Francesca Albanese, Relatrice Speciale ONU per i diritti umani: Acquedolci ospiterà l'incontro online

Acquedolci ospiterà l'incontro online con Francesca Albanese, Relatrice Speciale dell'ONU per i diritti umani nei territori palestinesi occupati da Israele.  16/06/2026 - L'iniziativa avverrà il 19 giugno, alla Casa delle culture su maxi-schermo, in collegamento con tutte le oltre 140 piazze italiane che hanno aderito. L'iniziativa partita da due comitati di Milano e Cagliari ha riscontrato l'interesse di molte realtà organizzate della solidarietà e nei movimenti per la Pace, tra le quali ACM e Anbamed. L'incontro inizierà puntuale alle 20.45 e l'intervento di Francesca Albanese avverrà alle 20:50, quindi, si raccomanda la puntualità. L'iniziativa avverrà alla Casa delle Culture,  indirizzo: via Vittorio Emanuele II, 3/5 . 98070 Acquedolci (ME) Data: venerdì 19 giugno 2026 ore 20:30 Ingresso gratuito. Grazie per l'attenzione e l'eventuale pubblicazione. Cordiali saluti Farid Adly

DOMENICO MODUGNO: IL DIALETTO E LA LINGUA “DI CUORE E DI TESTA”

28/07/2019 - Non c’è periferia nell’arte e nella musica, semmai il bello. Non esistono i generi, se non per intendersi, per avvicinare o allontanare chi della musica ama solo un ‘genere’. E non esistono i dialetti, né le parlate di periferia: esistono le lingue, i linguaggi, i codici “di cuore e di testa”. Così Andrea Camilleri definiva il dialetto: le parole come segni distintivi della scrittura, della parlata e del pensiero.
Tra Andrea Camilleri e Domenico Modugno non corre troppa differenza: “cabasisi” o “babbiare” sono entrati, entrano o entreranno nel vocabolario italiano (degli italiani) come parole “di cuore e di testa”, dell’arte e della fantasia, ma sempre facenti parte di quel 'codice naturale' che sono le origini, la famiglia, i nonni, il paese, il gruppo dei pari, la piazza e scuola (prima e dopo la campanella).

Domenico Modugno ha azionato i suoi codici “di cuore e di testa” dando luogo ad un linguaggio artistico che scava nella fantasia, nel desiderio, nel cuore (suo e dei suoi simili), della gente conosciuta e in quella ancora da conoscere. Modugno è intriso di Sud, di sale, di sudori, di fatica, di lavoro, di natura, di bellezza. Scende negli altrui dolori, negli altrui sentimenti, come un minatore scende nel ventre della terra e la scandaglia, ne indaga i più reconditi umori, gli anfratti dell’anima.
E da lì vola oltre l’immaginabile con la sua esclusiva mongolfiera, alimentata dall'immaginario, dalla «fantasia». Modugno si lascia parlare dalla vita e dagli uomini e parla; come loro parla. Ne accoglie il vocabolario e, pur somigliante e comprensibilissimo, lo riscrive.

Così fa con la lingua materna, con quella paterna, con la parlata della moglie Franca Gandolfi (messinese di Messina e di Montalbano Elicona). Così fa col salentino, col sampietrino, col napoletano, e con… l’indiano di Pasqualino Marajà. Tutte lingue dello stesso ceppo: “di cuore e di testa”.
«Quella delle sottaciute origini pugliesi del Modugno, che a lungo preferì farsi credere “siciliano” per meglio divulgare la sua immagine, fu una vexata quaestio destinata ad accompagnarlo nel corso degli anni. Sicché alle rimostranze dei conterranei, talvolta anche accese, il Modugno giustappose di fatto una “meridionalità” come categoria dello spirito, senza distinzioni, se – come diplomaticamente affermò più volte – si considerava pugliese di nascita, siciliano d’amore e napoletano d’adozione».

La lingua di Camilleri è divenuta argomento di studio per i linguisti di tutto il mondo, quella di Domenico Modugno altrettanto. Ma ancora di più lo sarà negli anni a venire, quando la lingua “di cuore e di testa” sarà entrata nelle scuole come lingua obbligatoria.
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DOMENICO MODUGNO, IL SICILIANO DEL SALENTO

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