NEBRODI: LA DIA SEQUESTRA IL PATRIMONIO DELLA COSCA DEI PRUITI DI CESARÒ

Giovanni Pruiti risulterebbe essere legato a Giuseppe Catania, ambedue fermati nel blitz Nebrodi e a loro volta legati a Salvatore Turi Catania. Secondo gli investigatori, il clan di Cesarò, sarebbe oggi capeggiato dai Giovanni Pruiti, e collegato alla famiglia mafiosa dei Santapaola-Ercolano. Una donna è al centro delle indagini degli investigatori della Dia: Clelia Bontempo, convivente di Giovanni Pruiti, fratello di Giuseppe Pruiti condannato all'ergastolo per associazione mafiosa e omicidio. 

Messina, 9 giugno 2017 – La Direzione Investigativa Antimafia di Catania, ha eseguito il sequestro di beni disposto dal direttore Nunzio Ferla e dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro: destinatario del provvedimento è Giovanni Pruiti, 42 anni, ritenuto il reggente del clan mafioso di Cesarò, attualmente al 41bis, direttamente collegato al noto pregiudicato Salvatore Catania di Bronte, referente della famiglia mafiosa catanese “Santapaola”.
Giovanni Pruiti è già stato condannato nel 2005 per associazione mafiosa. Secondo gli investigatori, Pruiti è oggi a capo del clan di Cesarò, in provincia di Messina, dopo l’arresto del fratello Giuseppe.

Le indagini hanno preso l’avvio dopo l’attentato al presidente dell’ente Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, per le ingenti erogazioni concesse dall’UE con i contributi Agea a soggetti direttamente o indirettamente collegati ai clan mafiosi dei Nebrodi.
Il Tribunale di Catania ha disposto il sequestro del patrimonio di Giovanni Pruiti: terreni, un fabbricato a Cesarò, vari veicoli, titoli ordinari Agea e rapporti finanziari in corso di quantificazione.
Una donna è al centro delle indagini degli investigatori della Dia. Si tratta di Clelia Bontempo, compagna di Giovanni Pruiti, fratello di Giuseppe Pruiti condannato all’ergastolo per associazione mafiosa e omicidio.

Giovanni Pruiti risulterebbe essere legato a Giuseppe Catania, ambedue fermati nell’ambito del blitz Nebrodi e a loro volta legati a Salvatore Turi Catania. Secondo gli investigatori, il clan di Cesarò, sarebbe oggi capeggiato dai Giovanni Pruiti, e collegato alla famiglia mafiosa dei Santapaola-Ercolano, in stretti rapporti con il boss catanese Vincenzo Aiello e con gli emissari dei boss palermitani di Cosa Nostra Lo Piccolo.
Beni per svariati milioni di euro sono finiti sotto sequestro su richiesta del Procuratore della Repubblica di Catania Carmelo Zuccaro. Il sequestro è stato eseguito, questa mattina, dagli uomini della DIA di Catania, coadiuvati dalla sezione di Messina, e hanno interessato la famiglia dei Pruiti di Cesarò.
“L’operazione di oggi - dichiara Antoci – non è altro che una ulteriore conferma dei giri vorticosi di denaro ed erogazioni di fondi pubblici che erano diventati, ormai, patrimonio esclusivo delle famiglie mafiose. Ringrazio la Procura di Catania e la Dia per l’opera di bonifica che stanno svolgendo sul territorio e che consentirà agli agricoltori onesti di poter finalmente intercettare i fondi europei a loro dedicati e che devono sempre più servire allo sviluppo della Sicilia e alla creazione di nuovi posti di lavoro” .
Già nell’indagine precedente svolta qualche mese fa dalla Procura di Catania, si era evidenziato il clima di intimidazione che veniva posto in essere nei confronti dei poveri proprietari dei terreni ai quali venivano poste in essere tutta una serie di intimidazioni per far sì che gli stessi terreni venissero concessi proprio alle famiglie mafiose e sui quali poi venivano percepiti, attraverso truffe all’Agea, milioni e milioni di euro.

Un clima di paura che subivano gli agricoltori dei Nebrodi e di tutta la Sicilia che, a seguito del “Protrocollo Antoci”, cominciano ad essere liberati da una pressione mafiosa che durava da anni.
“Un ulteriore passo avanti per dimostrare ai cittadini onesti che lo Stato reagisce con forza a questa ignobile pratica di intimidazione ma soprattutto un segnale forte ed inequivocabile alle associazioni mafiose alle quali anche oggi diciamo: giù le mani dai fondi pubblici, questi andranno solo alla gente perbene, che è la stragrande maggioranza dei cittadini dei Nebrodi e della Sicilia - conclude Antoci.

“La mafia dei Nebrodi viene colpita in un uno dei suoi pilastri fondamentali: il patrimonio. Un altro importante risultato ottenuto grazie al lavoro della Dia di Catania e di quella di Messina nei confronti di una mafia violenta e pericolosa”. Lo dichiara il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia.

“La ‘mafia dei pastori’ - aggiunge - si è evoluta in ‘mafia dei terreni e degli affari’. I Pruiti fanno parte del sistema che agisce a cavallo tra le province di Messina, Enna e Catania, avendo come punti fermi i centri di Cesarò e Bronte. Questa famiglia è in grado di tenere i rapporti sia con la mafia tortoriciana sia con quella dei Santapaola”.
"Dopo l’agguato sferrato lo scorso anno - conclude Lumia - per eliminare il presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, lanciammo due sfide. La prima sul controllo del territorio. La seconda sull’aggressione ai patrimoni. La guerra continua e lo Stato la deve vincere, perché quello dei Nebrodi è un territorio dalle enormi potenzialità. Un territorio che si è messo in cammino promuovendo un’antimafia capace di sostenere un moderno e avanzato sviluppo".

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