TERREMOTI: IL 40% DELLE ABITAZIONI ITALIANE (10,6 MILIONI) SONO SOGGETTE A RISCHIO SISMICO

Nota stampa di Antonio Coviello, ricercatore Iriss-Cnr e docente di marketing assicurativo delll'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli relativa alla proposta di un sistema riassicurativo per ripartire i costi relativi a calamità naturali quali i terremoti.

26 agosto 2016 – In Italia i danni causati da catastrofi naturali sono stati risarciti tramite interventi ex post, generalmente ricorrendo a finanziamenti ad hoc. Per tali eventi, dal 1997 al 2003, sono stati stanziati 32 miliardi (fabbisogno finanziario stimato), di cui il 30% per le abitazioni civili. L’importo realmente assegnato, in realtà, è quantificabile in 13,5 miliardi, di cui il 35% per abitazioni civili (Dati Ania-Dipartimento protezione civile). Secondo i dati della Banca d’Italia del 2013, quasi il 40% delle abitazioni italiane (10,6 milioni) sono soggette a rischio sismico, ossia appartengono alla fascia 1 o alla fascia 2, mentre oltre il 55% dei comuni ha un rischio elevato o molto elevato di alluvioni.

Per affrontare queste problematiche, e anche per ovviare al malcontento derivante
dall’inefficiente utilizzo delle risorse destinate al
riguardo (basti pensare alla ricostruzione delle abitazioni distrutte nel
terremoto campano del 1980), si è pensato da tempo di ricorrere ad un sistema
assicurativo pubblico-privato, cosa che avviene anche all’estero: per esempio
in Francia esiste una cassa centrale di riassicurazione, cioè un sistema che
permette alle assicurazioni di garantirsi a loro volta con lo Stato, che funge
per l’appunto da riassicuratore di ultima istanza, onde evitare che le
compagnie possano trovarsi sprovviste dei mezzi necessari per ottemperare ai
risarcimenti previsti. Situazione simile è possibile trovare anche in Belgio,
Spagna, Regno Unito e Germania.


La stima dei costi complessivi del dissesto idrogeologico e
dei terremoti, in Italia, è variabile ma può essere stimata, dal 1944 al 2013,
in circa 254,3 miliardi di euro, cioè circa 3,7 miliardi di euro l’anno. Il 75%
di questa cifra, ossia 190 miliardi di euro (2,8 l’anno), è relativo ai soli terremoti.
Una cifra enorme è relativa al periodo dal 2010 al 2012, annate caratterizzate
dai danni conseguenti il terremoto dell’Aquila e da quelli del terremoto in
Emilia oltre che da varie alluvioni, durante cui dissesto idrogeologico e sismi
sono costati al nostro paese oltre 21 miliardi di euro (7,3 l’anno).
Analizzando esclusivamente i terremoti, inoltre, si può notare una stima di 176 miliardi di euro per i danni dal 1944 al
2009 e di ben 14 miliardi dal 2010 al 2012, cifra che tiene conto della ricostruzione
delle infrastrutture e del soccorso (Fonte: Elaborazioni Cresne).


Se analizziamo le aree geografiche, notiamo che il rischio
sismico per le abitazioni è particolarmente elevato nel Sud, dove sfiora il
68%, mentre il centro Italia si attesta al 40,3% di abitazioni a rischio. Al
Nord-Est i dati si attestano sul 22,2%, mentre scendono al solo punto
percentuale se preso in considerazione il Nord-Ovest (Elaborazioni Cresne su
Dati Istat e Protezione Civile).


Delle abitazioni a rischio, ad oggi, solo l’1,65% risulta
assicurato, per una stima del valore di 85 miliardi di euro, secondo i dati
delle compagnie assicuratrici.


Attivare una partnership pubblica e privata che preveda una
franchigia minima a carico dell’assicurato (a seconda del rischio della zona),
una copertura assicurativa a carico del proprietario e
un sistema di riassicurazione pubblico anche a livello internazionale
permetterebbe, in caso di calamità particolarmente catastrofiche, di moderare
l’intervento dello Stato, secondo il sistema in uso in molti paesi europei. Si
potrebbero prevedere in parallelo da una parte il sistema di protezione e
prevenzione classico, dall’altra un sistema di risarcimenti certi in tempi
rapidi, attuabili necessariamente in abbinamento al sistema riassicurativo che
aiuterebbe anche a chiarire gli effettivi costi, i risarcimenti dovuti e le
relative tempistiche. L’assicurazione fungerebbe inoltre da utile incentivo
verso la prevenzione e l’innovazione tecnologica per la messa in sicurezza
delle abitazioni, alle quali va naturalmente abbinata.


L’Ania ha calcolato che, in media, con 100/150 euro l’anno
ogni appartamento potrebbe assicurarsi da eventualità calamitose. Oggi il
cittadino-contribuente italiano non è abbastanza consapevole che anche senza
sostenere direttamente il costo di una polizza in realtà spende soldi per
gestire gli effetti delle calamità, senza però alcuna certezza sul quanto né
sul quando del risarcimento dovuto.

Commenti