Caro voli in rima: "Se in Sicilia vuoi tornare 800 euro devi pagare"

Festività in Sicilia è ormai sinonimo di caro voli. Anche quest’anno, tornare a casa per Pasqua sarà proibitivo per tantissimi emigrati. Da una rilevazione di Federconsumatori Sicilia, aggiornata al 18 marzo 2026, emerge il seguente quadro se si sceglie di partire il 2 o 3 aprile e tornare il 7: un volo di andata e ritorno con Ryanair da Milano verso Catania costa 407,39 €; per viaggiare da Torino 431,98€. Non migliora la situazione per chi ha necessità di atterrare all’aeroporto di Palermo: il volo costa 352,64 € da Bergamo e 410,15 euro da Verona €. Peggiora la situazione se si sceglie di volare con Ita Airways: 470,5 euro per un volo Milano-Palermo, 540,88 per la tratta Bologna Catania. 19 mar 2026 - Il fenomeno del caro voli, ormai strutturale nei periodi di alta domanda come le festività, continua a colpire in modo particolare la Sicilia, dove la mobilità dipende quasi esclusivamente dal trasporto aereo. La combinazione tra domanda concentrata in pochi giorni, offerta lim...

DOMENICO PELLEGRINO, UNA BARCA DI LUCE APPRODA ALLA BIENNALE DI VENEZIA

I’m the Island, Domenico Pellegrino
Una barca di luce approda alla Biennale di Venezia, Palazzo Zenobio, 10 maggio - 23 novembre 2019

07/05/2019 - Dinanzi al settecentesco Palazzo Zenobio, sede del Collegio Armeno Moorat-Raphael, dei padri Mechitaristi, approderà infatti I’m The Island, installazione_barca che sa di viaggio, percorso, ricerca di conoscenza, voglia di vita (Vernissage: 10 maggio, ore 17,30). Una barca che affiora sull’acqua, è un tappeto luminoso che sembra rimandare ad altro, ad un racconto sinuoso che supera tempo e spazio. E unisce idealmente due territori lontanissimi: il Bangladesh da cui è tratta la forma, e la Sicilia che veglia sul contenuto. Pellegrino ha infatti lavorato sul modello delle imbarcazioni tipiche bengalesi, barche in legno scuro che scivolano sul fango di un Paese che si vede inghiottire dall’acqua; e ha raccolto e annodato un filo che lo conduce in Sicilia, all’antica famiglia Rodolico, ai maestri d’ascia citati già ne “I Malavoglia” di Verga.

“Il tema della "Sete", scelto dai due curatori Mokhlesur Rahman e Viviana Vannucci, va oltre il semplice aspetto fisico di espandersi in molti territori-intellettuale, artistico – spiega Domenico Pellegrino -. Il mio contributo creativo, in termini simbolici e metaforici, affronta le proprietà salvifiche e terapeutiche dell'acqua, che è in grado di sradicare le impurità da qualsiasi organismo. Purificare e sublimare il mondo fenomenico da qualsiasi connotazione negativa e trasformarlo in qualcos'altro, in un’opera d'arte, appunto. La sete di acqua pura che le persone sentono non è solo un requisito fisico, ma diventa espressione di desiderio di vita e conoscenza”.

La barca al suo interno traghetta la cultura di un popolo vivo (simboleggiato dalla luce) e protetto dalla stessa barca, come due mani trattengono la cosa più importante al mondo. Le luminarie ridisegnano alcuni decori del Bangladesh, elementi presi a prestito dalla natura, riscritti e ridisegnati attraverso la cultura siciliana. L’installazione – completata da una scritta al neon “I’m The Island” - sarà esposta temporaneamente nel canale antistante a Palazzo Zenobio, per poi essere spostata all’interno della residenza settecentesca.

E sempre alla Biennale giunge anche un’altra opera diDomenico Pellegrino: sarà allestita nei saloni di Palazzo Zenobio la sua “Cosmogonia Mediterranea”, l’isola di luminarie che è rimasta sul fondo del mare dinanzi a Lampedusa, ma che prima ha viaggiato per il Mediterraneo, toccando musei e luoghi d’arte, portando con sé un messaggio di tolleranza e respiro. Pellegrino ha voluto capovolgere la sua visione e ha osservato la terra sottosopra, dal profondo del mare, dallo stesso luogo in cui si consumano (e spesso, si concludono) tragedie immani. Tante piccole stelle luminose scivolate nell’acqua e lì sono rimaste, a formare una costellazione che ha i contorni colorati dell’isola. “Cosmogonia Mediterranea” è dedicata a Sebastiano Tusa l’archeologo, scomparso poche settimane fa nel disastro aereo in Etiopia, che sostenne sin dall’inizio il progetto dell’artista.

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