Caro voli in rima: "Se in Sicilia vuoi tornare 800 euro devi pagare"

Festività in Sicilia è ormai sinonimo di caro voli. Anche quest’anno, tornare a casa per Pasqua sarà proibitivo per tantissimi emigrati. Da una rilevazione di Federconsumatori Sicilia, aggiornata al 18 marzo 2026, emerge il seguente quadro se si sceglie di partire il 2 o 3 aprile e tornare il 7: un volo di andata e ritorno con Ryanair da Milano verso Catania costa 407,39 €; per viaggiare da Torino 431,98€. Non migliora la situazione per chi ha necessità di atterrare all’aeroporto di Palermo: il volo costa 352,64 € da Bergamo e 410,15 euro da Verona €. Peggiora la situazione se si sceglie di volare con Ita Airways: 470,5 euro per un volo Milano-Palermo, 540,88 per la tratta Bologna Catania. 19 mar 2026 - Il fenomeno del caro voli, ormai strutturale nei periodi di alta domanda come le festività, continua a colpire in modo particolare la Sicilia, dove la mobilità dipende quasi esclusivamente dal trasporto aereo. La combinazione tra domanda concentrata in pochi giorni, offerta lim...

PRESTAZIONI SANITARIE, AL SUD MAGGIORI DIFFICOLTÀ DI ACCESSO ALLE CURE

La quota di anziani che ha dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie oppure le ha avute in ritardo (visite mediche, analisi cliniche, accertamenti diagnostici, ecc.) per problemi di liste di attesa è pari al 22,3%, mentre l’8,1% ha riportato difficoltà di accesso per problemi di mezzi di trasporto. In entrambi i casi sono le donne a trovarsi più frequentemente in queste condizioni (23,0% e 8,8% rispettivamente).

Roma, 26 settembre 2017 – Nel territorio hanno riscontrato problemi per le lunghe liste di attesa il 27,7% degli ultrasessantacinquenni residenti al Centro e il 25% circa di quelli residenti nel Mezzogiorno (quozienti standardizzati). Difficoltà connesse ai mezzi di trasporto riguardano l’11-12% degli anziani del Centro-Sud, contro il 3-4% delle persone di 65 anni e più che vivono al Nord.
Sono forti anche i differenziali in termini di status socio-economico. Le persone di 65 anni e più con basso titolo di studio che hanno difficoltà di accesso dovute alle liste di attesa sono 1,2 volte di più rispetto ai coetanei con alto titolo di studio (22,5% contro 18,9%). Rispetto al reddito il divario tra il primo e l’ultimo quinto è ancora più evidente: 24,3% e 18,7%. Per i problemi di mezzi di trasporto le difficoltà di accesso riguardano il 12,3% degli anziani più svantaggiati contro il 4,9% dei più abbienti.
La rinuncia per motivi economici ad effettuare esami o cure mediche, visite o trattamenti dentistici, farmaci prescritti da un medico o terapie psicologiche ha riguardato il 12,5% delle persone di 65 anni e più. Le donne dichiarano in misura maggiore di avervi rinunciato pur avendone bisogno (13,5% contro 11,1% degli uomini).

Considerando le singole prestazioni sanitarie, le persone di 65 anni e più rinunciano nel 7,6% dei casi a esami o cure mediche, il 6,8% a visite o trattamenti dentistici, il 6,0% a farmaci prescritti da un medico. Anche in questo caso le percentuali sono più elevate per il genere femminile.

Le difficoltà di accesso per motivi economici interessano una quota più elevata di anziani che risiedono nel Mezzogiorno e nelle aree densamente popolate del Centro-Sud (Prospetto 10). Lo svantaggio delle aree meridionali è evidente per tutte le prestazioni e cure sanitarie, indipendentemente dal grado di urbanizzazione del comune di residenza.
Per gli esami e cure mediche la rinuncia per motivi economici è massima in corrispondenza delle aree densamente popolate del Centro (13,9% rispetto al dato medio delle aree densamente popolate pari al 9,0% e al 7,5% della media generale). Per le visite e i trattamenti dentistici ed i farmaci prescritti dal medico le quote più elevate di anziani che rinunciano a causa del costo eccessivo risiedono nelle aree densamente popolate del Mezzogiorno: 12,4% e 9,3% rispettivamente.

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