Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

Cani alla catena: 1 anno e mezzo e 15 mila euro di multa a chi li lascia morire

Cassazione: fino a un anno e mezzo di reclusione e oltre 15 mila euro di multa a chi lascia morire il cane in catena. Chi mette il cane in catena lasciandolo morire di stenti rischia oltre 1 anno e mezzo di reclusione e oltre 15 mila euro di multa. Lo ha sancito la Corte di Cassazione che, ha respinto il ricorso di un uomo che aveva seviziato e lasciato morire il cane. 

7 sett 2022 - La Cassazione: fino a un anno e mezzo di reclusione e oltre 15 mila euro di multa a chi lascia morire il cane in catena. La legge punisce chiunque vìoli le caratteristiche etologiche dell’amico a quattro zampe Chi mette il cane in catena lasciandolo morire di stenti rischia oltre un anno e mezzo di reclusione e oltre 15 mila euro di multa. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, ha respinto il ricorso di un uomo che aveva seviziato e lasciato morire il cane. La terza sezione penale ha così interpretato l’articolo 544 ter del codice penale, negando all’uomo qualunque attenuante. 

Per i giudici di legittimità, infatti, di cui ha scritto il sito Cassazione.net, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, il motivo è fondato e, al riguardo, hanno ricordato che “La norma recita che chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell'animale.”

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