Caro voli in rima: "Se in Sicilia vuoi tornare 800 euro devi pagare"

Festività in Sicilia è ormai sinonimo di caro voli. Anche quest’anno, tornare a casa per Pasqua sarà proibitivo per tantissimi emigrati. Da una rilevazione di Federconsumatori Sicilia, aggiornata al 18 marzo 2026, emerge il seguente quadro se si sceglie di partire il 2 o 3 aprile e tornare il 7: un volo di andata e ritorno con Ryanair da Milano verso Catania costa 407,39 €; per viaggiare da Torino 431,98€. Non migliora la situazione per chi ha necessità di atterrare all’aeroporto di Palermo: il volo costa 352,64 € da Bergamo e 410,15 euro da Verona €. Peggiora la situazione se si sceglie di volare con Ita Airways: 470,5 euro per un volo Milano-Palermo, 540,88 per la tratta Bologna Catania. 19 mar 2026 - Il fenomeno del caro voli, ormai strutturale nei periodi di alta domanda come le festività, continua a colpire in modo particolare la Sicilia, dove la mobilità dipende quasi esclusivamente dal trasporto aereo. La combinazione tra domanda concentrata in pochi giorni, offerta lim...

“1968-2018. PAUSA SISMICA: A 50 ANNI DAL TERREMOTO DEL BELICE”, MOSTRA A PALERMO

Sarà inaugurata il 27 gennaio presso Palazzo Sant’Elia, in via Maqueda 81 alle ore 17,30, la mostra “1968-2018. Pausa Sismica: vicende e visioni a cinquant’anni dal terremoto del Belice”.

Palermo, 25 gennaio 2018 – La mostra organizzata da Fondazione Orestiadi e Fondazione Sant’Elia e patrocinata dalla Città Metropolitana di Palermo, sarà corredata da filmati e fotografie a ricordo del tragico evento del terremoto che nella notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968 rase al suolo interi paesi provocando centinaia di morti e migliaia di feriti e contò 70 mila sfollati. La mostra attraverso fotografie, video, e materiali documentari ripercorre la storia di Gibellina, dal terremoto alla costruzione della città nuova, rifondata sul sogno del suo sindaco Ludovico Corrao, fermamente convinto che soltanto attraverso l’arte si potesse pensare alla rinascita.
La Mostra sarà visitabile dal 28 gennaio al 13 marzo 2018

1968-2018 PAUSA SISMICA.
Cinquant’anni dal terremoto del Belìce. Vicende e visioni.
Fondazione Sant’Elia | PALERMO
28 gennaio > 13 marzo 2018

[ARTE][SICILIA] Alle 16.48, ci fu la terza scossa: si sbriciolarono i muri di Gibellina, Menfi, Montevago, Partanna, Poggioreale, Salaparuta, Salemi, Santa Margherita e Santa Ninfa. Nella notte, alle 2.33, un’altra scossa molto violenta si avvertì fino a Pantelleria. Ma quella devastante, definitiva, fu alle 3.01: il Belìce non esisteva più, i soccorritori si trovarono dinanzi – quando riuscirono a raggiungere la valle percorrendo strade distrutte – un paesaggio lunare, paradossale, senza vita. Il terremoto che squassò il Belìce, nel cuore del Trapanese, cinquant’anni fa – nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 morirono quasi 300 persone (ma il numero esatto non si saprà mai), 1000 furono i feriti e 70 mila gli sfollati - rase al suolo paesi abitati soprattutto da vecchi, donne e bambini, visto che gli uomini erano emigrati in cerca di lavoro. E portò alla luce una realtà sconosciuta, quella della Sicilia rurale e arretrata che lo Stato aveva dimenticato. Il terremoto del Belìce fu il primo grande “caso” del dopoguerra che mise a nudo l’impreparazione dei soccorritori, l’inerzia dello Stato, lo squallore dei luoghi dove ancora, nel 1976, 47 mila persone vivevano nelle baracche. Le ultime 250 furono distrutte nel 2006.

Nell’anno del cinquantenario, la mostra “1968/2018 PAUSA SISMICA. Cinquant’anni dal terremoto del Belìce. Vicende e visioni” – che la Fondazione Sant’Elia, a Palermo, ospita dal 28 gennaio al 13 marzo. Inaugurazione: 27 gennaio, alle 18 - ripercorre la storia di Gibellina, dal terremoto che la rase al suolo, alla costruzione della città nuova, rifondata sul sogno del suo sindaco Ludovico Corrao.
La mostra - curata dalla Fondazione Orestiadi e coprodotta dalla Fondazione Sant’Elia, in collaborazione con il Comune di Gibellina - va avanti per temi e sezioni che, nel loro intrecciarsi, restituiscono la complessità dell’accaduto. Si parte dalla notte del terremoto, tra il 14 e il 15 gennaio 1968: gli scatti dei fotografi - Enzo Brai, Nino Giaramidaro, Melo Minnella, Nicola Scafidi - che si precipitarono nella Valle, i primi documenti video, il periodo nelle baracche (Letizia Battaglia). Alla ricostruzione e a Gibellina Nuova è poi dedicata un’intera sezione della mostra che esplora l’urbanistica, le architetture, le sculture attraverso i modelli delle opere realizzate.

Nella foto: © Melo Minnella_Gibellina 1968


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