Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

Usura, Messina: “Le banche spesso sono costrette a non dare credito, lo Stato intervenga"

Usura, Messina: “Le banche spesso sono costrette a non dare credito agli imprenditori. Lo Stato intervenga con un fondo a garanzia in caso di insolvenza”


Palermo, 25/09/2021 – “L’operazione antiusura brillantemente conclusa dalle forze dell’ordine ha messo ancora una volta sotto accusa le banche che spesso chiudono la porta in faccia agli imprenditori a corto di liquidità a causa della crisi economica”. Lo scrive in una nota il responsabile regionale del Dipartimento Criticità bancarie di Forza Italia, Giovanni Messina.
“Non si può ignorare la richiesta di aiuto dell’imprenditore che per superare la crisi ha necessità di immettere liquidità in azienda per proseguire l’attività che altrimenti andrebbe chiusa, causando la perdita di decine o centinaia di posti di lavoro. Ed ecco che il passaggio nelle mani dell’usuraio diventa facile. Ma le banche non possono agire ignorando che i capitali che danno in prestito sono dei risparmiatori che vanno tutelati. Deve essere lo Stato – prosegue Messina - a garantire il rientro delle somme in caso di insolvenza dell’imprenditore istituendo, come ha spiegato la collega Valeria Grasso, un fondo di garanzia che serva a coloro che non hanno più credito nelle banche. Le somme occorrenti possono essere prelevate dal Fug, il Fondo unico giustizia, gestito da Equitalia Giustizia e alimentato, principalmente, con i proventi dei sequestri, che ammonta a svariati miliardi di euro”.

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