Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

SERVIZI SOCIALI: IN CODA ALLA CLASSIFICA PALERMO, MESSINA E CATANIA

Forti differenze territoriali. Fra il 2013 e il 2014 l’aumento delle risorse dedicate ai servizi di cura e al sostegno economico per le persone e le famiglie non è generalizzato e uniforme sul territorio. Nel Nord-est l’incremento è molto più contenuto. Nel gruppo di comuni che spendono meno di 50 euro pro-capite, si posizionano diversi capoluoghi del Sud Italia fra cui Reggio Calabria. Altre città metropolitane si collocano fra i 50 e i 100 euro di spesa pro-capite (Palermo, Napoli, Messina, Bari).

Roma, 27 dicembre 2017- Nelle regioni del Mezzogiorno i livelli di spesa pro-capite ovvero in rapporto alla popolazione residente, sono decisamente inferiori rispetto alle regioni del Centro-nord: ad eccezione della Sardegna, dove i Comuni hanno speso nel 2015 mediamente 228 euro per abitante (il doppio rispetto alla media nazionale), per le altre regioni si passa da un minimo di 21 euro per abitante in Calabria ad un massimo di 73 euro in Sicilia. Nel Centro-nord, viceversa, dove si concentra quasi l’80% della spesa per i servizi sociali, si passa da un minimo di 86 euro pro-capite in Umbria fino al massimo di 508 per la Provincia di Bolzano.

Pur evidenziandosi ancora una volta il gradiente Nord-Sud del paese (Figura 3), che non accenna a diminuire, emergono differenze territoriali significative anche all’interno dei confini regionali e provinciali. Nella fascia più alta della distribuzione (sopra i 200 euro annui) si collocano molti comuni del Trentino - Alto Adige, del Friuli – Venezia Giulia, della Valle D’Aosta e della Sardegna.

In queste regioni, tutte a statuto speciale, la media della spesa pro-capite è superiore a 200 euro per abitante a livello regionale. In altri contesti, come l’Emilia Romagna, la media regionale è più contenuta (162 euro), ma vi sono molti comuni con spese pro-capite decisamente superiori. Sempre nella fascia più alta della distribuzione (oltre 200 euro per abitante) vi è Roma e diversi comuni del Centro-nord, ma anche della Sicilia e della Basilicata.

Fra i comuni capoluogo di provincia i livelli di spesa pro-capite più alti si hanno a Bolzano (546 euro). Al di sopra dei 300 euro pro-capite vi sono soltanto altri 4 comuni capoluogo: Trieste, Trento e due comuni della Sardegna (Iglesias e Villacidro). Fra i comuni capoluogo che spendono fra i 200 e i 300 euro pro-capite si trovano Sassari con 285 euro pro-capite, seguita da Aosta con 284 e da altre 23 città italiane, fra cui diverse città metropolitane: Roma, Milano, Bologna, Torino, Firenze, Venezia.
Sul versante opposto, nel gruppo di comuni che spendono meno di 50 euro pro-capite, si posizionano diversi capoluoghi del Sud Italia fra cui Reggio Calabria. Altre città metropolitane si collocano fra i 50 e i 100 euro di spesa pro-capite (Palermo, Napoli, Messina, Bari). Catania e Genova, con 115 e 115 euro pro-capite rispettivamente, sono nella fascia successiva.

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