ANTOCI: “DOPO LE PALLOTTOLE IL FANGO, C'È ALTRO?”

S. Agata M.llo, 26 luglio 2016 – “Giù le mani dalla mia famiglia” : questa la replica del Presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci dopo il grave atto volto ad infangare e colpire lui e la sua famiglia: un vero attentato mediatico. La risposta si riferisce al coinvolgimento della moglie del Presidente Antoci in una inesistente parentela con la famiglia mafiosa dei Rampulla etichettandola addirittura ed incredibilmente come nipote. La notizia, destituita da ogni fondamento e facilmente verificabile, è stata diffusa da un blog messinese che ha poi smentito e da un altro sito internet che aveva ripreso e appesantito la notizia, poi smentendola e con numerose condivisioni sui social.
Giuseppe Antoci, di fronte a questo ennesimo vile attacco non ha esitato a denunciare i fatti in Procura, dichiarando il proprio sdegno per l’infamante macchina del fango azionata non solo nei propri confronti ma, a questo punto, anche dei propri familiari.
Sapevo che la minaccia non sarebbe arrivata solo dalla mafia dichiara Giuseppe Antoci e che per colpire i propri nemici la mafia non usa solo le armi.
“Aver fatto saltare interessi ed equilibri economici e politici ha fatto impazzire di rabbia tanti personaggi.

Sono rimasto in silenzio, ho tollerato, con la forza di chi è a posto con la propria coscienza e soprattutto per il fatto che gli attacchi erano diretti solo al sottoscritto. Oggi si raggiunge l'apice. Il "mascariamento" e la macchina del fango si vogliono utilizzare addirittura contro mia moglie, come se non bastasse quello che sta già passando insieme a me e alle mie figlie.
A questo punto inevitabile la denuncia, per tutelare la mia famiglia e per sapere chi c'è dietro tutto questo. Come si può pubblicare una cosa grave come questa, la cui falsità sarebbe stata verificabile con una sola telefonata ?? C'è altro? Vedremo cosa.
Dopo il secondo "attentato" cos'altro si inventeranno per fermarmi ? Dopo questo schifo se butto la spugna non sarà solo una sconfitta personale, ma lo sarà certamente per la Sicilia, e per la parte sana ed onesta di questa terra” conclude Antoci.

“E' una mera operazione di “mascariamento”, quella operata contro Giuseppe Antoci, una persona esposta in prima linea, che rischia seriamente la vita e compie atti concreti contro la mafia. Non sono riusciti ad ucciderlo con l'attentato e, adesso, non so con quanta consapevolezza, c'è chi lo vuole demolire sul piano morale. E' un'azione, questa, avviata sin dai primi giorni dopo l'attentato, quando qualcuno sosteneva che i colpi erano stati tirati in basso, come se nel cuore della notte, al buio, si potevano centrare perfettamente gli obiettivi, come se coloro che sparano non sanno molto bene che quando si è oggetto di un attentato la prima cosa fa la persona, è buttarsi al di sotto del sedile della macchina, come se qualcuno non si fosse studiato neppure la dinamica dell'attentato che era basata sul fatto di fermare la macchina, sparare all'altezza delle ruote per impedire che l'auto si potesse muovere e successivamente incendiarla. Ma questi sono dettagli tecnici che non ci interessano, fanno parte del lavoro degli investigatori.

Quello che colpisce, è che alcuni signori non sentano il bisogno di attaccare i mafiosi, che ammazzano, estorcono. No, il bisogno principale è colpire l'antimafia. Anche quando, come nel caso di Antoci, non è l'antimafia delle chiacchiere ma quella concreta degli atti amministrativi. Se qualcuno ha da dire qualcosa e vuole criticare Antoci, trovi atti nelle vicende del Parco dei Nebrodi che non siano in linea con questa scelta chiara di combattere la mafia.

Alcuni si devono solo vergognare e chiedere scusa non solo ad Antoci, ma a tutti i siciliani onesti.
Antoci ha querelato i diffamatori e io sono convinto che anche in questo caso ci sarà giustizia, quella giustizia che io ho avuto 4 anni dopo nei confronti di un giornale che mi aveva “mascariato”. Solo che le sentenze arrivano dopo, nel frattempo oltre al dolore di Antoci, dei suoi familiari per la crudeltà dell'attentato, si aggiunge la grande sofferenza generata dall'azione diffamatrice. Coraggio Giuseppe, i siciliani onesti sono con te”. Lo dice in una nota il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta.

“La storia si ripete. Prima si prova ad eliminare fisicamente Giuseppe Antoci per il suo impegno contro la mafia e poi a ‘mascariarlo’. Partorire una bugia così clamorosa qualifica la serietà e la moralità di chi l’ha messa in giro, ma anche di chi la fa rimbalzare sul web”. Così il senatore del Pd Giuseppe Lumia esprime solidarietà al presidente del Parco dei Nebrodi, vittima di un articolo diffamatorio.
“È chiaro – aggiunge – che Antoci ha fatto saltare in aria molto equilibri mafiosi e affaristici innanzitutto. A fare luce sui mandanti dell’agguato penserà la magistratura. Ha fatto bene Antoci ad affermare che il cammino intrapreso andrà avanti con ancora più impegno e rigore”.
“Liberare la Sicilia dalla mafia dei terreni – conclude Lumia – è un impegno che dovremmo condividere tutti, piuttosto che minimizzare e strumentalizzare quanto accaduto. I cittadini onesti lo sanno e sanno distinguere chi si impegna seriamente da chi non fa altro che attaccare l’antimafia”.

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