Niscemi interviene Sigea: atti di compravendita di un immobile, è il colpo nella pistola della “roulette russa”

Niscemi interviene Sigea.  La Società Italiana di Geologia Ambientale propone che gli atti di compravendita di un immobile contengano anche il certificato che descriva i pericoli geologici riguardanti le aree interessate.  "In Italia oggi la popolazione a rischio frane è 1.284.960 e a rischio alluvioni è 6.818.375; gli edifici rispettivamente 742.192 e 1.549.759; le imprese rispettivamente 74.974 e 642.979.  Questi sono i numeri che l’ISPRA raccoglie dall’ISTAT e dalle Autorità di Bacino".    31/01/2026 - "Nessuna delle famiglie che stanno vivendo il drammatico disagio a Niscemi, e quelle che saranno coinvolte nei prossimi mesi, avrebbe investito tutti i propri risparmi per la cosa che tutti riteniamo il rifugio economico, materiale e sociale per eccellenza, la propria casa, sapendo che un giorno una frana l’avrebbe distrutta. Nessuna delle famiglie sfollate, avrebbe con ogni probabilità investito tutti i propri risparmi per la casa sapendo che un giorno una fra...

Femminicidi. Responsabilità di tutte e tutti per scardinare un sistema culturale

Femminicidi. Coordinamento 21luglio Palermo: “Chiediamo l'assunzione di responsabilità di tutte e tutti per scardinare un sistema culturale che alimenta la violenza contro le donne”


Palermo, 30/01/2021 - Una donna ogni tre giorni viene uccisa per mano di un uomo che conosce. Viene uccisa per le sue scelte di libertà. Le donne sono in pericolo in una relazione violenta e un momento potenzialmente rischioso è quello in cui decidono di interromperla.
Ancora oggi sfogliando i giornali si possono leggere affermazioni come queste, legate anche agli ultimi femminicidi di Caccamo (Pa) e Carmagnola (To). La violenza contro le donne attraversa l'Italia, letteralmente: “Secondo una prima ipotesi lui non avrebbe accettato la possibilità di una separazione”; “ancora una tragedia”; “uccise per delirio di gelosia”; “omicidio, il movente: raptus di gelosia” ;“dramma familiare: uccide moglie e figlia e poi tenta il suicidio”.

Negli ultimi anni molto è cambiato nel modo in cui raccontiamo la violenza quando accade. E' il lavoro dei centri antiviolenza, di attiviste e attivisti, di giornaliste e giornalisti impegnati, ma alcuni giornali ancora troppo spesso liquidano i femminicidi come un affare di famiglia, un atto di follia, un imprevisto (o al contrario qualcosa di prevedibile) in uno schema predefinito.
La gelosia, il troppo amore o il dolore per la fine di una relazione non costituiscono il movente del reato di omicidio. Il movente nei casi di femminicidio è la violenza maschile contro le donne, la più estrema.

Ancora di più ciò che ci indigna è la morbosa determinazione da parte di alcuni giornalisti/e a scavare nella vita delle vittime, a dettagliare con foto e dichiarazioni di vicini e familiari le ultime ore di vita di donne che non potranno mai dare la propria versione dei fatti.
Orientare l'opinione pubblica sul tema della violenza contro le donne è una inevitabile responsabilità dei media. Un femminicidio non può essere giustificato da un raptus di gelosia o dal troppo dolore per la fine di una relazione. Questo tipo di narrazione mette in atto un comportamento di vittimizzazione secondaria. La donna viene ritenuta responsabile della violenza che subisce. Il gesto viene 'giustificato' dal/dalla cronista e appare, quindi, socialmente 'accettato e accettabile'.

Dopo il Manifesto di Venezia, anche l'articolo 5 bis al Testo Unico dei doveri del giornalista dal 1° gennaio 2021 raccomanda di prestare attenzione ad evitare espressioni e immagini lesive della dignità della persona; di adottare un linguaggio rispettoso corretto e consapevole; di attenersi all’essenzialità della notizia evitando la spettacolarizzazione della violenza; di non usare termini e immagini che sminuiscano la gravità del fatto commesso o lo giustifichino.

Ognuno di noi può fare qualcosa.

Proponiamo incontri e confronti con giornalisti/e, redattori, titolisti al fine di una narrazione della violenza di genere che sia rispettosa delle vittime e che tracci un cambiamento culturale.
Chiediamo l'assunzione di responsabilità di tutte e tutti per scardinare il sistema culturale che ancora permette agli uomini di agire potere e possesso sulle donne.

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