“LA MAFIA DEI PASCOLI”, IL LIBRO PRESENTATO A ROMA

Forti parole del Capo della Polizia: “In questo Paese non devi solo
difenderti dalla mafia ma anche da zelanti delegittimatori”.


Roma, 6 febbraio 2019 – Presentato a Roma, nella stupenda cornice del
Tempio di Adriano a Piazza di Pietra, il libro “La mafia dei pascoli”
di Giuseppe Antoci e Nuccio Anselmo. Di altissimo profilo
istituzionale il parterre dei relatori che ha registrato la presenza
del Procuratore Nazionale Antimafia Cafiero De Raho e del Capo della
Polizia Prefetto Gabrielli.
Alla serata, moderata da Andrea Montanari della Rai e voluta dalla Regione Lazio e da Rubbettino Editore, hanno partecipato anche Tina Montinaro e il figlio Giovanni il quale ha letto, insieme all’attrice
Annalisa Insardà, alcuni brani del libro. Alla bellissima iniziativa
sono state tantissime le autorità dello Stato che hanno partecipato,
fra gli altri: il Vice Presidente del Consiglio Superiore della
Magistratura David Ermini, il Sottosegretario agli Interni Gaetti, i
vertici delle forze dell’ordine e tanti Parlamentari di varie forze
politiche.

Dopo il saluto di Giampiero Cioffredi, Presidente dell’Osservatorio
Legalità della Regione Lazio, che ha invitato a “non abbassare mai la
guardia nella lotta alle associazioni criminale” sono seguite le belle
parole del Procuratore Nazionale Antimafia Cafiero De Raho: “E’
importante che gli uomini dello Stato si espongano prima dei cittadini
– ha dichiarato De Raho – le denunce sono partite quando Antoci ha
cominciato a parlare dei bandi e dei fondi europei, poi sono
intervenute le Prefetture e poi sono subentrate le indagini. A quel
punto la mafia ha attaccato Antoci”.

Di grande intensità e commozione l’intervento di Giovanni Montinaro,
figlio del Capo Scorta di Falcone che perse la vita nella strage di
Capaci. Giovanni, che era presente insieme alla mamma Tina, ha letto
un brano del libro che riguardava un pezzo di storia familiare del
Presidente Antoci e alla fine ha lasciato tutti senza fiato quando ha
detto: “Ringrazio Giuseppe Antoci perché, grazie a questo libro e a
questi brani, sono riuscito a parlare con mio padre non avendo avuto
la possibilità di farlo perché morto troppo presto”.

E poi il forte affondo del Capo della Polizia Gabrielli, “ In questo
Paese – ha dichiarato – non ti devi solo difendere dalla mafia e dalla
criminalità ma anche da zelanti mascariatori prodighi di comunicazione
e pronti a inoculare sospetti in ogni occasione – ha continuato
Gabrielli”.

Un chiaro e forte messaggio a chi in questi anni e dopo il gravissimo
attentato subito da Antoci e dagli uomini della sua scorta, ha cercato
di delegittimare con “fake”, così le ha definite il Capo della
Polizia, orientate a bloccare l’opera forte di contrasto alle mafie
nel Paese che da quei Nebrodi è partita risalendo lo stivale.

“Non è stato facile – ha detto Antoci, ex Presidente del Parco dei
Nebrodi – ripercorrere questa esperienza. Ringrazio Nuccio Anselmo per
la delicatezza che mi ha riservato percependo sempre, durante i nostri
dialoghi, quando era il momento di fermarsi e darmi la possibilità di
riprendere fiato o asciugare qualche lacrima”. Oggi lascio in quelle
righe e al racconto ad Anselmo, un pezzo della mia vita ma anche un
pezzo del mio cuore, qualche intimità, qualche amarezza, qualche
paura”.

Tutti i diritti riservati agli autori sono stati, dagli stessi,
destinati all’Associazione “Quarto Savona 15”, che prende spunto dal
nome in codice dell’auto blindata fatta saltare in aria a Capaci il 23
maggio 1992 durante la strage che uccise Giovanni Falcone, la moglie e
gli uomini della sua scorta.
L’associazione nasce dall’iniziativa di Tina Montinaro, vedova di
Antonio, caposcorta di Giovanni Falcone. L’obiettivo è quello di
mantenere viva la memoria della strage di Capaci del 1992,
“trasformando il dolore in azioni concrete”.

La presentazione si è conclusa con il famoso e commovente monologo “La
Scorta”, a cura della bravissima attrice Annalisa Insardà che ha
riempito di lacrime i volti commossi di tutti i partecipanti e
consegnato alla Città di Roma e al Paese un pezzo di lotta alla mafia
che, come ama dire proprio Antoci, “è solo fatta di normalità e non di
eroismo”.

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