Piersanti Mattarella: “La verità che manca sul suo omicidio è un punto nero della nostra democrazia”

Cracolici: “Verità mancante su omicidio Piersanti Mattarella punto nero nostra democrazia”.  “ Suo impegno sia stimolo a non cedere a indifferenza contro la mafia.  “La verità che manca sul suo omicidio è un punto nero della nostra democrazia ”.  Palermo, 6 gennaio 2026 - “La verità che manca sull'omicidio di Piersanti Mattarella è un punto nero della nostra democrazia. Fare chiarezza su quegli anni e sul contesto che portò all'assassinio di un presidente della Regione che sperava in un cambiamento per la sua terra, che aveva un'idea di Sicilia diversa, 'dalle carte in regola', libera dalla rassegnazione e dalle corruttele, è il senso che anima giornate di memoria come quella di oggi. Il suo impegno deve essere uno stimolo per tutti noi a non cedere alla rassegnazione e all'indifferenza contro la mafia”. Lo ha detto il presidente della commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici, in occasione della commemorazione di Piersanti Mattarella, il presidente d...

Piccolo Giuseppe Di Matteo: nel Trentennale dell’omicidio a San Giuseppe Jato la commemorazione nel Giardino della Memoria

Trentennale dell’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo. Venerdì a San Giuseppe Jato la commemorazione nel Giardino della Memoria. Ci saranno la presidente della commissione nazionale Antimafia, Chiara Colosimo e i rappresentanti istituzionali. Il sindaco Siviglia: “Ricordarlo è un dovere delle istituzioni, siamo vicini al dolore del fratello che ha detto di non perdonare il padre”

 

San Giuseppe Jato, 7 genn 2026 – Sono passati trent’anni dall’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, che l’11 gennaio 1996 fu strangolato e sciolto nell’acido dalla mafia, dopo essere stato tenuto prigioniero 779 giorni. Un tentativo fallito, da parte di Cosa nostra, di impedire che il padre, Santino Di Matteo, pentito ed ex mafioso, collaborasse con gli investigatori e ritrattasse le sue rivelazioni sulla strage di Capaci. E alla fine il bambino venne assassinato a freddo.

In occasione dell’anniversario, l’amministrazione comunale di San Giuseppe Jato, guidata dal sindaco Giuseppe Siviglia, ricorderà Di Matteo nel Giardino della Memoria, il casolare-bunker di contrada Giambascio, poi confiscato ai boss, in cui, dopo essere stato spostato in varie prigioni, il piccolo rimase rinchiuso per 180 giorni, fino al giorno del brutale omicidio.

La commemorazione si svolgerà 

venerdì 9 gennaio, alle 15

nel Giardino della Memoria

 

Sarà presente, tra gli altri, la presidente della commissione nazionale Antimafia, Chiara ColosimoSono stati invitati i rappresentati istituzionali: il prefetto, Massimo Mariani, il questore, Maurizio Vito Calvino, il sindaco metropolitano di Palermo, Roberto Lagalla, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, Domenico Napolitano, il comandante provinciale dei carabinieri, Luciano Magrini. Ci saranno i sindaci del consorzio Sviluppo e legalità: Altofonte, San Cipirello, Roccamena, Partinico, Corleone, Piana degli Albanesi, Camporeale e Monreale. Prevista anche la presenza di Francesca Castellese, madre di Giuseppe Di Matteo e del fratello Nicola.


Nel ricordo dell’anniversario della tragica uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, la comunità di San Giuseppe Jato si raccoglierà in un profondo momento di memoria. Durante la commemorazione ci sarà un momento di riflessione da parte dei rappresentanti istituzionali - commenta Siviglia -. Giuseppe non è solo una vittima innocente della violenza mafiosa: è una ferita aperta nella coscienza civile del nostro Paese. Ricordarlo significa rinnovare l’impegno, come istituzioni e come cittadini, di difendere senza esitazioni i valori della legalità, della giustizia e della dignità umana -prosegue il sindaco -. 


A questo proposito è importantissima la presa di distanza dal padre che Nicola Di Matteo, fratello del piccolo Giuseppe, ha detto di non poter mai perdonare. Parole, quelle da lui pronunciate nelle interviste pubblicate oggi sul Giornale di Sicilia e sulla Stampa, che esprimono il profondo e inestinguibile dolore provato per tutta la vita e segnano, in maniera netta e inequivocabile, la definitiva condanna di un ambiente in cui Giuseppe e Nicola erano stati costretti a vivere da ragazzini”.

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