FIDELIS, NELL’AULA BUNKERLA TELA SEICENTESCA DANNEGGIATA DALLA BOMBA DELLA STRAGE DEI GEORGOFILI A FIRENZE

Fidelis, Istallazione straordinaria - Aula Bunker 23 maggio 2017 Caserma dei Carabinieri “Bonsignore-Dalla Chiesa” - 23 maggio, 10 settembre 2017. Le opere esposte sono il risultato dell’importante e complessa attività che svolge da quasi cinquant’anni quotidianamente il Comando Tutela Patrimonio Culturale, in sinergia con le altre articolazioni dell’Arma e con il sostegno del MiBACT.


Palermo, 20/05/2017 - L’Arma dei Carabinieri in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e la Regione Siciliana Assessorato dei Beni Culturali e dell'Identità
Siciliana, con il contributo dell’Aeronautica Militare, ha promosso Fidelis,
esposizione inserita nel progetto più ampio “Le città della fiducia”, teso a promuovere
la cultura della responsabilità sociale e della legalità nel Mediterraneo.
Fidelis è una produzione a cura generale della Fondazione Falcone, First Social Life,
Open Group. È del tutto eccezionale che una mostra di opere così importanti si svolga in una caserma
operativa dell’Arma. Questo antico complesso militare chiamato da tutti, a Palermo,
“la caserma del Generale Dalla Chiesa” – perché in questo luogo Carlo Alberto
fu Comandante della Legione Carabinieri Sicilia – è simbolo, per la città e per il Paese,
del contrasto vincente dello Stato contro “Cosa Nostra”.

La mostra è dedicata a Giovanni Falcone – assassinato a Capaci il 23 maggio del
1992 insieme alla moglie Francesca Morvillo e a Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio
Montinaro, della Polizia di Stato, a Paolo Borsellino - assassinato il 19 luglio
del 1992, con gli agenti di Polizia di Stato in servizio di scorta Agostino Catalano,
Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina - e a Carlo
Alberto Dalla Chiesa – Vice Comandante Generale dei Carabinieri e Prefetto di Palermo,
ucciso il 3 settembre del 1982 insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e al
poliziotto Domenico Russo, in servizio di scorta – e in special modo al loro lavoro,
fertile di eccezionali e innovative intuizioni investigative, tecniche e culturali, che costituiscono
tuttora esemplari modelli per le attività dello Stato nella lotta alla criminalità
organizzata.

Il progetto complessivo, come la stessa esposizione, rappresenta un modello di produzione
culturale europeo in cui si fondono e si fortificano virtuose sinergie tra istituzioni
statali, istituzioni locali, realtà sociali e associative, istituzioni bancarie, imprese,
il sindacato e la cooperazione per un concreto patto civile per la legalità e per la
tutela del patrimonio culturale.
L’intero progetto vuol essere, quindi, un contributo forte alla rinascita di tutta la comunità
palermitana, siciliana e nazionale, per una reale difesa del proprio patrimonio
culturale, antico e moderno. È un esempio concreto di azione di responsabilità sociale,
una sperimentazione di cooperazione civile e nel contempo di una nuova tangibile
forma di “economia della conoscenza”.

Le opere esposte sono il risultato dell’importante e complessa attività che svolge da
quasi cinquant’anni quotidianamente il Comando Tutela Patrimonio Culturale, in sinergia
con le altre articolazioni dell’Arma e con il sostegno del MiBACT.
Il valoroso e specifico impegno investigativo profuso nelle numerosissime operazioni
di recupero di beni culturali – durate spesso anni – vede al centro “i Carabinieri dell’arte”,
le donne e gli uomini dell’Arma, esempio ancora unico a livello internazionale
di efficacia e professionalità, punto di riferimento in materia per le polizie di tutti i
Paesi stranieri. La Banca Dati del Comando – nella quale sono contenute milioni di
informazioni foto-descrittive di beni culturali, strumenti musicali, mobili, libri antichi,
preziosi beni devozionali e di culto, trafugati e commerciati in decine e decine di
anni, per i quali non si ferma mai la costante attività di ricerca – è la più vasta del
mondo, e ispiratrice di quella di Interpol.

Questo lunghissimo lavoro di investigazione e recupero, in questo caso per la gran
parte svolto in Sicilia, può essere testimoniato dalla Testa di Ade, oggi conservata
nell’importante Museo Archeologico di Aidone, nel cuore dell’Isola. L’eccezionale
opera in terracotta, fu trafugata nell’area archeologica di Morgantina, ad Aidone, in
provincia di Enna negli anni Settanta, venduta illecitamente al Paul Getty Museum ed
esposta nella sede di Malibù, in California, fino al suo recupero. Francesco Rio, Sostituto
Procuratore di Enna, titolare delle indagini, è l'autore della rogatoria internazionale
che, nel 2014, ha consentito la restituzione della Testa di Ade e, grazie al lavoro
investigativo del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Palermo,
che ha operato in stretto contatto con il Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità
Siciliana, il 29 gennaio 2016, si è concluso il lungo viaggio di questo capolavoro inestimabile,
d’epoca ellenistica, tornato finalmente in Sicilia.

Impreziosiscono l’esposizione, tante altre importantissime opere. Tra cui il dipinto Il
concerto (1610 circa) di Bartolomeo Manfredi, maestro di influenza caravaggesca,
esposto alle Gallerie degli Uffizi, quattro dipinti di Tintoretto, rubati al museo di Castelvecchio
di Verona nel 2015 e recuperati in Ucraina dopo l’arresto di tutti gli autori
del furto, e il tabernacolo ligneo, recuperato dalla Chiesa di S. Antonio Abate ad
Amatrice e proveniente dagli interventi dei “Caschi Blu della cultura” nelle zone terremotate
del Centro Italia. L’importante dipinto di Manfredi, un olio su tela che oggi
solo grazie al laborioso restauro può essere esposto, è stato scelto per questa esposizione
per l’alto valore anche simbolico: è tra le opere che, nella notte tra il 26 e 27
maggio del 1993, furono distrutte o gravemente danneggiate dall’esplosione della
bomba che provocò la strage mafiosa di via dei Georgofili a Firenze, nella quale rimase
uccisa un’intera giovane famiglia, con la neonata Caterina Nencioni.

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