CONSIP, ARRESTO ROMEO: “L'ANCI GLI AVEVA AFFIDATO LA GESTIONE DELLE RISCOSSIONI AL POSTO DI EQUITALIA"

02/03/2017 - "Consip, per anni l'arrestato Alfredo Romeo ha finanziato partiti e politici da destra a sinistra - scrive ww.movimento5stelle.it - . Dal momento della nostra in entrata in Parlamento nel 2013, tramite il Questore Laura Bottici abbiamo sempre richiesto che fossero inviati i certificati antimafia e Durc di tutte le aziende che tramite Consip lavorano presso il Senato della Repubblica. Una di queste aziende è la Romeo Gestioni Spa dell'imprenditore Alfredo Romeo oggi arrestato. In particolare era già noto che l'impresa Romeo fosse al centro d'indagini ed erano state presentate interrogazioni anche nelle precedenti legislature, come era noto e politicamente improprio che nel 2013 l'Anci dell'oggi ministro renziano Delrio gli avesse affidato la gestione delle riscossioni al posto di Equitalia".

Prosegue www.movimento5stelle.it: "Il M5S già a gennaio 2014 tramite una interrogaizone spiegava bene anche tutti i finanziamenti leciti di Alfredo Romeo alla politica: 25.000 euro per sostenere le elezioni politiche di Italo Bocchino (An), 40.000 euro per Alleanza Nazionale, 50.000 euro per Goffredo Bettini (Pd) per le elezioni politiche del 2013, 50.000 euro per Francesco Rutelli (Pd) per le elezioni comunali 2008, 230.000 euro a Nicola Zingaretti (Pd) per le elezioni provinciali dei 2008, 98.000 euro per i Democratici di Sinistra nel 2006, 30.000 euro per Nicola Latorre (Pd) per le politiche del 2013, 25.000 euro per il Centro Democratico per le politiche 2013 e 60.000 euro per la fondazione Big Bang di Matteo Renzi nel 2013".

"Se poi aggiungiamo che ora in Consip nominato da Renzi, siede l'a.d. Marrone ex assessore della Regione Toscana, il cerchio del Giglio Magico si chiude e per Renzi è il vero Big Bang".

E L'Unità di Sergio Staino, il 10 febbraio 2017 nell'articolo dal titolo 'Il nulla come ipotesi di reato' scrive: "I professori del Fatto hanno sicuramente ragione, come sempre. la diffamazione umilia chi la subisce. E qualifica chi la compie. Nel giorno in cui l’Ordine dei giornalisti processa alcuni colleghi, per volontà del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, lasciando intendere quali tempi cupi possano attendere questo Paese, il Fatto Quotidiano – il giornale simpatizzante con il Movimento che indica in Di Maio il suo leader per governare l’Italia – si presenta ai lettori con un titolo in prima pagina che mette insieme parole che non dovrebbero convivere, stando ai fatti e alla professione: «Tangenti e favori, c’era pure l’Unità»".

"Fra virgolette, perché evidentemente (questo significa l’uso delle virgolette) qualcuno avrà affermato questo o a così clamorosa verità sarà giunta l’indagine. La vicenda madre è l’inchiesta sul Consip (la centrale acquisti della pubblica amministrazione), che vede indagati per corruzione dalla procura di Napoli l’imprenditore Alfredo Romeo e il dirigente della società Marco Gasparri, mentre a Roma per favoreggiamento si indaga sul ministro dello Sport Luca Lotti, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette ed il generale Emanuele Saltalamacchia".

"Nelle pagine successive, il virgolettato perde di virilità fino al «Pensava di comprare l’Unità per fare un favore ai politici», e il soggetto che pensava (chissà se da solo, magari nel dormiveglia) di comprare questo giornale sarebbe appunto Alfredo Romeo. Seppur di tenore nettamente diverso dal titolo in prima pagina, che allude a tangenti accostandole al giornale («c’era pure l’Unità»), anche questo “pensiero” viene virgolettato. Eppure, né la frase nel titolo di prima pagina, né quella di pagina 3 trovano alcun responsabile nel pezzo".

"Ma i professori del Fatto hanno sicuramente ragione, come sempre. Ci permettiamo solo completare il lamento del direttore Marco Travaglio, che nel suo editoriale dal titolo “Le vergini violate”, e non vi sfuggirà il raffinatissimo modo di commentare la reazione dei direttori dei quotidiani che hanno visto i loro giornalisti proscritti da Di Maio, ricorda con vittimismo che umanamente ci colpisce di quante diffamazioni e oltraggi subì nel suo essere cronista puntuto verso il potere. Sì, Travaglio: la diffamazione umilia chi la subisce. E qualifica chi la compie."

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