BULGARELLA DENUNCIA IL «COLLABORATORE DI GIUSTIZIA» BIRRITTELLA E CHIAMA A TESTIMONI LE ISTITUZIONI

Presentata alla Procura di Trapani una corposa e documentata denuncia. L'indagine di Firenze: presentato ricorso in Cassazione contro il nuovo sequestro degli atti.
Trapani, 12/09/2016 - «Un elenco di menzogne, smentite dai fatti e dai documenti ».
Con questa motivazione Andrea Bulgarella, l'imprenditore siciliano a capo dell'omonimo gruppo che da anni opera nel campo delle costruzioni e del turismo, sabato 10 settembre, assistito dall'avvocato Nino Caleca del foro di Palermo, ha presentato, presso la Procura della Repubblica di Trapani, una corposa e documentata denuncia contro Nino Birrittella, un faccendiere trapanese per anni in affari con la mafia, ritenuto oggi un «collaboratore di giustizia».

A distanza di ben 10 anni dalla sua «collaborazione» con la giustizia, Birrittella (oggi, tra l'altro, tornato a fare l'imprenditore), che in passato agiva (per sua ammissione) da «socio in affari» di mafiosi trapanesi, ha chiamato in causa Bulgarella accusandolo, genericamente, di «offrire la sua disponibilità» alla famiglia mafiosa di Trapani, ma senza mai citare un episodio che dimostri questa grave calunnia. Accuse, quelle del Birrittella, non solo datate nel tempo (racconta "storie" che sarebbero accadute 20 anni fa) ma generiche, senza alcun riscontro, tuttavia con un intento che è, anche agli occhi di uno sprovveduto, chiarissimo: «mascariarlo», e cioè ingenerare su Bulgarella il sospetto di collusioni con ambienti mafiosi.

Tra l'altro, le accuse di Birrittella - circostanza eloquente, se non inquietante - sono contenute in un verbale d'interrogatorio prodotto dalla Procura di Firenze solo dopo che il Tribunale del Riesame della stessa città ha annullato un provvedimento di sequestro di documenti a carico di Bulgarella, nell'ambito di una indagine che ipotizza a suo carico reati finanziari con l'aggravante di aver favorito l'associazione mafiosa. Quasi che il Birrittella fosse sopraggiunto in soccorso, con il suo carico di suggestive ricostruzioni, di una indagine che il Riesame aveva demolito.

Nella denuncia Bulgarella sottolinea come nel 1996, proprio per sottrarsi al sistema affaristico degli appalti, e a seguito dell'ennesima intimidazione a suo carico, decise di trasferirsi in Toscana. E allega i tanti esposti, inoltrati alle varie autorità del tempo, relativi proprio alle interferenze della mafia nel settore degli appalti pubblici a Trapani e più in generale in Sicilia.

Sono state altresì allegate alla denuncia le trascrizioni di intercettazioni telefoniche tra faccendieri e mafiosi, in cui Andrea Bulgarella, in maniera inequivocabile (almeno per chi conosce il vocabolario di Cosa Nostra) viene definito «sbirro» (vale a dire l'opposto del mafioso), e addirittura in una di queste Pietro Virga, (figlio del capo mafia di Trapani Vincenzo Virga) minaccia Bulgarella in questo modo: «si c’avvis’a fare sulu dannu! Mah!” “i tempi su tinti”».

«Più di un collaboratore - osserva l'avvocato Nino Caleca nella denuncia depositata in Procura - ha messo in evidenza come più volte, all’interno della struttura mafiosa, si sia addirittura ipotizzata la eliminazione fisica di Andrea Bulgarella».

«Le accuse di "mafiosità" rivolte dal Birrittella nei miei confronti - commenta adesso Andrea Bulgarella - oltre a ledere la mia dignità e onorabilità, producono un grave danno di immagine al mio gruppo imprenditoriale, suscitando un clima di pregiudizio e di ingiustificato sospetto nei confronti di un’azienda che è sul mercato da oltre centoventi anni. Ormai da quattro generazioni l’impresa si caratterizza per le sue scelte di legalità e, a partire proprio dai suoi fondatori, non è mai stata sfiorata da indagini che ne mettessero in dubbio la correttezza. Chi mi accusa oggi, cioè Birrittella, rappresenta chi ha voluto prima e vuole ancora oggi eliminare dal mercato una delle poche imprese che non si è piegata alla logica mafiosa».

Nella denuncia Bulgarella fa un lungo elenco di esponenti delle istituzioni che hanno sempre manifestato solidarietà al suo impegno concreto nel contrasto al potere mafioso: «A difesa delle mie aziende, dei miei dipendenti, e dunque dell'immagine di tutto il gruppo che non ha mai ceduto a ricatti di alcun tipo, chiederò a questi esponenti delle istituzioni che hanno operato nel territorio dove io ho lavorato (e che quindi mi hanno conosciuto) di testimoniare sulla limpidezza della mia storia personale e imprenditoriale. Su di me non risulta alcuna condanna per reati in qualche modo legati alla mafia: non ho subito mai alcun processo per il 416/bis; non sono mai stato accusato di aver commesso reati legati a Cosa Nostra».

Bulgarella, infine, ha annunciato che i suoi legali hanno depositato il ricorso in Cassazione contro la recente ordinanza del Tribunale del Riesame di Firenze che, chiamato a pronunciarsi dopo l'annullamento di una sua precedente ordinanza annullata dalla Suprema Corte, pur ribadendo tutte le perplessità sugli atti d'indagine, ha, obtorto collo, confermato il decreto di perquisizione e il sequestro di documenti del 30 settembre 2015. Il Riesame ha, tuttavia, ribadito la inconsistenza delle "fonti" di accusa della Procura.

Conclude Bulgarella: «Io chiedo che l'inchiesta abbia tempi celeri, perché non può essere consentito a nessuno, men che meno alle indagini giudiziarie finalizzate alla ricerca della verità, di distruggere le persone (e con loro le aziende che operano da 120 anni) con gli strumenti delle allusioni, delle ambiguità, delle supposizioni spacciate per riscontri. Questa non è giustizia, ma una continua gogna mediatica, spesso senza possibilità di replica o contraddittorio, perché si trasformano le ipotesi in fatti».

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