NEBRODI E DINTORNI: LA RETE ARCHEOLOGICA DEI NEBRODI

La Rete archeologica comprende i comuni di Capo d’Orlando, Sant’Agata, Caronia, San Fratello, Torrenova e Santo Stefano, per promuovere lo sviluppo dell’intero territorio attraverso la valorizzazione del patrimonio storico e archeologico anche in chiave turistica.

04/08/2017 - La Rete archeologica dei Nebrodi vuole essere un network del territorio; un insieme di prodotti (cartacei e virtuali), di Enti e di persone che operano in modo coordinato, anche se in sedi, istituzionali e geografiche, differenti. Un percorso, che partendo dalle emergenze culturali locali, porta verso la conoscenza e la scoperta della storia, della cultura dei Nebrodi. Il progetto mira far conoscere, valorizzare e promuovere la cultura del territorio, partendo da una Pubblicazione da cui sviluppare il percorso su cui guidare gli altri compagni del viaggio attraverso le emergenze archeologiche dei comuni dell’Unione dei Nebrodi.

Un progetto sul territorio che si snoda da Santo Stefano a Capo d’Orlando, passando attraverso i siti di Caronia, San Fratello, Sant’Agata e Torrenova; non grandi siti archeologici ma che messi in rete possono costituire valore aggiunto al potenziale innovativo del progetto: raccogliere studi di paesi diversi in una unica pubblicazione, utilizzandola sia come veicolo di conoscenza e per incrementare il turismo a vantaggio dell’attività economica dell’intero territorio.

LA RETE ARCHEOLOGICA DEI NEBRODI

IL CONTESTO SOCIO CULTURALE
L’area di riferimento è quella dei comuni dell’Unione dei Nebrodi, in cui sono presenti
interessanti, anche se poco conosciute, emergenze archeologiche , di cui si riporta qualche
esempio.

SAN FRATELLO
La città di San Fratello, terra antica di
storia, cultura, lingua e tradizioni,
nasconde ancora molti suoi tesori nella
zona archeologica sita sul Monte
Vecchio a m .718 slm, dove sorgeva
l’antica città di Apollonia, anche se, fino
ad ora nessuna testimonianza né
archeologica, né epigrafica, né
numinismatica ne ha confermato
l’identificazione.
Dal maggio 2003 è iniziata da parte
della Sovrintendenza BB.CC. di
Messina un’esplorazione
della cinta muraria difensiva della città antica e del tessuto urbano dell’ abitato che si trova nel suo
interno. Dell’ abitato sono state individuate due fasi, una che va dal III sec a.c. al I. sec. d.c.,
durante la quale si sono verificate varie distruzioni e ricostruzioni, ed una seconda di epoca
normanno-sveva, da porre forse in relazione con il Santuario dedicato ai Santi Fratelli, anche in
questa fase l’ abitato doveva essere molto esteso.
I reperti archeologici rinvenuti durante gli scavi: monete, anfore di terracotta, vasi e utensili della
quotidianità ellenica sono in piccola parte oggi esposti nella sede ex Municipio sita in via S. Latteri.

SANTO STEFANO DI CAMASTRA
Nelle campagne di Santo Stefano, in contrada Vocante, al confine con il comune di Mistretta,
all’inizio del 2008 vi è stata una sensazionale scoperta archeologica: è venuto alla luce un mosaico
bicromo, di epoca imperiale romana.
I mosaici rinvenuti sono simili a quelli
trovati in Sicilia in località di
frequentazione romana. Con molta
probabilità siamo in presenza di una
villa romana di età imperiale (II-III sec.
d.C.).
Si può ritenere, quindi, che l’area di
contrada Vocante di Santo Stefano di
Camastra possa riservare altre
scoperte rilevanti per la storia dei
Nebrodi.
Nella stessa area sorgono i resti
dell’antica abbazia del Vocante, nei
pressi della quale sono stati rivenuti da
circa 30 anni pezzi di ossidiana e
cocci fittili databili VI – V secolo a.C., nonché materiali dello stesso tipo di Halaesa e di Calacte.
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TORRENOVA
I primi insediamenti umani sul territorio di Torrenova, che deve il suo nome alla presenza di torri
militari secentesche, sembra risalgano al periodo neolitico. Tracce di un piccolo gruppo di umani
sono state rinvenute nei pressi della grotta di Scodoni.
All'interno di questa grotta, lunga circa 100 metri, sono stati rinvenuti importanti reperti storici come
utensili litici, ceramiche preistoriche, scheletri di elefante ecc. che confermano la sua origine molto
remota, reperti di ossidiana nei pressi della grotta che provano gli avvenuti rapporti commerciali
con le popolazioni eoliane.
Nelle vicinanze si trovano diverse ed interessanti zone archeologiche con resti di agglomerati rurali
(località Piano Grilli),
Nei pressi del castello Pietra di Roma, venne
costruito un acquedotto romano, ancora
esistente. Infine una serie di reperti in
ceramica e numerosi scheletri umani sono
venuti alla luce nel corso della sesta
campagna di scavi, curata dal professor Ewald
Kislinger, che l’università di Vienna sta
eseguendo nelle campagne di San Pietro in
Deca, nel territorio di Torrenova.
I reperti archeologici ritrovati durante le
campagne di scavo San Pietro in Deca,
rimarranno nel centro tirrenico, da ospitare in
un antiquarium in allestimento .

SANT’AGATA DI MILITELLO
Il Castello di Sant'Agata sorge su un'altura rocciosa, guardando da un
lato l'antico centro cittadino e dall'altro un suggestivo arco di costa,
dove lo sguardo spazia dalla rocca di Cefalii al promontorio di Capo
d'Orlando, passando dall'arcipelago delle Eolie.
Il possente edificio dalle severe linee architettoniche è la
testimonianza di diverse fasi edilizie, attuate, con il passare del
tempo, per rispondere alle varie esigenze d'uso.
La parte più antica del Castello è costituita da una torre di forma
cilindrica, eretta intorno al XIV secolo per volontà dei regnanti
aragonesi, che promossero la realizzazione di presidi costieri
sorvegliati da militi.
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Annessa al Castello vi è la cappella del
palazzo da dove, affacciandosi da una
finestrella comunicante con gli ambienti
dell'abitazione, i principi Gallego
potevano assistere, non visti, alle
funzioni religiose
Recentemente, nei pressi del cento
abitato, è venuto alla luce un sito
archeologico di età romana.
Oltre a numerosa cocciame sono venuti
alla luce parte di un pitos ed una lucerna.

CARONIA
La cittadina sorse sul sito dell'antica
Calacte o Caleacte (gr. Kalè Akté - "Bella
costa", in greco). Il toponimo Caronia (Al
Qaruniah) è rammentato dal geografo
arabo Idrisi,famoso per i suoi saggi
riguardanti Palermo sotto il dominio
islamico.
I recenti scavi archeologici a Caronia e
Caronia Marina hanno mostrato che la città
ellenistica sul sito dell'odierna Caronia
(montagna) fu distrutta verso la fine del I
secolo d.C. da un incendio o un terremoto.
Gli abitanti sembrano dopo questo
incidente aver traslocato al più comodo
abitato sul mare, l'odierna Caronia Marina.
Poco dopo la metà del IV secolo d.C.,
l'abitato portuale di Calacte a Caronia
Marina fu distrutto, possibilmente da un
terremoto.
Il cippo marmoreo di Quinto Cecilio si trova nel
cortile maggiore del Museo Nazionale di Palermo.
si trova un cippo marmoreo, alto circa un metro e
largo cinquanta centimetri, che riveste notevole
importanza per la storia del nostro paese. Il cippo,
alto circa un metro ed largo circa 50 centimetri,
presenta sul lato frontale una serie di fasce
aggettivanti, all'interno delle quali vi è incisa
un'iscrizione commemorativa. Nella due facce
laterali si trovano due altorilievi: a sinistra, è
decorata una oinocoe (un vaso a forma di brocca
con una sola ansa usato per mescere il vino), a
destra una patera (una sorta di tazza)

MONETE DI CALACTE
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CAPO D’ORLANDO
Il primo rinvenimento archeologico operato a Capo d’Orlando, nell’attuale via Della Fonte, nei
pressi di Villa Cangemi, risale ad alcuni scavi eseguiti intorno al 1860-70, durante i quali vennero
alla luce dei vasi cinerari e lampade notturne di fattura romana, nonché un braccio di una statua
insieme ad una lapide su cui è incisa la seguente iscrizione:

“TI CAESARI DIVI F. AUGUSTI P. CLODIUS C.F. RUFUS LATRO P.S.F.C.”
che lo storico di Naso Carlo Incudine interpreta così:
“Tiberio Caesari Divi - Filio Augusti - Publius Clodius Caj Filius - Rufus Latro - Propriis Sumptibus
- Fieri Curaverunt –“
“A Tiberio Cesare - figlio del Divino Augusto - Publio Clodio e Rufo Latro - A proprie spese -
Curarono fosse”.
Nel dicembre 1980, all'incrocio tra Via Veneto e via Letizia, durante i lavori di demolizione e
ricostruzione di un vecchio edificio è venuta alla luce una necropoli tardo ellenistica del IV-III sec
a.C., dove sono state trovate anfore cinerarie e arredi.
Seguì il ritrovamento casuale, nell’anno 1986, dell’area termale di Bagnoli, annessa a una villa di
età imperiale, risalente al III - IV secolo d.C..
Altri reperti sono stati rinvenuti in via Letizia nel 1989 e in via Libertà nel 2000.
Interessanti reperti sono stati rinvenuti anche nell’area del santuario e nelle acque del mare
antistante la strada che porta a San Gregorio.
Ultimo rinvenimento archeologico in via Libertà, nell’anno 2000, ha messo in luce un
insediamento Ausonio risalente all’ Età del Bronzo.

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NEBRODI E DINTORNI
Supplemento alla testata giornalistica 'Il Parco dei Nebrodi'
Le cose e i fatti visti dai Nebrodi, oltre i Nebrodi.
Registrazione Tribunale di Patti (Messina) del 12/3/1992

Direttore responsabile:
Domenico Molica Colella
● Il nostro indirizzo è: nebrodiedintorni@gmail.com

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