UN MOVIMENTO NAZIONALE SICILIANO PER RESTITUIRE ALLA SICILIA DIRITTI E DIGNITÀ

La Sicilia è una Nazione. Una Nazione senza uno Stato. Con un popolo, un territorio, una lingua, una cultura e una storia millenaria radicata nel cuore del Mediterraneo e in Europa. Una Nazione sistematicamente depredata della propria identità e delle proprie risorse, i cui cittadini vengono trattati come persone di serie B da uno Stato che da sempre continua a privilegiare il proprio Nord.

04/01/2017 - Nessuno può metterlo in dubbio. Non bisogna certo essere indipendentisti per percepire quantomeno un persistente atteggiamento coloniale. La Sicilia non ha ottenuto alcun reale vantaggio nei 156 anni di unità d’Italia e il divario con il Settentrione si è fatto via via più marcato. Le lotte autonomiste e indipendentiste del secondo dopoguerra obbligarono l’Italia a stipulare un Patto con la Sicilia rappresentato dallo Statuto Siciliano nato prima della stessa Costituzione. L’autonomia prevista dallo Statuto – per quanto vincolata all’assetto statuale- era amplissima e, di fatto, comportava quasi una federazione tra due Nazioni. Ma quel patto è stato violato progressivamente fino a renderlo sostanzialmente inesistente. Nei fatti non siamo più a Statuto speciale. Nessuna delle norme rilevanti di quello Statuto ha ormai attuazione concreta.

La rottura di quel patto apre una nuova stagione, nella quale occorre impegnarsi con determinazione per riaffermare a qualunque costo i diritti e la dignità della Sicilia, ricostruendo una soggettività culturale, politica e istituzionale del popolo siciliano. L’umiliazione della nostra isola-nazione ha come responsabili i partiti politici e i governi italiani, nonché il ceto politico a essi subalterno che ha governato la Regione Siciliana.
In settant’anni la Sicilia ha subito un continuo processo di spoliazione e immense risorse (naturali, finanziarie e soprattutto umane) sono state trasferite verso il Nord.

Se lo Statuto della Regione Siciliana fosse stato attuato, la Sicilia sarebbe una terra ricchissima.
Decine di miliardi di euro che, ai sensi di precise norme dello Statuto, dovevano rimanere nella nostra terra sono finiti nelle casse di Roma e altre decine di miliardi di euro che ci erano dovuti, non ci sono mai stati trasferiti. E non si tratta di cifre generiche, bensì di calcoli reali.
Con questi soldi, il destino dell’isola sarebbe stato profondamente diverso.
Adesso un’intera generazione di giovani sta andando via, lasciando la Sicilia che, senza un cambiamento profondo, fra trent’anni sarà un’isola di sole persone anziane.

Eppure abbiamo le risorse umane e materiali per vivere in autonomia in condizioni ottimali.
Un’agricoltura di qualità basata sulla straordinaria biodiversità dell’isola, un turismo che valorizzi le nostre grandi risorse artistiche e ambientali, la produzione di energia pulita che l’isola esporta ormai in grandi quantità (e che viene rivenduta ai siciliani al triplo del costo necessario per produrla); da sole queste risorse potrebbero garantirci uno sviluppo concreto ed ecosostenibile.

Dobbiamo dirlo in modo chiaro: Noi non vogliamo assistenzialismo. Rivendichiamo soltanto i nostri diritti e il ripristino della verità.
E la verità è che la Sicilia dà all’Italia molto di più di quanto l’Italia dà alla Sicilia.
Il governo Crocetta è stato l’esempio lampante del massimo di incapacità gestionale unito al massimo di subalternità nei confronti dello Stato italiano. Questo governo regionale, complice del governo Renzi, ha completato l’operazione di distruzione della Sicilia, svendendo inoltre gli ultimi diritti previsti dallo Statuto.

E’ una grande rivoluzione civile quella che serve alla nostra isola. Occorre archiviare il vecchio ceto politico e ogni sua connivenza con la criminalità organizzata e sostituirlo con persone che non rispondano agli ordini dei partiti italiani e che considerino la lotta alla corruzione e alla mafia, una delle chiavi principali di un nuovo sviluppo economico, sociale e culturale dell’isola.

La Sicilia è l’unica grande Nazione europea senza Stato a non avere un Movimento Nazionale che ne rivendichi i diritti e ne difenda dignità e storia.
E’ giunta l’ora di costruire quel Movimento Nazionale mettendo insieme indipendentisti, autonomisti, sicilianisti e movimenti civici. Tutti coloro, che con le più diverse sfumature, considerano la Sicilia e i suoi diritti al centro del proprio impegno devono confluire in questo movimento.
Un movimento impegnato a ricostruire una forte identità siciliana che negli ultimi anni ha ceduto spesso il posto a rassegnazione e convinzione d’inferiorità.
Nessun estremismo e nessun delirio di autosufficienza potranno essere permessi. Occorre essere realisti e allo stesso tempo pretendere ciò che ci spetta.
Abbiamo la consapevolezza di non rappresentare ancora la maggioranza dei siciliani, ma abbiamo l’ambizione di esserlo in un futuro non particolarmente lontano.

Alle prossime elezioni questo movimento sarà presente e avrà il proprio candidato alla Presidenza della Regione.
Un candidato che, se eletto, aprirà un contenzioso con l’Italia disdettando prima di tutto l’accordo truffa stipulato tra Crocetta e Renzi e chiedendo l’attuazione di tutti i diritti previsti dallo Statuto originario e oltre.
Su questo, pur scegliendo di non essere parte di nessuna coalizione che faccia riferimento ai partiti italiani, siamo disponibili a stringere alleanze con quanti tra questi vogliano mettere la Sicilia al centro del proprio programma per una nuova stagione di diritti.

Viviamo in una terra bellissima nel cuore del Mediterraneo.
Come siciliani abbiamo il dovere di governarla.
Nessuno può, né deve, farlo al posto nostro.
Dobbiamo riprendere nelle nostre mani il nostro destino.
La Sicilia ha diritto e interesse all’autodeterminazione.
Va stipulato con l’Italia un nuovo e moderno patto federativo che preveda l’affermazione (attualizzata, responsabile ed estensiva) di tutti i diritti previsti nello Statuto Siciliano del 1946 e che sappia andare oltre quei diritti.
Un patto federativo fra due Nazioni europee regolato da un nuovo Statuto redatto e approvato da un’Assemblea Costituente eletta da tutti i siciliani e poi ratificato dal Parlamento italiano.

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