LAVORO ACCESSORIO RISULTANO VENDUTI 400 MILIONI DI VOUCHER A 10 EURO

Complessivamente, da agosto 2008 (inizio della sperimentazione sull’utilizzo dei voucher per vendemmie di breve durata) al 31 dicembre 2016 risultano venduti2 400,3 milioni di voucher di importo nominale pari a 10 euro.

Roma, 26/04/2017 - Nei prospetti e nelle figure sui voucher venduti, per anno è da intendersi l’anno di vendita, mentre in riferimento ai prestatori di lavoro accessorio è invece da intendersi l’anno in cui è stata effettuata l’attività pagata con il voucher, come specificato. I dati (elaborazione al 31 marzo 2017) sono pubblicati nel portale Inps all’interno della banca dati Osservatorio sul Lavoro Accessorio alla cui Nota Metodologica si rimanda per dettagli sulle variabili ed eventuali aggiornamenti degli anni pregressi. Dal 31 agosto 2015 non è più possibile acquistare i voucher cartacei presso le Sedi INPS, pertanto i voucher genitorialità sono erogati esclusivamente tramite procedura telematica; tuttavia, le sedi hanno continuato a emettere voucher cartacei, anche nel 2016, per soddisfare la quota residuale di domande inserite negli anni precedenti e non ancora definite. Banche Sedi INPS

 NUMERO DI VOUCHER VENDUTI PER ANNO E MODALITÀ DI DISTRIBUZIONE.Valore del singolo voucher: 10 euroModalità di distribuzione
2 Le norme sull’utilizzo dei buoni lavoro per retribuire le prestazioni di lavoro di tipo accessorio, di cui agli articoli 70-73 del decreto legislativo n. 276 del 2003, sono state novellate dalla legge n. 92 del 2012 di riforma del mercato del lavoro, dalla legge n. 99 del 9 agosto 2013, dal decreto legislativo n. 81 del 2015 (Riordino dei contratti di lavoro del Jobs Act), dal decreto legislativo n. 185 del 2016 (di integrazione e correzione del Jobs Act). Il decreto-legge 17 marzo 2017, n. 25, "Disposizioni urgenti per l'abrogazione delle disposizioni in materia di lavoro accessorio nonché per la modifica delle disposizioni sulla responsabilità solidale in materia di appalti", ha disposto, all'articolo 1, comma 1, l'abrogazione degli articoli 48, 49 e 50, decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 relativi alla disciplina del lavoro accessorio. Pertanto, dal giorno 18 marzo 2017 non è più possibile l’acquisto di voucher. 2

1. DISTRIBUZIONE PERCENTUALE ANNUA DEI VOUCHER VENDUTI PER MODALITÀ DI DISTRIBUZIONEBancheSedi INPSTabaccaiProcedura telematicaUffici postali

L’importo nominale di 10 euro di ogni singolo voucher comprende la contribuzione a favore della Gestione separata Inps (1,30 euro), quella in favore dell’Inail (0,70 euro) e una quota per la gestione del servizio (0,50 euro). Il compenso netto per il lavoratore è di 7,50 euro.
Si evidenzia che in occasione di questo aggiornamento sono stati effettuati una serie di interventi di normalizzazione dei dati relativi alle vendite: è stato eliminato l’effetto distorsivo recato dalle transazioni che, dopo l’emissione del voucher, non risultano andate a buon fine, e pertanto la banca dati riporta esclusivamente l’importo dei voucher per i quali risulta perfezionata l’operazione di vendita.
La progressiva estensione degli ambiti oggettivi e soggettivi di utilizzo del lavoro accessorio è andata di pari passo con l’aumento della vendita dei voucher, che ha registrato un tasso di crescita del 58% dall’anno 2014 all’anno 2015, e del 24% dal 2015 al 2016.
Dalla sperimentazione per le vendemmie del 2008, il sistema dei buoni lavoro è andato progressivamente ampliandosi sotto diversi profili, tra cui la modalità di distribuzione dei voucher, inizialmente acquistabili presso le sedi INPS ovvero tramite la procedura telematica, e successivamente ampliatasi grazie alle convenzioni stipulate con l’associazione dei tabaccai prima e con le Banche Popolari poi, e da ultimo con la possibilità di acquistare voucher direttamente presso tutti gli uffici postali. Attualmente, l’acquisto dei voucher presso i tabaccai è di gran lunga prevalente: 80% dei voucher venduti nel 2016.
La tipologia di attività per la quale è stato complessivamente acquistato il maggior numero di voucher è il Commercio (17,4%). La consistenza della voce “altre attività” (34,5%; include “altri settori produttivi”, “attività specifiche d’impresa”, “maneggi e scuderie”, “consegna porta a porta”, altre attività residuali o non codificate) è il riflesso della storia del lavoro accessorio, all’origine destinato ad ambiti oggettivi di impiego circoscritti (quindi codificabili), negli anni progressivamente ampliati, fino alla riforma contenuta nella legge n. 92 del 2012 che permette di fatto l’utilizzo di lavoro accessorio per qualsiasi tipologia di attività.

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