CROCETTA: IN SICILIA VOTEREMO IL 5 NOVEMBRE E SI RICANDIDA A GOVERNATORE

Elezioni regionali in Sicilia, si voterà il 5 novembre. Lo annuncia il presidente della regione Sicilia, Rosario Crocetta che ha annunciato la sua ricandidatura e il suo movimento "Riparte Sicilia".
Crocetta - inoltre - dice di festeggiare oggi “una grande vittoria con il via libera a Roma della rete ospedaliera siciliana”. 

07/04/2017 - In Sicilia le Elezioni regionali si terranno il 5 novembre. Lo annuncia il presidente della regione Sicilia, Rosario Crocetta che ha annunciato pure la sua ricandidatura e il suo movimento "Riparte Sicilia". Crocetta dice di festeggiare oggi “una grande vittoria con il via libera a Roma della rete ospedaliera siciliana, in dote a queste elezioni regionali. Risultati importantissimi per Crocetta. "Le polemiche non mi interessano - ha detto - . Oggi assistiamo a scontri politici, ma quando sono arrivato nel 2012 c'erano le rivolte e le proteste sotto il palazzo. Oggi abbiamo sanato parecchie questioni e su questo siamo tranquilli”.
Crocetta: “Nonostante un avvio anticipato della campagna elettorale, io penso ai risultati importanti che stiamo raggiungendo per la Sicilia. Ad esempio abbiamo già impegnato il 10 per cento del finanziamento del Patto per il Sud e in una quindicina di giorni arriveremo al 20 per cento e faremo partire gare per 600 milioni di euro. Le polemiche, dunque, non intralciano le azioni del governo”.

Per Crocetta “Il governo regionale e la commissione parlamentare hanno fatto un lavoro eccezionale. Abbiamo totalmente rivisto il piano del precedente governo che avrebbe portato alla chiusura di decine di ospedali in tutta la Sicilia e cancellato tutti gli ospedali delle zone disagiate e tante altre realtà. Li abbiamo salvati attraverso un'intuizione che poi è diventata la linea nazionale del ministero: non ospedali generici ma alti punti di specializzazione che trasformano la sanità siciliana in eccellenza".

Crocetta: "Quando ci siamo insediati nel 2012 la Sicilia era in rivolta. Erano in rivolta i sindacati dei medici, degli infermieri e degli ordini professionali ed erano in rivolta i manager della sanità e i sindaci, perché nelle ipotesi del piano precedente c'era lo smantellamento di una rete diffusa di piccoli ospedali che avrebbe creato una situazione disastrosa per tutti, concentrato l'attività sanitaria nei grandi centri, soprattutto i capoluoghi e le città metropolitane, creando una serie di problemi non solo ai territori periferici ma anche agli abitanti delle grandi città, che si sarebbero viste arrivare una massiccia richiesta di prestazioni sanitarie che non avrebbero potuto essere evase in tempi celeri”.

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