Caro voli in rima: "Se in Sicilia vuoi tornare 800 euro devi pagare"

Festività in Sicilia è ormai sinonimo di caro voli. Anche quest’anno, tornare a casa per Pasqua sarà proibitivo per tantissimi emigrati. Da una rilevazione di Federconsumatori Sicilia, aggiornata al 18 marzo 2026, emerge il seguente quadro se si sceglie di partire il 2 o 3 aprile e tornare il 7: un volo di andata e ritorno con Ryanair da Milano verso Catania costa 407,39 €; per viaggiare da Torino 431,98€. Non migliora la situazione per chi ha necessità di atterrare all’aeroporto di Palermo: il volo costa 352,64 € da Bergamo e 410,15 euro da Verona €. Peggiora la situazione se si sceglie di volare con Ita Airways: 470,5 euro per un volo Milano-Palermo, 540,88 per la tratta Bologna Catania. 19 mar 2026 - Il fenomeno del caro voli, ormai strutturale nei periodi di alta domanda come le festività, continua a colpire in modo particolare la Sicilia, dove la mobilità dipende quasi esclusivamente dal trasporto aereo. La combinazione tra domanda concentrata in pochi giorni, offerta lim...

Insularità: la Sicilia a metà fra zone rurali, piccole città e sobborghi

Indagine conoscitiva sull’individuazione degli svantaggi derivanti dalla condizione d’insularità e sulle relative misure di contrasto. Commissione parlamentare per il contrasto degli svantaggi derivanti dall’insularità

Roma, 14 dicembre 2023 - La prima parte di questo documento offre un quadro dei principali divari osservati tra le Isole maggiori, Sicilia e Sardegna, il Sud e il resto del Paese, ponendo particolare
attenzione ad alcuni specifici domini di interesse: salute, istruzione e formazione,
qualità dei servizi. L’analisi si basa principalmente sul patrimonio informativo disponibile nel sistema di indicatori Bes (Benessere equo e sostenibile) , che consente di delineare e qualificare, in modo strutturato e con frequenza annuale, i profili di sviluppo delle diverse aree del Paese. Uno dei punti di
forza di questi framework multidimensionali3 sta nel processo di selezione degli indicatori, che ha visto il coinvolgimento della società civile e degli esperti di misurazione.

La geografia del benessere: la posizione di Sicilia e Sardegna in alcuni
domini di interesse. Il contesto demografico e economico delle Isole maggiori
L’articolazione territoriale delle Isole maggiori mostra differenze di rilievo sia in
confronto al Paese sia fra le Isole stesse.

In base alla classificazione del grado di urbanizzazione dei Comuni , quasi l’85% di
quelli sardi ricade fra le aree rurali, una quota molto più alta di quella nazionale; in
Sicilia i comuni si distribuiscono invece quasi equamente fra zone rurali e piccole città
e sobborghi. In termini di popolazione e con riferimento al 2021, quasi il 33% dei
sardi vive nelle zone rurali, poco meno del doppio della popolazione delle città
densamente popolate (il rimanente 50% è in piccole città e sobborghi). In Sicilia la
quota di popolazione nei comuni rurali supera di poco il 10% e il rimanente 90% vive
in grandi città (32,7%) o in piccole città e sobborghi (57,2%). .

Differenze importanti emergono anche considerando la geografia delle “aree
interne”: l’individuazione di queste aree a livello comunale viene effettuata a partire
da una lettura policentrica del territorio identificando l’offerta congiunta di tre
tipologie di servizi negli ambiti della salute, dell’istruzione e della mobilità, e della
loro accessibilità; quest’ultima è intesa come la distanza del comune rispetto al
Comune polo (centro di offerta di servizi) più prossimo, misurata in termini di tempi
di percorrenza stradale, consentendo una rappresentazione della condizione di
perifericità del comune a diversi livelli (intermedio, periferico, ultraperiferico).8


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