Senza dimora, la strage silenziosa: 414 morti nel 2025 in Italia, 17 in Sicilia

414 morti senza dimora nel 2025. In Sicilia 17. A gennaio il censimento. Quante sono le persone senza dimora?  Nel 2025 in Italia  hanno perso la vita in strada 414 persone senza dimora. Anche la Sicilia, con 17 decessi rilevati, è parte di questa strage silenziosa , che vede l’età media delle vittime fermarsi a soli 46,3 anni, oltre 35 anni in meno rispetto alla media nazionale. 9 genn 2026 - Ma quante sono in totale le persone senza dimora? Come vivono, quali le loro condizioni e le loro necessità?  A queste domande si proverà a rispondere con il censimento e la conta nazionali, previsti a fine mese nelle 14 città metropolitane, fra cui Palermo, Catania e Messina.  L'azione, promossa da Istat e coordinata da fio.PSD - Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora - è in programma il 26, 28 e 29 gennaio, con il supporto di migliaia di volontari in tutta Italia. Nelle tre città siciliane servono ancora volontari e volontarie , che previa una adegua...

NOCE: DOVE LE POPOLAZIONI CONSERVANO ELEVATA DIVERSITÀ GENETICA

Uno studio dell’Ibaf-Cnr e Ibam-Cnr identifica origine e modalità di diffusione del noce comune, evidenziando l’influenza dell’uomo. Il lavoro, pubblicato su Plos One, ha incrociato i dati genetici della pianta con l’analisi glottologica della parola ‘noce’ e con i dati archeologici, topografici e storici relativi alla distribuzione geografica della specie

21/03/2017 - Un recente studio condotto dagli istituti del Consiglio nazionale delle ricerche di Biologia agro-ambientale e forestale (Ibaf-Cnr) e per i Beni archeologici e monumentali (Ibam-Cnr), ha permesso di identificare l’origine e le modalità di diffusione del noce comune (Juglans regia L.), specie oggi apprezzata per le proprietà nutraceutiche dei frutti ricchi di acidi grassi polinsaturi. Pubblicato su Plos One, il lavoro evidenzia l’origine asiatica della pianta e l’esistenza nel Caucaso e nelle valli delle montagne dell’Asia Centrale di almeno quattro zone dove le popolazioni di noce conservano un valore elevato di diversità genetica, probabilmente sopravvissute in nicchie ecologiche protette dopo le glaciazioni del Pleistocene (Kyrgyzstan occidentale, Asia occidentale e centro-meridionale, Uzbekistan centro-orientale, province di Xinjiang and Shandong in China).

Lo studio ha anche identificato l’importanza sia delle grandi barriere fisiche che ostacolarono il flusso genico naturale (montagne e deserti), sia delle vie commerciali e culturali che le superarono. Inoltre, l’incrocio con dati etnolinguistici e storici (associazione tra gli antichi phyla linguistici presenti lungo la viabilità fondamentale e la struttura genetica delle popolazioni di noce) ha indicato nelle vie Regia persiana e della Seta le rotte della diffusione della pianta, dall’Iran e Trans-Caucaso all’Asia centrale e dalla Cina occidentale a quella orientale.

“I commerci nella zona tra Tashkent e Samarcanda (Uzbekistan centro-orientale), dove convergevano i bracci settentrionali e centrali della Via della Seta del nord, possono aver causato anche la divisione spaziale della locale struttura genetica del noce autoctono e aver trasferito in tale zona diversi pool genici tutt’ora riscontrabili”, spiega Angelo Massacci, direttore dell’Ibaf-Cnr, che aggiunge: “Sono stati incrociati i dati ottenuti dalla genetica di popolazione della J. regia sia con l’analisi glottologica della parola ‘noce’ - in relazione alle dinamiche di diffusione della specie - sia con i dati archeologici, topografici e storici, indispensabili per interpretare la struttura genetica delle popolazioni di noce, finora solo genericamente correlata all’azione umana”.

I ricercatori Cnr hanno assemblato la più vasta collezione di popolazioni selvatiche di noce oggi esistente, grazie a campionamenti effettuati negli ultimi 30 anni, dall’Europa all’Estremo Oriente, in aree naturali protette dove l’azione umana era assente o quasi nulla e in siti significativi dove le piante plurisecolari venerate erano soggette a vincoli di carattere religioso. I ricercatori hanno svolto il lavoro dal prelievo in campo in 16 paesi del continente euroasiatico, tra Cina e Spagna, fino all’analisi dei risultati.

“In Europa, incrociando evidenze palinologiche fossili, dati storici e culturali e genetica delle popolazioni, si è dimostrata, accanto al fulcro asiatico, l'esistenza di due rifugi glaciali di noce, nei Balcani e nelle regioni occidentali”, prosegue il direttore dell’Ibaf-Cnr. “La diffusione, verificatasi dall’età del Bronzo a quella romana, è avvenuta grazie alle penetrazioni commerciali romane nelle regioni trans-danubiane, sino al Baltico e ai confini delle steppe russe. Inoltre la successione di periodi di forte espansione e di contrazione della presenza del noce, riscontrata negli ultimi 4.000 anni, si deve al variare dello sfruttamento umano”.

“Un forte riconoscimento per il lungo e impegnativo lavoro svolto va a Maria Emilia Malvolti, Paola Pollegioni, Francesca Chiocchini, Marco Ciolfi, Irene Olimpieri, Virginia Tortolano dell’Ibaf-Cnr, a Stefano Del Lungo dell’Ibam-Cnr Istituto per i beni archeologici e monumentali (Ibam-Cnr), e a Sergio Mapelli dell’Istituto di biologia e biotecnologia agraria (Ibba-Cnr), la cui collaborazione testimonia l’importanza della cooperazione trasversale ed interdipartimentale tra istituti Cnr e mostra come solo un approccio multidisciplinare fornisca una visione olistica dei fattori che hanno determinato la storia evolutiva delle specie”, conclude Massacci. Il tema di ricerca nel 2011 è stato l’oggetto di un accordo internazionale tra Ibaf-Cnr, Earth Trust Hill Farm Little Wittenham, Oxon – Oxford (Uk) e United States Department of Agriculture (Usda), Hardwood Tree Improvement and Regeneration Center (Htirc), Purdue University (Usa), che nel 2012 ha permesso di candidare con successo il progetto ‘Walnet - Walnut Landscape Genetics In The Native Range’, finanziato dalla UE e dalla Regione Umbria nell’ambito del programma Marie Curie I-Move.


Commenti