NINO FERRAÙ AL POSTO DI GRAHAM BELL A GALATI MAMERTINO

A Galati Mamertino, lo scrittore Luciano Armeli Iapichino ha presentato Nino Ferraù, celebrato poeta di galatese, e la sua poesia, in un notturno poetico-musicale ben supportato dalla bravura di Calogero Giallanza e Maria Grazia Caffarelli. Il resto lo hanno fatto Luciano Armeli e le poesie d’amore di Nino Ferraù

Galati Mamertino (Me), 24/08/2016 - C’è una amena località dei Nebrodi, Galati Mamertino, che in una stellatissima notte di mezz’estate, anziché celebrare Alexander Graham Bell, usurpatore dell’invenzione del telefono al nostro Antonio Meucci, ed inventore (forse) dell’unità di misura dell’intensità del frastuono e del rumore (decibel), ha pensato bene di celebrare la poesia anziché l’assordante performance degli ennesimi smanettoni dell’alta fedeltà rockeggiante.
Galati Mamertino ha dato appuntamento davanti allo splendido scenario della chiesa di San Luca evangelista, autore di un Vangelo e degli Atti degli Apostoli, nativo di Antiochia di Siria (odierna Antiochia) in Turchia, perciò conterraneo di Tayyip Erdoğan, presidente della Turchia, e tuttavia santo.

In un così insospettato scenario, tutto da scoprire, lo scrittore Luciano Armeli Iapichino ha presentato Nino Ferraù, celebrato poeta di Galati Mamertino, e la sua poesia, in un notturno poetico-musicale ben supportato dalla bravura e dall’abilità musicale di Calogero Giallanza, flauto, e Maria Grazia Caffarelli, chitarra, due maestri di sicura sensibilità ed esperienza.
Il resto lo hanno fatto Luciano Armeli e le poesie d’amore di Nino Ferraù, delicatamente ‘messo a nudo’ nei suoi sentimenti più intimi e personali, ma pure nei registri più elevati e vibranti della sua poetica, scoperta attraverso quel carteggio d’innamorato che circola nell’anima come aria vitale e nel sogno, come essenza stessa di vita lieta e donazione.
Dopo un monologo di vivida intensità, appassionatamente scritto e declamato dallo stesso Luciano Armeli, sono stati la musica, la poesia e il silenzio stellato della piazza antistante la chiesa di San Luca a vestirsi di bellezza, a farsi pronubi di un inebriante e tenero dialogo d'amore, nelle lettere di Nino Ferraù alla donna della sua esistenza, a colei per la quale l’amore sgorgava irrefrenabile e vitale. 
Un ‘dialogo’ ad una voce affidato alla penna raffinata, signorile ed elegante di Nino Ferraù, e all’interpretazione convincente e verace di Luciano Armeli, autentico studioso della poesia del suo illustre concittadino, per la celebrazione del quale l’Università di Messina gli ha affidato la cura del volume “Nino Ferraù, un intellettuale. La sua anima. La sua epoca”, presentato a Galati Mamertino lo scorso 23 agosto (Leonida Edizioni).
A Luciano Armeli è stato affidato dall’Ateneo messinese un ‘tavolo’ qualificato per descrivere e approfondire l'universo poetico di Nino Ferraù, avendolo egli (Armeli) percepito come non altri (si vede) ed avendone scoperto la bellezza che scava i suoi cunicoli con le radici e segna le venature della terra, da cui germogliano essenze di nuovi stupori e meraviglie di vera poesia. 
Una bella occasione per riflettere sul mistero della poesia e sui suoi segreti in pubblica piazza, tra il bello della piazza stessa e la gente comune che può popolarla, fuori dalle scuole e dalle università, dove la poesia è spesso spiegata nella sua struttura fisica, per l’appartenenza ad una corrente letteraria, per le sue leggi metriche, per la semantica e per la semeiotica, per l’anamnesi e per la diagnosi.
Così la metrica perde di vista il suo intimo legame con la musica e col suono per confondersi tra fonemi, sintassi, ortografia e licenze poetiche, tralasciando stati d'animo e potenza evocativa ed emotiva, dimensione teatrale, musicale e ritmo. Contro tutto ciò Luciano Armeli ha lavorato sulle poesie d'amore di Nino Ferraù per farle (ri)vivere, regalandole a noi 'utenti' di magiche serate estive. 
E allora è più che spiegato, in questa notte stellata di mezz'estate, perché la poesia può seguire le sue leggi fuggendo da scuole ed università:
L'unico testo di sincerità nelle scuole è la parete delle latrine. Bisogna chiuder le scuole, tutte le scuole. Dalla prima all'ultima; […] scuole primarie e secondarie; ginnasi e licei; scuole tecniche e istituti tecnici; università e accademie. Ci saranno più uomini intelligenti e più uomini geniali. Chi è contro la libertà e la gioventù, lavora per l'imbecillità e per la morte”. [Giovanni Papini, "Chiudiamo le scuole", 1 giugno 1914].

E gli Atenei non possono che far bene ad affidarsi a maestranze esterne.

m.m.

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