Francesca Albanese, Relatrice Speciale ONU per i diritti umani: Acquedolci ospiterà l'incontro online

Acquedolci ospiterà l'incontro online con Francesca Albanese, Relatrice Speciale dell'ONU per i diritti umani nei territori palestinesi occupati da Israele.  16/06/2026 - L'iniziativa avverrà il 19 giugno, alla Casa delle culture su maxi-schermo, in collegamento con tutte le oltre 140 piazze italiane che hanno aderito. L'iniziativa partita da due comitati di Milano e Cagliari ha riscontrato l'interesse di molte realtà organizzate della solidarietà e nei movimenti per la Pace, tra le quali ACM e Anbamed. L'incontro inizierà puntuale alle 20.45 e l'intervento di Francesca Albanese avverrà alle 20:50, quindi, si raccomanda la puntualità. L'iniziativa avverrà alla Casa delle Culture,  indirizzo: via Vittorio Emanuele II, 3/5 . 98070 Acquedolci (ME) Data: venerdì 19 giugno 2026 ore 20:30 Ingresso gratuito. Grazie per l'attenzione e l'eventuale pubblicazione. Cordiali saluti Farid Adly

'CHIOVE', IL TRIANGOLO AMOROSO DI UNA PROSTITUTA ALLA RICERCA DI "NORMALITÁ"

"Chiove", versione napoletana del catalano "Plou a Barcelona" è un piccolo caso teatrale per la sua straordinaria attualità. Nella Sala Laudamo dal 13 al 15 gennaio. Regia di Francesco Saponaro, interpreti Chiara Baffi, Giovanni Ludeno ed Enrico Ianniello
Messina, 11/01/2012 - Secondo appuntamento nella Sala Laudamo, dal 13 al 15 gennaio, con il cartellone "Paradosso sull'autore", curato da Dario Tomasello, che ospita uno spettacolo che può essere definito un "classico". In questa stagione, infatti, è tornato in scena, a quattro anni dall’eclatante debutto, "Chiòve", il testo catalano di Pau Mirò nella versione napoletana di Enrico Ianniello, interpretato da Chiara Baffi, dallo stesso Ianniello e da Giovanni Ludeno, con la regia di Francesco Saponaro.

Dopo il successo di pubblico e critica, numerosi premi, ed una lunga tournée che ha programmato repliche in Italia e all’estero (e a Madrid Francesco Saponaro ne ha diretto anche una versione con un cast spagnolo), lo spettacolo “rivelazione”, così lo definì nel 2008 l'Associazione Nazionale Critici Teatrali, è sempre di grande attualità. “Al di là del successo internazionale e dei numerosi riconoscimenti che lo spettacolo ha avuto – sottolinea il regista Francesco Saponaro - ciò che mi sembra importante è proprio l’attualità di 'Chiòve' che ne ha fatto un piccolo caso. Il valore di questa longevità segna una controtendenza rispetto alla ‘moda degli eventi’ come operazioni episodiche e isolate. È il segno che anche il teatro d’arte e il lavoro sulla drammaturgia contemporanea possono sviluppare un repertorio”.

Prodotto da Teatri Uniti, Teatro Festival Italia, O.T.C. SempreApertoTeatro Garibaldi e Dogma Televisivo, la messinscena descrive un triangolo amoroso tra una giovane prostituta, il suo fidanzato-pappone e un cliente molto speciale di professione libraio. Nella traduzione di Enrico Ianniello, il titolo originario ("Plou a Barcelona") si trasforma in "Chiòve" ed il testo adotta il napoletano come lingua di vita, con il suo bagaglio gergale istintivo e verace, per esaltare i caratteri dei personaggi e le loro intime relazioni. Una ambientazione iperrealista, dalle originarie ramblas di Barcellona al piccolo appartamento fatiscente nei Quartieri Spagnoli di Napoli, sposta l’intreccio di passioni dei tre protagonisti, immergendoli in una realtà sospesa tra le aspirazioni di normalità, il desiderio di riscatto e l’amarezza del presente.

La vita della prostituta Lali (Chiara Baffi) e del protettore Carlo (Giovanni Ludeno) è solo sfiorata dalla civilizzazione di cui raccolgono le scorie, i modelli esterni e deteriori: dal cibo spazzatura dei fast food, alla droga, alla musica da bancarella. Le brame d’amore, i sogni di rivalsa sociale di Lali e la sua massima ambizione - sembrare normale - consumati dalla logorante convivenza con Carlo si ravvivano durante gli incontri mercenari con Davide (Enrico Ianniello). Ma la cultura e i libri, i versi dei poeti, gli aforismi dei filosofi, i quadri dei grandi musei, non si elevano oltre un meteorico vagheggiamento a margine di un rapporto mercenario.

“Credo che 'Chiòve' – continua il regista - sia uno degli spettacoli più profondamente politici che ho messo in scena. Nel testo c’è una domanda emblematica che Lali, la protagonista, pone al suo fidanzato-pappone: 'Carlo, sembro normale?', è una frase che fa sorridere per come abbiamo deciso di recitarla, ma in realtà, il suo significato è assolutamente drammatico. La dice lunga sul bisogno di sentirsi normali, integrati, di avere garanzie minime di sopravvivenza al di là delle fratture classiste e dei privilegi. La parola normalità in Italia (e a Napoli) fa sempre molta paura. Come se mancasse l’ambizione e il coraggio di essere normali e costruire un livello di civiltà quotidiana”.

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