CITTA' METROPOLITANA MESSINA: RITORNARE ALLA DEMOCRAZIA (E ALLE PROVINCIE)

Circa 4 anni fa, in una di quelle trasmissioni televisive che sono un misto tra giacobini tribunali del popolo senza appello e medievali gogne mediatiche, e che solleticano quella parte di opinione pubblica che si muove all'insegna dell'emotività, dell'irrazionalità o della “pancia”, il Presidente della Regione Crocetta annunciò “urbi et orbi” l'abolizione delle Province in Sicilia esuccessivamente presentò una legge votata dall'Arscon la quale veniva deliberata l'eliminazione tout court degli enti intermedi.

Messina, 19/05/2017 - Sono passati diversi anni ma le Province di fatto non sono state eliminate; continuano ad esistere le sedi, le strutture immobiliari, il personale ed in parte le funzioni che sono rimaste le stesse; a differenza del passato, tuttavia, sono state gestite, in questi quattro lunghi anni, e lo saranno ancora chissà per quanto tempo, da Commissari, ossia funzionari di nomina politica non eletti democraticamente dai cittadini. La riforma voluta dal governo Crocetta si è trasformata nei fatti in un’assoluta sospensione della democrazia; gestioni commissariali non sottoposte ad alcun controllo democratico né di altro tipo, in quanto la legittimità degli atti emanati vengono asseverati da soggetti burocratici di loro nomina e fiducia.

Un restringimento dei formali spazi di democrazia e di sovranità popolare -che costituiscono gli elementi fondanti della nostra Costituzione- è avvenuto senza che vi sia stata alcuna reazione dei vari soggetti politici né dei vari rappresentanti locali che continuano ad essere espropriati dalla gestione strategica dei lori territori. La sospensione della democrazia si è accompagnata inevitabilmente ad un calo di attenzione nei confronti delle potenzialità della città metropolitana e nella capacità di tale istituzione di giocare un ruolo fondamentale nelle strategie di sviluppo del territorio.

Crediamo sia necessario attuare una netta inversione di tendenza se non vogliamo perdere l'occasione che ci viene fornita dall'essere città-area metropolitana, di cui, forse, non si è ancora ben compresa la valenza e l'importanza strategica. Bisognerà ridiscutere in sede di assemblea regionale delle città metropolitane, delle loro funzioni e, perché no, anche delle modalità di elezione del sindaco della città metropolitana e del consiglio metropolitano, riprendendo anche la possibilità di elezione diretta della carica di sindaco e riservando al sindaco della città capoluogo il ruolo di presidente dell'assemblea o conferenza metropolitana formata da tutti i sindaci.

La città metropolitana si dovrà dotare al più presto di alcuni strumenti importanti, quali lo statuto, il Piano strategico ed il Piano di coordinamento territoriale, che dovranno tenere conto delle identità e valenze specifiche delle varie realtà comprensoriali che ne fanno parte. E’ assurdo pensare che tali compiti possano essere portati a compimento da uno o due soli soggetti; a meno che non si voglia mettere, in questo caso, la democrazia sospesa da diversi anni definitivamente in soffitta, in nome di un potere regionale sempre più invasivo ed asfissiante, che però, se non dovessero essere adottati correttivi, come il Leviatano finirà per divorare sé stesso.

Michele Bisignano
Coordinatore attività LaborMetro


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