Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

LA COMUNICAZIONE È DI SINISTRA, RIPRENDIAMOCELA

4 ottobre 2017 - Dal 1994 a oggi, uno dei più rilevanti risultati egemonici della destra berlusconiana è stato la presa di possesso del concetto di “comunicazione”. Cioè far pensare naturalmente a chiunque sia a sinistra che la comunicazione non è una cosa che riguarda i suoi valori, e che è invece uno strumento naturaliter di destra, come dichiarò Bobbio a proposito della tv.
Di sicuro furono novità sconvolgenti: l’universo televisivo che si fa partito, il conseguente trionfo elettorale di Forza Italia. Tuttavia il risultato andò oltre l’evento politico. Fu allora che uno strumento della modernità, quello dei media di massa, si trasformò agli occhi della sinistra in un linguaggio specifico del liberismo e dell’anti socialità. Da lì in poi, comunicare significava Berlusconi. Mentre la sinistra – e s’inaugurò così lo stigma ancora oggi imperante – “non sa comunicare”. Fu un esproprio. E riuscì alla perfezione.
Quante volte oggi sentiamo dire “è comunicazione” per bollare l’inconsistenza di un annuncio politico? Dovrebbe bastarci dire “è una bugia”, e mantenere così in mani democratiche il valore del comunicare che, non dimentichiamolo, viene dal latino, vuol dire “mettere in comune”. In quell’antica accezione, il termine comunicare si addiceva a oggetti consistenti, al pane, a cose concrete che passavano di mano in mano.

Oggi la sinistra vive invece un sostanziale scacco mediatico. Da un lato è ormai certa che comunicare sia in sé falsificare, dall’altro le è moralmente impedito prendere possesso del tema e spesso subisce l’altrui aggressività. Tuttavia, in paesi che questo esproprio l’hanno impedito – non è un bene comune, la comunicazione? – gli schieramenti di progresso hanno utilizzato i media parlando un proprio linguaggio, diffondendo i propri valori, senza camuffarsi, senza restringere la propria idea di comunicazione alle fotogenie o alla scelta dei look.
Si tratta di recuperare temi basilari, bandiere valoriali. E tradurle in un’epica nuova. In tempi di polemica nostrana sui diritti di cittadinanza, per esempio, la campagna “Together” firmata a suo tempo da Bernie Sanders è un modello: ecco come anche un concetto già noto – l’uguaglianza – può diventare urgente, coinvolgente e diremmo anche – guardando alle timidezze di casa nostra – persino sfrontato. Semplicemente, usando il brano di un comizio.

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