se non sia il caso di avviare dei tavoli di concertazione, con la Regione Siciliana e gli
enti locali maggiormente coinvolti, per verificare se l'Istituto sperimentale zootecnico
per la Sicilia e l'Istituto zooprofilattico sperimentale per la Sicilia siano nelle
condizioni di assorbire il personale dell'Aras e di esercitare i relativi controlli su
delega dell'Aia stessa.

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