Case rifugio per le vittime di violenza: la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne

Le Case rifugio e le strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza. La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e contro la violenza domestica (Istanbul, 2011) prevede che gli Stati aderenti predispongano “servizi specializzati di supporto immediato, nel breve e lungo periodo, per ogni vittima di un qualsiasi atto di violenza che rientra nel campo di applicazione” della Convenzione. A partire dalla ratifica in Italia della suddetta Convenzione i Piani nazionali contro la violenza hanno segnato un importante cambio di passo nella conoscenza del sistema della protezione delle donne vittime di violenza. L’Istat ha iniziato dal 2017 a rilevare dati sul Sistema della Protezione delle donne vittime di violenza. Nel 2018 sono state avviate le Indagini sulle prestazioni ed erogazioni dei servizi offerti dai Centri antiviolenza e analoga rilevazione sulle Case rifugio, nel 2020 è stata realizzata la rilevazione statisti...

DIA, OPERAZIONE-PULIZIA, DOPO ANNI DI IMMOBILISMO LA SOCIETÀ CIVILE DEVE CONTRIBUIRE AL CAMBIAMENTO

CATANIA, 12/01/2013 - «Finalmente a Catania si respira aria pulita. Finalmente non si tende soltanto a perseguire reati minori, ma vengono lanciate esche in profondità per cercare di prendere i pesci grossi». Questo è il pensiero comune dei soci dell’Asaec – Associazione antiestorsione “Libero Grassi” di Catania – all’indomani dei provvedimenti della Direzione Investigativa Antimafia:
«I nostri complimenti vanno al Procuratore e alla Dia – continuano i volontari che da anni operano nell’antiracket - perché finalmente vengono svelati i retroscena e gli intrecci di alcuni rappresentanti delle Istituzioni che - insieme a una cordata di altre figure - compongono i tasselli di un orrendo gioco al massacro. Si tratta di pedine che a vario titolo sono funzionali al sistema corrotto che umilia e degrada l'immagine della nostra terra. Siamo consapevoli che operare in questa realtà così paludosa non è per niente facile, e dunque ogni qual volta apprendiamo di indagini che portano a fare luce sui complessi rapporti affaristici-mafiosi, ci sentiamo sollevati: è dunque possibile per le persone oneste sperare che qualcosa possa cambiare».

Già un paio di mesi fa l’Asaec, attraverso il convegno “Lavoro e salute sono cosa nostra?”, aveva affrontato il tema dello smaltimento dei rifiuti tossici quale ultimo anello di una filiera criminale composta da professionisti, imprenditori, rappresentanti delle istituzioni, banche e mafiosi, che hanno creato un vero e proprio business attraverso la fabbrica dei veleni. Anche le normali discariche, che non vengono regolate e controllate da persone oneste, possono trasformarsi in vere e proprie bombe ad orologeria.

«Certamente non possiamo addossare soltanto alla Magistratura e alle forze dell’Ordine il peso di risolvere tutti i problemi – concludono i soci - anche la “società civile” deve partecipare a questo faticoso percorso di pulizia. Pur tuttavia sentiamo che oggi possiamo sperare, perché dopo anni di immobilismo avvertiamo di poter avere fiducia nelle Istituzioni. Il nostro grazie va a chi ha il coraggio di fare pulizia. L’Asaec sarà sempre schierata al fianco di coloro che fanno sul serio».

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