RAPINE IN VILLA SUI NEBRODI: INCASTRATI I COMPONENTI DI UNA PERICOLOSA BANDA

Patti: Operazione “Linea d’Addio 2”. Chiuso il cerchio per i componenti della banda di rapinatori responsabili di incursioni criminali in ville del messinese e del palermitano. Scoperta dalla Polizia una vera e propria associazione per delinquere finalizzata a rapine e furti. Sono stati definitivamente incastrati dalla Polizia i componenti della pericolosa banda, protagonisti di violente incursioni criminali in abitazioni del messinese e palermitano tra l’ottobre e dicembre scorsi.

Patti (Me), 20/06/2017 - All’odierno risultato si arriva a seguito di un minuzioso ed intenso lavoro investigativo svolto dai poliziotti del Commissariato di P.S. di Patti, coordinato dalla Procura della Repubblica di Patti che ha portato oggi a chiudere il cerchio e a smascherare le gravi responsabilità in capo ad una banda di malviventi, che privi di alcun scrupolo e con violente scorribande, si ingegnavano al fine di mettere a segno tutta una serie di colpi presso abitazioni private, per lo più ville isolate, del messinese e palermitano, spesso incutendo terrore alle loro vittime.
All’alba di stamani, i poliziotti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Patti, coadiuvati dai colleghi del Commissariato P.S. di Termini Imerese e del Posto Fisso di Polizia di Tortorici, hanno dato esecuzione all’ordinanza di misure cautelari emessa dal GIP, del Tribunale di Patti, con la quale risultano chiare le responsabilità di otto individui.
Sette sono gli esponenti della banda ad essere stati raggiunti da misura cautelare in carcere:
Uno è destinatario di misura cautelare degli arresti domiciliari: GALATI RANDO Franco.
L’ordinanza di misure cautelari è stata emessa dal GIP, dr. Andrea La Spada, su richiesta del Sostituto Procuratore D.ssa Giorgia Orlando.
A seguito di una prima fase di indagine, scattata dopo la violenta rapina ai danni dei coniugi anziani di Ucria, sorpresi in piena notte nel sonno, nell’ottobre 2016, nella loro abitazione dai malviventi, che incappucciati e armati di coltello e mannaia, li derubavano con violenza di tutto ciò che di valore i due possedevano in casa e addosso, tenendoli, altresì, sotto sequestro, mentre i malviventi raggiungevano e razziavano una seconda abitazione sita a Capo D’Orlando, i poliziotti riuscivano nello scorso mese di gennaio, a bloccare i pericolosi criminali, individuando a loro carico tutta una serie di responsabilità non solo per la predetta rapina, ma anche per la commissione di altri furti in abitazione, messi a segno a Termini Imerese e a Sant’Agata di Militello.

Da allora, grazie al prosieguo di un poderoso lavoro investigativo, incessantemente condotto dai poliziotti, è stato possibile individuare e rivelare una pluralità di soggetti, risultati assiduamente impegnati in una frenetica attività di procacciamento di illeciti profitti, nonché a delineare i contorni di un sodalizio criminoso ben costituito ed organizzato, oggi ritenuto responsabile non solo dei fatti già accertati nella prima fase di indagine, ma di tutta una serie di nuovi fatti, commessi anche attraverso violenza diretta alle vittime.

L’attività investigativa sviluppata attraverso capillari operazioni di intercettazione telefoniche e di una attenta disamina dei tabulati telefonici, ulteriormente corroborate da preziosissimi elementi acquisiti, soprattutto in questa seconda fase, dall’analisi dei supporti telefonici sequestrati ai soggetti colpiti dalla prima ordinanza di misure cautelari (foto, messaggi vocali e conversazioni istantanee del tipo chat dell’applicativo whatsapp...), ha consentito di cristallizzare in capo ai malviventi una vera e propria associazione per delinquere dedita alla commissione di reati contro il patrimonio e la persona, facendo emergere la sussistenza di saldi legami tra gli associati, rafforzati da un stretta condivisione di interessi, da una assidua frequentazione personale, nonché da prassi operative condivise e reiterate. Una organizzazione che passa attraverso un collaudato modus operandi che parte dalla condivisione informativa dei luoghi e delle abitazioni da colpire, passando poi dai relativi sopralluoghi fino al raggiungimento degli illeciti, emergendo, così, il sistematico ricorso a veri e propri “copioni”, messi in atto mediante il sapiente coordinamento dell’operato di più persone dislocate in posti diversi con specifica ripartizione di ruoli.

Infatti, nell’articolazione emergente all’interno del sodalizio criminoso sono isolabili posizioni marcatamente distinte e precise.
Tra loro spicca, certamente, la figura del capobanda un 30enne di Termini Imerese, TERRANA Gianluca, classe 1986, a cui è attribuibile un ruolo carismatico. Dotato di una evidente carica propulsiva rispetto alle attività illecite del sodalizio, è il promotore ed organizzatore delle attività illecite imputabili alla banda. Svolge una funzione di minuziosa pianificazione e preparazione dei “colpi” da eseguire, sia tenendo i contatti a monte con i “basisti” dai quali acquisisce le informazioni necessarie all’individuazione degli obiettivi e alla esecuzione degli illeciti, sia procedendo ad accurati sopralluoghi preventivi sui luoghi prescelti, studiandone i relativi percorsi.

Funge da raccordo delle attività dei sodali e, generalmente, rimane all’esterno delle abitazioni delle vittime a coordinare le materiali condotte dei complici durante gli assalti criminali, rivolgendo loro precisi ordinativi che vengono dagli stessi eseguiti, recuperando gli uomini alla fine o nel momento della fuga. Accompagna sui luoghi gli associati, dallo stesso ritenuti abili e affidabili per operare nelle incursioni nelle case prescelte, decidendo addirittura l’abbigliamento da indossare. Dispone, organizza e dirige attraverso un collaudato linguaggio metaforico, denominando le azioni criminali come “campionato di calcetto”, ovvero definendo le stesse, soprattutto nella loro fase operativa, come “operazioni” mutuando chiaramente la terminologia dal gergo militare.

La sua personalità spregiudicata e caratura criminale è facilmente intuibile laddove lo stesso, come estrapolato dall’analisi del proprio apparecchio telefonico, si ritrae fotografandosi, mentre ostenta un notevole quantitativo di banconote di grosso taglio, provento di una delle tante incursioni, sintomatico della sua spavalderia.

L’intensa attività di indagine ulteriormente svolta ha permesso di evidenziare la pericolosità del gruppo e di individuarne le responsabilità dei sodali in relazione ad una serie infinita di scorribande, oltre quelle già evidenziate.
Tra questi, tre furti in abitazione perpetrati nella notte tra il 2 ed il 3 dicembre scorsi a Lascari ed altro nella notte del 14 dicembre a Campofelice di Roccella, ove emergono chiare le modalità sistematiche di intervento del gruppo criminale, che opera, con metodi ben definiti e tempistiche ravvicinate.
I 7 componenti della banda raggiunti da misura cautelare in carcere:
AIOANI Robert Costantin, nato in Romania nel 1995;
AUGETTO Giuseppe, classe 1987 di Termini Imerese;
HATOS Iulian Georgian, nato in Romania nel 1994.
INCARDONA Angelo, classe 1976 di Campofelice di Roccella
LA BUA Antonino, classe 1989 di Termini Imerese;
LAMIA Francesco, classe 1988 di Termini Imerese;
TERRANA Gianluca, classe 1986 di Termini Imerese (ritenuto il capo della banda);
          Agli arresti domiciliari è:
GALATI RANDO Franco, classe 1969, residente a Tortorici;
L’organizzazione della banda e la sua pericolosità emergono ampiamente nella violenta tentata rapina in abitazione a Termini Imerese la sera del 10 dicembre, laddove i malviventi, questa volta, armati di pistole e tutti travisati, con scuri passamontagna, sciarpe e guanti facevano irruzione all’interno di una abitazione sita in zona di campagna, intimando, sotto la minaccia delle armi, alle tre donne anziane presenti di entrare nella stanza accanto. La riluttanza opposta da una delle donne, colpita da malore, scatenava la aggressività dei criminali, che iniziavano a schiaffeggiare le malcapitate, scaraventandole per terra. La brutale azione criminosa veniva interrotta ed i tre erano costretti a darsi a precipitosa fuga nelle campagne circostanti, grazie alle grida lanciate dalle donne, che attiravano l’attenzione di parenti, vicini di abitazione, che intervenivano in soccorso, ritrovandosi anche essi coinvolti nell’aggressione e ricevendo dai malviventi violente percosse. In questa occasione, un ulteriore elemento di carica criminosa è rappresentato dal nuovo e più evoluto modus operandi della banda, che, per la prima volta, dall’inizio dell’osservazione del sodalizio, ha fatto ricorso all’utilizzo di armi.


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