POVERTÀ: APPROVATO IL DDL 2494, LA SICILIA ASPETTA CON ANSIA

Contrasto alla povertà, il Senato, nella seduta antimeridiana di giovedì 9 marzo, ha approvato definitivamente il ddl n. 2494, recante norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali.
09/03/2017 - L'Aula del Senato ha dato via libera al Ddl delega sul contrasto alla povertà. Il provvedimento, che era già stato approvato della Camera, diventa così legge essendo stato approvato con 138 Sì, 71 No, 21 astenuti. Verrà introdotto il cosiddetto reddito di inclusione per i nuclei familiari che avranno i requisiti previsti dalla legge. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha comunicato che le misure saranno finanziate con 4 miliardi di euro.

TESTO PROPOSTO DALLA 11a COMMISSIONE PERMANENTE
(LAVORO, PREVIDENZA SOCIALE)
Comunicato alla Presidenza il 23 febbraio 2017

PER IL DISEGNO DI LEGGE
Delega recante norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali (n. 2494)

presentato dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali (V. Stampato Camera n. 3594) approvato dalla Camera dei deputati il 14 luglio 2016. Trasmesso dal Presidente della Camera dei deputati alla Presidenza il 15 luglio 2016

Disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica,
ai sensi dell’articolo 126-bis del Regolamento
CON ANNESSO TESTO DEI DISEGNI DI LEGGE
Istituzione del reddito minimo garantito e delega al Governo in materia di riordino di tutte le prestazioni assistenziali e del welfare (n. 2241)
d'iniziativa del senatore BUEMI
COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 18 FEBBRAIO 2016

Delega al Governo per la definizione e la realizzazione di misure integrate di contrasto alla povertà (n. 2437)
d’iniziativa dei senatori LEPRI, ASTORRE, CHITI, COLLINA, CUCCA, CUOMO, DALLA ZUANNA, DEL BARBA, DI GIORGI, ICHINO, FASIOLO, FATTORINI, FAVERO, IDEM, Mauro Maria MARINO, MOSCARDELLI, ORRÙ, PADUA, PAGLIARI, PEZZOPANE, SAGGESE, SANTINI, SCALIA, SPILABOTTE, SUSTA e VATTUONE
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Stando allo studio condotto dal Diste, il 2016 si sarebbe chiuso per l’economia siciliana con un incremento del PIL intorno all’1,0%, per la seconda volta di fila meno anemico del dato dell’Italia (+0,8%). Purtroppo, va sottolineato, che il numero delle famiglie residenti che vivono di stenti, quindi in condizioni di povertà relativa, si aggirerebbe attorno a 500 mila unità, mentre il rischio di povertà o esclusione sociale incombe ormai sulla metà della popolazione.
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LE REGIONI AL PARLAMENTO: SI APPROVI SUBITO IL DDL POVERTA’

Roma, 2 febbraio 2017 - In sede di Conferenza Unificata del 25 febbraio 2016 le Regioni avevano espresso parere favorevole al DDL, condizionato all'accoglimento di alcuni emendamenti volti a migliorare o chiarire il testo. La Conferenza è stata audita nel marzo 2016 presso le Commissioni
riunite Lavoro pubblico e privato e Affari sociali della Camera dei Deputati e ha chiesto di
essere audita anche in sede di Commissione al Senato.
La delega, che deve essere esercitata entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge, prevede:
- l'introduzione della misura nazionale di contrasto alla povertà, definita come LEP;
- la razionalizzazione delle prestazioni di natura assistenziale e previdenziale sottoposte alla
prova dei mezzi;
- il riordino della normativa in materia di interventi e servizi sociali.
La misura di contrasto alla povertà, collegata all’Isee, si articolerà in un beneficio
economico e in una componente di servizi alla persona, sarà unica e nazionale, e una volta a
regime assorbirà strumenti come la social card anziani e l'Asdi, l'Assegno di
disoccupazione, facendone cessare l’esistenza.
Nel frattempo la legge di stabilità 2016 (commi 386-390 della legge 208/2015) ha già
definito una serie di interventi per il contrasto alla povertà e ha previsto, al comma 388, uno
o più provvedimenti legislativi di riordino della normativa.
In particolare ha previsto:
- la definizione di un Piano nazionale triennale per la lotta alla povertà e all'esclusione;
- l'istituzione del Fondo per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale presso il Ministero
del lavoro e delle politiche sociali (600 milioni di euro per l'anno 2016 e 1 miliardo di euro a
decorrere dall’anno 2017);
- l'avvio di una misura nazionale di contrasto alla povertà, il Sostegno all’inclusione attiva –
SIA (e sono state approvate in sede di Conferenza Unificata dell’11 febbraio 2016 le “Linee
guida per la predisposizione e attuazione dei progetti di presa in carico del SIA”);
- lo stanziamento di risorse certe per la lotta alla povertà e la loro quantificazione per il 2016
e gli anni successivi (in particolare, per il 2016, 380 milioni, ai quali si aggiungono i 220
milioni della messa a regime dell'Asdi).

Le Regioni, infatti, ritengono che non si possa più ritardare l’introduzione, anche in Italia, di
un reddito di inclusione attiva che progressivamente vada a coprire una platea crescente di
beneficiari, fino a diventare una misura di carattere universale per quanti si trovano in
condizione di esclusione e povertà.
L'Italia infatti, insieme alla Grecia (che comunque ha quasi ultimato il percorso di una legge
specifica), è l'unico paese europeo a non aver ancora istituito una misura universale di
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contrasto alla povertà e di sostegno al reddito, cioè un contributo economico per affrontare
le spese primarie accompagnato da servizi alla persona, una misura che promuova un
atteggiamento attivo dei beneficiari, tenendo conto anche delle specificità territoriali.
Il sistema di welfare italiano, basato soprattutto nel campo delle politiche sociali su
interventi notoriamente frammentati e di tipo “categoriale” (rivolti cioè a singole categorie
di utenti), potrebbe così fare un significativo salto di qualità. Si introdurrebbe una misura di
ultima istanza (safety net) per chi non può beneficiare degli strumenti di tutela legati alla
contribuzione attiva e all’appartenenza a specifiche professioni e si darebbe una risposta
concreta e credibile alle numerose sollecitazioni dell’Unione europea. Insieme al settore
sanitario, queste misure di contrasto alla povertà costituirebbero il secondo pezzo di welfare
con caratteristiche di universalità, espressamente rivolto al problema della vulnerabilità e
della fragilità. Il messaggio politico che ne deriverebbe sia all’interno del nostro paese che
di fronte ai partner europei sarebbe di grandissima portata. Non c’è dunque più tempo da
perdere.

La posizione delle Regioni italiane è chiara da tempo: già nel documento del 20 gennaio
2016 , consegnato nelle sedi ufficiali al Governo ed al Parlamento, la Conferenza aveva
evidenziato il proprio sostegno all’Alleanza contro la Povertà e il positivo percorso di
collaborazione intrapreso tra Ministero del Lavoro e Politiche Sociali e Regioni, ANCI e
Città Metropolitane al “tavolo dei programmatori sociali” per strutturare tutte le azioni e
definire le scelte strategiche e operative richieste per l’implementazione del SIA su larga
scala e per la successiva definizione di un più organico Piano Nazionale per il Contrasto
della Povertà.

Diverse Regioni hanno già attivato proprie misure accanto agli interventi nazionali di
politiche attive (come i “lavori di pubblica utilità” e i tirocini di inclusione sociale), da
realizzare anche attraverso il contributo del FSE, oltre che con azioni finalizzate al
potenziamento e all’ammodernamento delle reti dei servizi pubblici per le politiche attive
del lavoro e per i servizi sociali, chiamati a potenziare e a qualificare, in una logica di
integrazione e multidimensionalità, la presa in carico dei soggetti più fragili sul piano
economico-sociale e delle barriere all’accesso al mondo del lavoro.

Alla luce di questo percorso, le Regioni ribadiscono ancora la loro richiesta al Parlamento: il
ddl delega venga definitivamente approvato il prima possibile. E’ urgente, a partire dalla
legge e attraverso i decreti, dare alle misure previste nel testo una concreta attuazione in
maniera uniforme su tutto il territorio nazionale. È essenziale che la lotta ed il contrasto al
povertà siano tra gli obiettivi principali dell’azione del Governo. È essenziale, finalmente,
colmare un ritardo di oltre 15 anni nella definizione di Livelli essenziali delle prestazioni
sociali.

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