FERTILITY DAY: “IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO SI FA I DISPETTUCCI COME I BAMBINI”


Gruppo servizi alla persona Gruppo pari opportunità Cambiamo Messina dal basso: "Dalla Ministra Lorenzin oggi ci saremmo aspettati elle dimissioni e, sì, anche delle scuse"

Messina 2 settembre 2016 - 02/09/2016 - La campagna per la natalità lanciata dal Ministero della Salute, che voleva richiamare l’attenzione di tutta l’opinione pubblica sul tema della fertilità e della sua protezione, come previsto dal Piano Nazionale della Fertilità e mettere a fuoco con grande enfasi “il pericolo della denatalità nel nostro Paese, la bellezza della maternità e della paternità, il rischio delle malattie che impediscono di diventare genitori, l’aiuto della Medicina per le donne e per gli uomini che non riescono ad avere bambini”, non solo, è stata sommersa da polemiche tanto da oscurarne il sito per rivedere i contenuti, si è chiusa ieri con il battibecco serale fra Renzi “non ne sapevo niente”
e “nessuno dei miei amici farebbe un figlio guardando un’immagine” e la Lorenzin “alle politiche sulla natalità ci pensi il premier”.

Il governo del fare e del cambiamento si fa i dispettucci come i bambini!

I social sono stati invasi già da alcuni giorni da dodici cartoline ufficiali della campagna con messaggi che dovrebbero invogliare donne e uomini (ma soprattutto donne) a riprodursi per dare una mano al Paese, in piena crisi demografica ormai da anni.
Una delle più discusse mostra una donna con una clessidra in mano e la scritta “La bellezza non ha età, la fertilità sì. La fertilità è un bene comune”, che sta a voler dire “care donne, insomma, sbrigatevi perché l’orologio biologico corre e non vi state concentrando a sufficienza sulla necessità di dare un futuro al Paese” come se la fertilità fosse messa al servizio dello Stato (bene comune) ed il corpo della donna appartenesse al Governo, senza libertà di scelta.

Ancora, in un’altra cartolina si auspica un aumento di “Genitori giovani. Il modo migliore per essere creativi”, con quattro piedi incrociati nell’evidente atto sessuale e uno smile, messo lì senza motivo alcuno, solo perché fa “giovane”.

Noi riteniamo che questa campagna sia stata un grave insulto a:
- chi desidera fortemente un figlio, ma non ha un lavoro stabile per permetterselo né tantomeno l’aiuto di mamma e papà,
- chi non può averne
- chi decide di non volerne
- alle coppie dello stesso sesso che vorrebbero avere dei figli ma lo stesso governo e la sua maggioranza impediscono di adottarli e ricorrono alla gestazione per altri all’estero in quanto qui è proibito.
Insomma, la campagna proposta nasce prevalentemente per rassicurare che la famiglia è una, ed è quella tradizionale.
Il Governo nazionale invece di sprecare risorse (113.000 €) perché non pensa alla disoccupazione e al precariato delle giovani (e non) coppie, dare loro una vera opportunità di avere figli e a riformare un Welfare su modello scandinavo?

Le Donne non sono semplici macchine riproduttrici, prima di mettere al mondo un figlio pensano al domani.
Oggi però devono fare i conti con uno Stato dove:
- le famiglie e i bambini sono solo numeri,
- la scuola pubblica non ha risorse per il tempo prolungato e la mensa è un servizio a domanda individuale per cui l’ente locale non è obbligato ad erogarla,
- ci sono pochi posti gratuiti negli asili nido e sono comunque pochi gli asili nido pubblici,
- si è costretti al precariato permanente dei voucher, dei finti contratti “indeterminati” e delle false partite IVA.

La genitorialità non è solo procreare, occorre innanzitutto ricostituire una società che supporti le coppie, con mutui e costi delle case accessibili e salari che permettano di mantenere una famiglia con figli.

È un vero e proprio insulto alle donne ma anche agli uomini, alla loro volontà di desiderare un figlio, alla loro possibilità di crescerlo e ancor più alla loro dolorosa accettazione che non sempre il desiderio di un figlio si traduce nell’essere madre o padre.
Volere figli e non poterne avere non è una colpa, nemmeno decidere di non volerne, né tantomeno decidere di averne ad un’età congrua ma che comunque rispetti le necessità di un figlio lo è.

E’ una colpa invece non fornire adeguati supporti alle famiglie e ai genitori e pretendere nonostante tutto di “fare figli per la patria”
(richiamando alcuni slogan fascisti di un tempo), senza preoccuparsi se poi quel figlio sarà allevato in povertà; ma quel che conta è il fatto che più figli nascono e più sono schiavi forniti a vantaggio di chi ti usa secondo un nasci/produci/consuma/crepa che fa aumentare il PIL e favorisce società fondate all’insegna del biocapitalismo.

La Lorenzin inoltre spiega che la campagna aveva semplicemente l’obiettivo di dare una corretta informazione ai cittadini e fare prevenzione, ma invece di un piano nazionale della fertilità patriottica, non sarebbe forse più opportuno redigere un piano che parli di educazione sessuale, prevenzione di gravidanze indesiderate e contagio di malattie sessualmente trasmissibili?
Oppure perché non si parla di figli partoriti, adottati, cresciuti da qualunque tipo di famiglia, inclusa quella omosessuale?
Perché non si parla anche di salute delle donne mettendo in evidenza l’orrore e la violenza subita in sala parto dove ancora sono fermi al “taglietto” ano/vagina e alla “spinta” sotto le costole per far nascere fuori un bambino?

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