MINCHIA SIGNOR TENENTE, LA VITA QUOTIDIANA IN UNA PICCOLA STAZIONE DEI CARABINIERI IN SICILIA

 Lo scenario nel quale si sviluppa la vicenda è la Sicilia, “isola, isola bella” così definita in apertura di spettacolo, terra di contraddizioni, prigioniera di “uno Stato nello Stato”, luogo in cui la vita a volte incontra la morte, attraverso la furia omicida, ma che rimane meravigliosa terra. 

15/03/2017 - Lo spettacolo racconta la vita quotidiana di una piccola Stazione dei Carabinieri in un paesino della Sicilia, nella quale si vive un’ordinaria, lenta ma divertente quotidianità, interrotta da un importante evento. L’espressione amara Minchia Signor Tenente è detta tra i denti, perché “urlarla non si può, perché significherebbe insubordinazione”. Ma è un’espressione che non si può neanche tacere perché significherebbe arrendersi a tutto: alle gerarchie che schiacciano, alla legge del più forte, al male del mondo.  Il tema della legalità è trattato soprattutto dal punto di vista degli uomini che non fanno notizia, in un’ottica tragicomica, rappresentati nella loro quotidianità fatta di accadimenti belli e brutti, seriosi e divertenti, di amore e di passioni. I Carabinieri sono uomini semplici, ma allo stesso tempo eroi, riferimento per infondere sicurezza ai cittadini, che adempiono il proprio dovere in modo anonimo. Scritto e interpretato da un giovane e promettente drammaturgo, ci farà ridere e riflettere.  Minchia Signor Tenente è uno spettacolo da non perdere!

NOTE DELL’AUTORE
Era l’anno 1994, guardavo il festival di Sanremo con mio padre, la Kermesse era arrivata quasi alla fine, Baudo aveva la busta con il nome del vincitore, erano rimasti in due: Aleandro Baldi con il brano “Passerà” e Giorgio Faletti con “Signor Tenente”.
Ricordo gli occhi di mio padre fissi che penetravano il televisore, io fui affascinato da questa sensazione, in lui c’era quasi una speranza, non so di cosa, ma c’era un filo di speranza.
Ad un certo punto, poco prima che Baudo annunciasse il vincitore, papà disse “Se vince Faletti, L’Italia cambia…”

Faletti non vinse e L’Italia rimase sempre quello che era e che è…la patria dei “rifugiati”.
Quelle parole echeggiano nella mia mente da anni, come un ritornello che non scordi più; io figlio di un ex maresciallo dei carabinieri ho provato forse, dopo un po’ di anni, quella sensazione che mio padre provò allora. Da bambino io vivevo nel terrore, quando ascoltavo la radio, oppure guardavo la televisione e vedevo parlare di carabinieri, poliziotti che a “causa” soltanto del loro lavoro, venivano ammazzati senza alcuna pietà.
La mia paura era che mio padre avesse dovuto fare lo stesso lavoro dei suoi colleghi morti ammazzati.
Intanto il tempo è passato e tre anni fa,  per caso, ho riascoltato il brano “Signor Tenente” alla radio, improvvisamente la paura e la voglia di reagire sono contemporaneamente riemersi e non avendo altro strumento che la scrittura, ho elaborato lo spettacolo “Minchia Signor Tenente”.
Cinque carabinieri, un tenente e la mafia che li circonda… questa potrebbe sembrare la classica storia del cattivo e dei buoni in cui il bene vince sempre… invece no…

Lo spettacolo rappresenta quell’Italia che tante volte ci ha fatto soffrire, ridere, piangere e sperare. E’ l’incontro fra l’Italia che c’è e l’Italia che avremmo voluto avere. L’Italia del lotto e l’Italia del complotto…
Ho cercato di rappresentare al massimo il rapporto di quotidianità che un gruppo di carabinieri ha dovuto affrontare durante gli anni in cui il nostro paese era devastato dalla furia omicida della mafia. Come può reagire una piccola caserma in un piccolo paese dopo l’uccisione di Cassarà, Dalla Chiesa, Falcone?

Esiste davvero un luogo, nel nostro Paese, dove la mafia non ha piantato le sue radici?
Minchia Signor Tenente, non è il solito spettacolo in cui si cerca di raccontare le storie dei protagonisti della guerra di mafia. Non è “Il Padrino”, “La scorta”, “Borsellino”, “Il giudice Falcone” o  il “Capo dei Capi” (film dei quali io sono un grande estimatore e che raccontano stralci di vita e biografie in modo perfetto) ma è semplicemente parlare in modo leggero, addirittura comico, di un argomento che è stato per anni il cancro della nostra società.
S’è detto e s’è fatto tutto sulla mafia, io ho cercato di dire e fare il tutto in modo alquanto originale, e forse ho avuto la follia o la pazzia di raccontare la verità e denunciare chi poteva fare ma non ha fatto… tutto facendoci cullare dalla leggerezza… attenzione la mia non è satira, ma comicità!
La mafia prima era presente con bombe, attentati e omicidi: oggi tutto questo non c’è più, ed oggi che si presenta silenziosa e sembra essere sconfitta, proprio oggi la mafia è a mio avviso più pericolosa che mai.
Antonio Grosso

“Isola isola bella” lo spettacolo si apre con queste parole a ricordarci che la nostra terra, il luogo in cui la vita a volte incontra la morte è soprattutto un posto bello.
Oggi come oggi vorremmo che i luoghi comuni finissero, scomparissero come la “polvere portata dal vento”. Ma la polvere non scompare, rimane essa, e spesso, anche se invisibile, si deposita su di noi, sulle nostre case, sulla nostra terra e non ce ne accorgiamo, rimaniamo immobili, a fissare luoghi e momenti che per noi restano sacri.

La mafia è questo, è polvere: crediamo di spazzarla via, ma ritorna, e si annida di nuovo sulle stesse cose, sugli stessi vicoli e sugli stessi Palazzi.
In una piccola caserma dei carabinieri in un posto x della Sicilia, alcuni militari provenienti da varie regioni italiane, vivono in modo tranquillo, sereno e spensierato il loro lavoro, fatto di furti, licenze e rapporti con i vari cittadini del paese. Il tutto viene interrotto dall’arrivo di un tenente, mandato dal comando generale, per operazioni riguardanti un noto mafioso di “cosa nostra”

Cinque carabinieri ed un tenente ligio al dovere, questa sembra la classica storia, dei buoni e del cattivo, ma qui non ci sono ne vincenti e ne vincitori qui c’è in gioco la nostra vita, fatta di accadimenti belli e brutti, seriosi e divertenti, di amore e di passioni.
“Minchia Signor Tenente” rappresenta quell’Italia che tante volte ci ha fatto soffrire, tante volte ci ha fatto divertire e tante volte ci ha reso fieri.

Il regista, Nicola Pistoia, cerca di rappresentare al massimo il rapporto di quotidianità che accompagna i nostri protagonisti, vittima di quell’Italia dei primi anni novanta, in cui morte e distruzione rappresentavano il nostro paese. Ma i nostri militari sembrano non accorgersi di tutto ciò, arrivano delle notizie fugaci, ma la loro terra sembra uno stato nello stato, in cui tutto ciò non può succedere, in cui tutto ciò è solo fantasia.

La comicità che accompagna lo spettacolo è esilarante, travolgente, originale e tradizionalista.
La mafia prima era presente con attentati, bombe e omicidi, oggi, sembra essere sconfitta, invece rimane gloriosa nei vicoli e silente negli edifici. Uno sguardo dettato dalla parola!

MINCHIA SIGNOR TENENTE
di Antonio Grosso
con Daniele Antonini, Gaspare Di Stefano, Alessandra Falanga, Antonio Grosso, Francesco Nannarelli, Antonello Pascale, Francesco Stella, Ariele Vincenti
e con Natale Russo
luci Luigi Ascione
scene Fabiana Di Marco
costumi Maria Marinaro
grafica Andrea Ranaldi
regia Nicola Pistoia
aiuto regia Luigi Pisani
elettricista Claudio Lelli
promozione Roberta Federica Serrao
distribuzione RAZMATAZ

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