Carota: una radice millenaria simbolo dell'acutezza visiva, i piatti più appetitosi per la salute degli occhi

La carota: come una radice millenaria è diventata il simbolo dell'acutezza visiva.  Baviera svela i piatti primaverili più appetitosi per la salute degli occhi 4/5/2026 -  La carota è una radice dalla storia millenaria che è diventata il simbolo dell'acutezza visiva. È infatti uno degli ortaggi più antichi coltivati  ​​ dall'umanità e, allo stesso tempo, uno degli alimenti più chiaramente associati alla salute degli occhi. Per questo gli esperti di  Baviera , il gruppo oftalmico leader in Europa, ci spiegano perché la carota è uno degli alimenti più benefici per la salute degli occhi: -  Elevato contenuto di beta-carotene  che il corpo converte in vitamina A, essenziale per la formazione dei pigmenti visivi nella retina e per il mantenimento di una vista ottimale, soprattutto in condizioni di scarsa illuminazione. -  Ricchezza di luteina e zeaxantina  che proteggono la macula dalla luce blu e dallo stress ossidativo, contribuendo a prevenire l'inv...

MILAZZO, AL TRIFILETTI LO SPETTACOLO DI EMAUELE PUGLIA “SI CHIAMAVA GESÙ, VENUTO DA MOLTO LONTANO”

Milazzo (Me), 28/03/2015 - "Si chiamava Gesù, venuto da molto lontano", questo il titolo dello spettacolo ideato e scritto da Emanuele Puglia che andrà in scena domenica 29 marzo alle 18,30 al Teatro Trifiletti di Milazzo, nell'ambito della rassegna QuiNteatro organizzata dall'Associazione teatrale Le Alte Terre di Mezzo e diretta da Giuseppe Pollicina. I brani, tratti da “La Buona Novella” di Fabrizio De Andrè, sono liberamente ispirati al “Gesù Figlio dell'Uomo” di Kahil Gibran. La regia è dello stesso Emanuele Puglia, con in scena Carmela Buffa e Emanuele Puglia. Le musiche sono di Fabrizio De Andrè, arrangiate e rielaborate da Gianluca Cucchiara (per la parte vocale, eseguite dal vivo), mentre le scene e i costumi sono di Giuseppe Andolfo.

La Storia delle Storie incontra la musica immortale di Fabrizio De Andrè; da una parte, il concept-album “storico” di un grande musicista, dall'altra, una raccolta di poesie/monologhi danno vita ad una fusione e creano un “oratorio” di grande suggestione e intensità emotiva. I tanti personaggi si avvicendano, interpretati dai soli due attori in scena coadiuvati dal sapiente ed elegante gioco dei costumi curato, insieme all’impianto scenico, da Giuseppe Andolfo e al raffinato disegno luminoso di Riccardo Nicoloso.

La trama ruota attorno ai personaggi storicamente accertati (Pilato, Caifa, il sommo sacerdote Anna) o appartenenti alla tradizione religiosa (Giuseppe, Maria, Barabba, Simone di Cirene, il ladrone, Giuda) ma anche a quelli di pura fantasia dell’autore (Nathaele, un giovane coetaneo di Maria infante, Susannah, un’amica di Maria sin dall’adolescenza, Aisha, la madre di uno dei bambini soppressi nella strage di Erode) che evocano, senza che Questi appaia mai, Gesù, con parole che mai si leggeranno nelle “liturgie ufficiali”!
Figura centrale della piéce risulta Maria la cui vita viene seguita, attraverso il racconto, da prima della sua nascita a dopo la morte del figlio assecondando la linea narrativa tracciata da De Andrè.

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