CONSORZIO AUTOSTRADALE SICILIANO, LA CESSIONE È UNA RAPINA AI DANNI DEI SICILIANI

“La cessione del Consorzio Autostradale Siciliano è una rapina ai danni dei siciliani che hanno pagato le proprie autostrade con i pedaggi: l’ANAS si impadronirà del patrimonio dell’Ente senza uscire di tasca un euro”. Così Pierangelo Grimaudo, presidente regionale dell’associazione Nuova Politica, commenta l’assorbimento del CAS da parte dell’Azienda Nazionale Autonoma delle Strade.

Messina, 24 maggio 2017 - “E’ una rapina perché la Sicilia, nonostante le ben note criticità dell’ente (dovute in buona parte alla mancata vigilanza della Regione) perderà un formidabile strumento per realizzare quelle opere che lo Stato e quindi la stessa ANAS, che è di proprietà statale, non ha mai voluto o saputo realizzare nel nostro territorio -incalza Grimaudo. Intanto crollano i viadotti sulle tratte costruite proprio da questo ente, mentre la parte meridionale dell’Isola aspetta un’autostrada promessa nel 1976 e mai realizzata. Ma questa cessione è anche una vergognosa rapina di posti di lavoro e di futuro a Messina, perché è assolutamente prevedibile lo spostamento degli uffici in altra città e i complici sono a Palermo e anche nella stessa città. Il Consorzio Autostradale è stato e può continuare a essere un’importantissima fonte di ricchezza per il capoluogo peloritano e per tutta la Sicilia”.
L’ente può infatti contare su un patrimonio di svariati miliardi di euro già realizzato, con oltre 300 km di autostrade costruite: la Messina-Catania (1965), la tangenziale di Messina (1972), la Messina-Palermo fino a Rocca di Caprileone (1975) ma completata anni dopo per una legge dello stesso anno che ha fermato i lavori fino al 1982, e la Siracusa-Gela parzialmente realizzata.

“Probabilmente il più grande investimento economico della storia siciliana degli ultimi due secoli –aggiunge il presidente di Nuova Politica- voluto e realizzato da messinesi. Un enorme shock economico che negli anni ‘60 e ‘70 ha portato Messina, crocevia del sistema, all’avanguardia dello sviluppo economico, turistico, industriale e commerciale del Sud Italia. Un investimento con le più moderne tecniche finanziarie: il project financing alimentato da prestiti di banche siciliane (BdS, Cassa di Risparmio, Banca del Sud) e di Londra e New York, tutti andati a buon fine.
Invece Stato e Regione Sicilia ci hanno messo ben poco di tasca propri. Deve essere chiaro che i flussi finanziari che genera il CAS di Messina sono enormi. Si parla di 84 milioni di incassi annuali da pedaggi, mentre il costo dei 350 dipendenti impegnati nella gestione delle tre autostrade, la maggior parte dei quali operanti nel Messinese, è di 18 milioni e mezzo l’anno.

È quindi evidente che lo Stato non ci rimette né ci mette il becco di un quattrino e incassa 63 milioni e mezzo l’anno (previsti per 30 anni) presi proprio dai pedaggi. Questa ricchezza, secondo i programmi del Governo Crocetta, deve sparire da Messina. Ovviamente -conclude Grimaudo- con la complicità di una folta schiera di basisti locali che garantiscano il colpo o con azioni (il voto all’ARS) o con colpevoli omissioni (tacendo). Una vera e propria congiura del silenzio di politici regionali e nazionali, di amministratori locali e, quel che è peggio, anche dei sindacati”.
Il Consorzio Autostrade Siciliane in cifre.

• 164 milioni di credito certificato verso ANAS e Ministero delle Infrastrutture
• 200 milioni presunto debito verso imprese (il 50% della pretesa creditoria non è certificata né riconosciuta né accertata giudizialmente)
• 36 milioni quindi i debiti del CAS
Da sottolineare che la Regione Sicilia ha avuto e ha anche oggi il potere di rimuovere gli amministratori che si sono rivelati inefficienti e che ha sempre autorizzato l’assunzione di massa di personale poco qualificato per mobilità da altri enti che oggi pesa sul bilancio dell’Ente.
Inoltre, i vertici amministrativi e burocratici sono stati e sono ancora soggetti all’interessamento dell’autorità giudiziaria ma, a parte un’eccezione, il presidente della Regione si è sempre astenuto dal sospenderli dal servizio o dall’incarico.
Azioni ANAS (che dovrebbe “salvare” il CAS al quale deve 164 milioni) in Sicilia

Ha costruito:
• la PA-Mazara del Vallo dove non c’è e non c’è stata mai una stazione di servizio (spetta all’ANAS dare in concessione l’area di servizio)
• la PA-CT dove è crollato un viadotto per totale carenza di controlli, mentre il fondo stradale versa in condizioni pietose (né più né meno come sulle ME-CT e ME-PA)
• la strada CL-Gela dove alcuni anni fa è crollato un viadotto
• la strada Castelvetrano-Porto Empedocle e anche qui più volte è crollato un viadotto
• la strada PA-Sciacca dove si registrano moltissimi morti in incidenti
• la tangenziale di Catania completata negli anni ‘90 con 20 anni di ritardo rispetto a Messina
• l’autostrada CT-SR.

Cosa avrebbe dovuto fare in Sicilia l’ANAS e non ha invece fatto?
• L’autostrada Castelvetrano-Porto Empedocle-Gela (più di 200 km in una zona dove non c’è nulla), prevista già in un piano statale del 1974 e mai vista
• la tangenziale di Palermo progettata nel 1966 (ormai non se ne parla neanche più)

Cosa ha fatto l’ANAS e cosa è capace di fare nel resto d’Italia?
• 40 anni di eterni cantieri sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria (bivacco della ‘ndrangheta).

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