Senza dimora, la strage silenziosa: 414 morti nel 2025 in Italia, 17 in Sicilia

414 morti senza dimora nel 2025. In Sicilia 17. A gennaio il censimento. Quante sono le persone senza dimora?  Nel 2025 in Italia  hanno perso la vita in strada 414 persone senza dimora. Anche la Sicilia, con 17 decessi rilevati, è parte di questa strage silenziosa , che vede l’età media delle vittime fermarsi a soli 46,3 anni, oltre 35 anni in meno rispetto alla media nazionale. 9 genn 2026 - Ma quante sono in totale le persone senza dimora? Come vivono, quali le loro condizioni e le loro necessità?  A queste domande si proverà a rispondere con il censimento e la conta nazionali, previsti a fine mese nelle 14 città metropolitane, fra cui Palermo, Catania e Messina.  L'azione, promossa da Istat e coordinata da fio.PSD - Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora - è in programma il 26, 28 e 29 gennaio, con il supporto di migliaia di volontari in tutta Italia. Nelle tre città siciliane servono ancora volontari e volontarie , che previa una adegua...

CROCETTA: “L'ACQUA È UN GRANDE DONO DI DIO CHE VA GARANTITO A TUTTI”

Crocetta:”L'accesso all'acqua è uno dei diritti fondamentali dell'uomo secondo la risoluzione dell'Onu del 2 ottobre 2014”
Palermo, 5 ago. 2015 -Trovo stucchevole il dibattito sulla costituzionalità della legge sull'acqua pubblica. Anche perchè il problema, semmai, potrebbe porsi sull'interpretazione di qualche comma. Voglio ricordare che le dichiarazioni di anticostituzionalità in Italia le fa solo la Corte Costituzionale, non i governi, né i deputati o gli assessori.
Il 2 ottobre 2014 l'assemblea generale delle Nazioni Unite ha voluto dare un orientamento molto netto sulle risorse idriche, passando dalla definizione dell'acqua come bene pubblico a human right, cioè diritto fondamentale dell'uomo.
Voglio ricordare che anche la disciplina europea non lo considera un servizio qualunque, ma come bene pubblico essenziale e, pertanto, l'accesso all'acqua ha una particolare protezione che configura un quadro normativo finalizzato a favorire la fruizione delle risorse idriche anche da parte dei più poveri.
Da parlamentare europeo mi sono battuto, già prima della risoluzione Onu, per definire il diritto all'acqua come uno dei diritti fondamentali dell'uomo e tutt'ora in Parlamento questa questione è fondamentalmente aperta fra coloro che sostengono la prevalenza degli interessi di mercato e coloro che vogliono rendere effettivo l'accesso universale all'acqua.

L'acqua come bene pubblico è uno dei capisaldi del programma di governo che ho presentato per la mia elezione. Diverse città europee, diverse regioni e stati, hanno una gestione pubblica dell'acqua, senza che alcuno abbia mai sollevato problemi di contrasto con la direttiva europea.
A Parigi l'acqua è affidata all'ente di diritto pubblico Eau de Paris sin dal 2010. A Palermo l'acqua è gestita da Amap, società pubblica.
E potremmo continuare all'infinito nel citare esempi di gestione pubblica. Il sistema privatistico di gestione dell'acqua in Sicilia è stato in questi anni, in molti casi, fallimentare, basta citare la vicenda dell'Aps di Palermo e quella di Siracusa.

Per non dimenticare casi di Ato idrici in Sicilia che hanno il sistema di tariffazione più alto d'Italia, come quello di Agrigento.
L'operazione poi di Siciliacque, quella sì, dovrebbe essere in contrasto con le direttive europee poichè ha creato un monopolio ultra decennale di gestione dell'acqua affidata sostanzialmente ai privati, con un ruolo estremamente marginale della Regione, unico caso in Italia.
L'art. 14 dello Statuto, che è legge costituzionale dello Stato, stabilisce che la Regione ha competenza esclusiva in materia di gestione delle risorse idriche. Non si può pertanto invocare, per dichiarare incostituzionale la legge sull'acqua pubblica in Sicilia, un possibile contrasto con la legge ordinaria dello Stato poiché, sul piano della gerarchia lo Statuto è superiore a qualsiasi legge ordinaria dello Stato.

Lo scontro di oggi sulla gestione dell'acqua non è un dibattito meramente costituzionale, ma segna il confronto tra due visoni totalmente diverse. Da una parte coloro che pensano di potere gestire un diritto fondamentale dell'uomo in termini privatistici, subordinando tale diritto agli interessi delle società nazionali dell'acqua e delle multinazionali, e coloro che invece sostengono che tale gestione, in un quadro di economicità, debba garantire i diritti dei cittadini, soprattutto i più deboli, come recita tra l'altro il secondo comma articolo 3 della Costituzione.
Nessuno si erga a giudice costituzionale, poichè le auto-proclamazioni sicuramente sono prive di effetto. Mi sono battuto da sindaco di Gela, da parlamentare europeo e da candidato a Presidente della Regione con una linea molto chiara, intesa a tutelare i cittadini dai soprusi quotidiani che subiscono dai padroni dell'acqua.

L'acqua ripeto, è un diritto fondamentale dell'uomo e per chi è credente, un grande dono di Dio, che va garantito a tutti.
Oggi i cittadini hanno persino il diritto al minimo garantito di energia elettrica quando sono morosi, tale diritto non viene garantito ai più poveri in materia di risorse idriche.
Il Parlamento siciliano ha aperto una grande sfida, collegandosi con l'attuale disegno di legge in aula, con le grandi correnti umanitarie di pensiero a livello internazionale.
Trovo questa una grande affermazione di dignità e di autonomia della politica siciliana.
Le dichiarazioni singole vanno considerate pertanto espressioni di opinioni personali. La linea del governo, e non può essere altrimenti, è quella del programma consegnato ai cittadini e protocollato presso la segreteria generale del Comune di Tusa, il 29 settembre del 2012.
Indietro non si torna”. Lo dice in una nota il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta.

Commenti