FRANCA VIOLA, 50 ANNI FA IL RAPIMENTO PER ‘AMORE’ PIÙ VIOLENTO D’ITALIA

 «Non fu un gesto coraggioso. Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare, come farebbe oggi una qualsiasi ragazza: ho ascoltato il mio cuore, il resto è venuto da sé. Oggi consiglio ai giovani di seguire i loro sentimenti; non è difficile. Io l'ho fatto in una Sicilia molto diversa; loro possono farlo guardando semplicemente nei loro cuori ». Così commentò il suo rivoluzionario gesto Franca Viola, intervistata da Riccardo Vescovo

08/03/2017 - Franca Viola, di Alcamo, in provincia di Trapani, fu la prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore, divenendo simbolo di ribellione e crescita civile, simbolo coraggioso dell'emancipazione delle donne italiane. Franca Viola è nata ad Alcamo il 9 gennaio 1947, dove vive con la famiglia. Il 26 dicembre 1965, quando aveva ancora 17 anni, Franca venne rapita dal suo spasimante, Filippo Melodia, aiutato nell’impresa da un ‘esercito’ di ben 12 amici, assieme al fratellino di lei, Mariano di 8 anni, che però venne subito lasciato libero. Melodia & C. misero a soqquadro l'abitazione di Franca Viola, aggredirono la madre accorsa in difesa della figlia. Franca venne così violentata e tenuta prigioniera per otto giorni in un casolare di campagna, e poi in casa della sorella di Filippo Melodia ad Alcamo.

Solo a Capodanno 1966, il padre di Franca Vuola fu avvicinato dai parenti di Filippo Melodia con l’intento di sancire la cosiddetta "paciata", il cui significato sarebbe stato quello di mettere le famiglie davanti al fatto compiuto e le nozze riparatrici. Il genitori di Franca Viola, d'accordo con la Polizia di Stato, finsero di accettare, ma il giorno dopo, il 2 gennaio 1966, la Polizia fece irruzione all’alba nell'abitazione in cui Franca veniva tenuta prigioniera, segregata per ‘amore’. Franca Viola venne così liberata e lo spasimante violentatore arrestato assieme ai suoi complici.

Franca, ora non più vergine, avrebbe dovuto soccombere alla ‘morale’ corrente e sposare il suo violentatore, per salvare l'onore suo e della propria famiglia. Rimanere zitella, "donna svergognata", sarebbe stato diversamente il suo destino. La legislazione italiana del tempo era poco meno ‘liberale’ di oggi: l'articolo 544 del codice penale prevedeva “per i delitti preveduti dal capo primo e dall'articolo 530, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali”.
Il cosiddetto "matrimonio riparatore" con il violentatore avrebbe messo le cose a posto e ridato l’onore in pericolo a Franca Viola: il rapimento ‘d’amore’ con fini ‘riparatori’, la violenza sessuale erano considerati oltraggio alla morale e non reato contro la persona.

Paola Busolo, su www.enciclopediadelledonne.it così descrive la ragazza di Alacamo: “Franca Viola nasce da una modesta famiglia di mezzadri; sono gli anni in cui la riforma agraria provoca un gran fermento in Sicilia. All’età di quindici anni, con il consenso dei genitori, Franca si fidanza con Filippo Melodia, nipote di un noto mafioso locale e membro di una famiglia benestante. Dato che Filippo viene accusato di furto e appartenenza a banda mafiosa, il padre di Franca decide di rompere il fidanzamento. Il giovane emigra in Germania e appena rientra, dopo un breve periodo di reclusione, torna alla carica a casa di Viola. Le sue minacce di tipo puramente mafioso sono comunque rivolte al padre, al quale viene bruciata la casetta di campagna, distrutto il vigneto, portato un gregge di pecore a pascolare nel campo di pomodori… Bernardo Viola viene persino minacciato con una pistola, ma nessuno di questi strumenti lo spaventa abbastanza da fargli “mollare” la custodia della figlia. Il 26 dicembre 1965 il Melodia, con la sua banda di amici, si ripresenta a casa Viola e, dopo aver distrutto tutto e gravemente malmenato la madre, si porta via Franca e il fratellino che le si è aggrappato alle gambe nel tentativo di proteggerla. Il fratellino viene rispedito a casa, Franca viene tenuta prigioniera prima in un caseggiato isolato e poi in casa della sorella del Melodia, ad Alcamo stessa. “Rimasi digiuna per giorni e giorni. Lui mi dileggiava e provocava. Dopo una settimana abusò di me”.

«Non fu un gesto coraggioso. Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare, come farebbe oggi una qualsiasi ragazza: ho ascoltato il mio cuore, il resto è venuto da sé. Oggi consiglio ai giovani di seguire i loro sentimenti; non è difficile. Io l'ho fatto in una Sicilia molto diversa; loro possono farlo guardando semplicemente nei loro cuori», rispose Franca Viola intervistata da Riccardo Vescovo.
Melodia uscì dal carcere nel 1976 e fu ucciso da ignoti, con un colpo di lupara, il 13 aprile 1978, vicino Modena. Franca Viola sposò il giovane concittadino e amico d'infanzia Giuseppe Ruisi, nel 1968, nonostante lei cercasse di distoglierlo per timore di rappresaglie.

L'articolo 544 del codice penale venne abrogato con la legge 442, emanata il 5 agosto 1981 a sedici anni dal rapimento di Viola, e solamente nel 1996 lo stupro sarà legalmente riconosciuto in Italia non più come un reato "contro la morale", bensì come un reato "contro la persona".
Franca Viola ha due figli e una nipote e vive ad Alcamo. Il 22 ottobre 2011 ha lanciato un appello sul Giornale di Sicilia per aiutare il figlio malato, costretto a continui trasferimenti dall'ospedale Cervello al Policlinico per curarsi.

L'8 marzo 2014 Franca Viola è stata insignita al Quirinale dell'onorificenza di Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
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Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su questo blog il 26/12/2015.

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