“STORIA DELLA POVERA ROSETTA”: CARO SCIASCIA, QUESTO LIBRO È UN PREZIOSO ANTIDOTO AL FEMMINICIDIO

Alla riscoperta del volume “Storia della povera Rosetta”, l’opera più ‘quotata’ di Leonardo Sciascia, ma anche tra le meno conosciute. Un valido volume per la lotta al femminicidio e alla violenza sessuale e di genere. Riportare all’attualità il volume di Leonardo Sciascia sulla morte violenta della povera Elvira Andrezzi “Rosetta”, può servire a dare un contributo al contrasto del femminicidio. Un’opera da diffondere nelle scuole di ogni ordine e grado

Racalmuto (Ag), 10/09/2016 - “Caro Sciascia, Caro Laterza…". Comincia così il fitto carteggio tra Leonardo Sciascia e l’editore Vito Laterza: più di cento lettere scambiate tra il grande scrittore di Racalmuto e l’editore barese, negli anni che vanno dal 1955 al 1959. Lettere visibili fino a tutto il mese di settembre nelle ordinate bacheche della Fondazione Leonardo Sciascia di Racalmuto, sessant'anni dopo la pubblicazione de “Le Parrocchie di Regalpetra”.
"Caro Sciascia, tra qualche giorno riceverà le copie de 'Le parrocchie di Regalpetra'. Spero che l'edizione Le piaccia. Io sono sempre più convinto del valore del Suo lavoro e sono certo che la collana si arricchisce di un libro importante”, scriveva Vito Laterza il 20 febbraio 1956. “Caro” sì, ma non solo come forma confidenziale con cui si comincia una lettera, “caro” come costoso, dispendioso, ad alto prezzo.
“Storia della povera Rosetta” di Leonardo Sciascia (1983) è un’opera di profondo impegno morale e civile, ma anche la più quotata di Leonardo Sciascia, tra libri più costosi: una copia è oggi esposta in una bacheca della Fondazione Leonardo Sciascia a Racalmuto, dove rimarrà fino a tutto settembre:
“Storia della povera Rosetta” (Franco Sciardelli - Milano), è valutato 350,00 euro da AbeBooks, portale americano per la vendita di libri rari e antichi. Il volume è corredato da 5 incisioni all'acquaforte di Franco Rognoni, stampato in 120 esemplari contrassegnati con numeri arabi e 25 con numeri romani. Il testo è stato composto in carattere Bembo e impresso a torchio da Ruggero Olivieri, su carta appositamente fabbricata a tino dalla Sicars di Catania. Le incisioni sono state tirate coi torchi a mano nella stamperia Franco Sciardelli. Le tre incisioni a piena pagina sono firmate a matita dall'artista.
Da Maremagnum, altro portale per la vendita di libri di pregio, “Storia della povera Rosetta” di Sciascia, è valutato 280 € (già venduto): “L'opera è illustrata da cinque incisioni originali all'acquaforte dell'artista Franco Rognoni, di cui 3 a piena pagina su fondo giallino firmate a matita dall'artista. Legatura editoriale in mezza pelle con titoli oro al dorso e vignetta in colore al piatto anteriore, taglio superiore dorato, cofanetto. Legatura di Ennio Torri.

“Storia della povera Rosetta” racconta, di quella sventurata che una canzone popolare milanese ricorda come la «bella Rosetta», ammazzata in piazza Vetra a Milano, dagli «agenti di questura». Il signor Armando Forcolini, commerciante di libri e stampe d'arte, con negozio in via Juvara 3 teneva la foto della Rosetta sull'antica scrivania del padre Guido, morto a 91 anni. Una scrivania piena di «misteri» e cassetti nascosti, dove Guido custodiva gelosamente i suoi segreti.
Armando Forcolini, in un cassettino ‘segretissimo’ della scrivania, scoprì una foto, nascosta dentro un quaderno, la foto della “povera Rosetta”: «Rosetta, mi hai dato le più belle notti d'amore dalla mia vita», scriveva Guido Forcolini, il padre di Armando.
La “povera Rosetta”, come dice la canzone, “battea” alla Colonnetta: bella ragazza dalla sensualità maliziosa, prostituta nella vecchia Milano. Forse il padre l’aveva ‘venduta’ ad un riccone quando era ancora una 13enne, aprendole la strada al marciapiedi.

Rosetta, all'anagrafe Elvira Andressi o Andrezzi, si esibiva come canzonettista al teatro Sammartino, in piazza Beccarla, col nome d'arte di Rosetta de Woltery ed abitava in piazza Vetra, e proprio là (come dice la canzone) «batteva». Fu il 13 di agosto 1914 in una «notte oscura» (forse il 24, forse 26 o il 27 agosto 1913) che la povera Rosetta, non ancora ventenne, venne uccisa: “Chi ha ucciso la Rosetta non è della ligera”, forse fu un poliziotto innamorato di lei ma respinto ad accoltellarla con uno stiletto.

“Chi ha ucciso la Rosetta non è della ‘ligera’, forse viene da Napoli, è della mano nera”

Secondo Raffaele Bagnoli, studioso del costume meneghino, Rosetta fu invece colpita a morte con il calcio del moschetto, uccisa per gelosia. La commozione fu forte negli ambienti della mala, la ligera. Al suo funerale la malavita milanese partecipò con fiori e lacrime, ma pure con spavalderia rabbiosa. Di fatto la morte di Rosetta sarebbe rimasta nelle storia: a lei sarebbe stata dedicata una canzone rimasta nel repertorio ‘classico’ del genere politico e ‘maledetto’.
Rosetta per la stampa divenne Elvira Andressi (Corriere della Sera), Andretti (L'Avanti!), Evelina Andreotti (La Stampa). Leonardo Sciascia ne rivelò il vero nome, ricercandolo sui registri parrocchiali: Andrezzi Elvira Rosa Ottorina. Lo stesso Sciascia la descrive come l'ultima di nove figli. Al momento della morte, il 27 agosto 1913, Rosetta aveva 19 anni. Secondo la Questura, Rosetta si sarebbe suicidata ingerendo sublimato corrosivo al momento dell'arresto, ma le circostanze e le modalità, ovvero le cause del decesso vengono messe in dubbio dall'Avanti! Rosetta sarebbe morta a forza di botte (ricevute dalla Polizia). Numerose anche le testimonianze. Viene aperta un'indagine sugli agenti di Questura, ma l'autopsia esclude segni di percosse tali da potere causare la morte.

Le botte ricevute da Rosetta vengono ‘repertate’ come lesioni: 7 agenti di PS ricevono il mandato di comparizione (Corriere della Sera, 7 maggio 1914), per due di loro (Musti e Santovito o Sanvito) scatta il rinvio a giudizio (Corriere della Sera, 2 agosto 1914). Entrambe saranno assolti dalle accuse (Corriere della Sera, 27 febbraio 1915).

Ora che il Governo italiano cerca «ulteriori risposte concrete» al problema, drammatico e attuale, delle violenze sulle donne che spesso sfociano nel femminicidio». «Vite barbaramente spezzate»: 60 donne uccise in Italia negli ultimi otto mesi, oltre 160 dal 2015. Un vero e proprio bollettino di guerra. E alla Camera dei Deputati circola una proposta di legge per tutelare i figli delle vittime di tale violenza.

Va bene un Piano straordinario contro la violenza sessuale e di genere, messo in campo dalla politica, ma ritengo che riportare all’attualità il volume di Leonardo Sciascia, “Storia della povera Rosetta”, possa servire a sensibilizzare, a dare un contributo come azione di contrasto alla violenza sulle donne e al femminicidio». Ma pure verso altre forme di violenza, purtroppo altrettanto attuali. Mi piacerebbe che questo libro entrasse al più presto nelle scuole.

Domenico Molica Colella

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Il testo di una versione della canzone “La povera Rosetta”:

Il tredici di agosto in una notte scura / commisero un delitto gli agenti di questura /
Hanno ammazzato un angelo, di nome la Rosetta / era di piazza Vetra / battea la Colonnetta. /
Chi ha ucciso la Rosetta / non è della 'ligera' / forse viene da Napoli, è della mano nera. /
Rosetta mia Rosetta, dal mondo sei sparita / lasciando in gran dolore tutta la malavita. /
Tutta la malavita era vestita in nero / per 'compagnar Rosetta, Rosetta al cimitero. /
Le sue compagne tutte eran vestite in bianco / per 'compagnar Rosetta, Rosetta al camposanto. 
/
Si sente pianger forte / in questa brutta sera / piange la piazza Vetra / e piange la ligera. /
Oh guardia calabrese per te sarà finita / perchè te l'ha giurata tutta la malavita. / 
Dormi Rosetta dormi giù nella fredda terra / a chi t'ha pugnalato noi gli farem la guerra. /

Commenti

  1. Egregi Signori, il libro di Sciascia e' senz'altro prezioso per le incisione, la rilegatura etc. , ma per quanto riguarda le affermazioni di ricerca negli archivi parrocchiali non corrisponde a verita" perche nei registri di: Ruolo della Popolazione di Milano anni 1835 al 1870 si legge tutt'altro, la Rosetta si chiama Rosa la madre Elvira. La Rosetta si sposo' con Montebello Giacomo e mori' ad Aosta nel 1851.

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