Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

«Filastrocca dell’udito (e dell’orecchio)»


La «Filastrocca dell’udito (e dell’orecchio)» di Mimmo Mòllica fa parte delle ‘filastrocche dei sensi’ e si interroga sull’effettivo ‘numero’ dei nostri sensi. Sono cinque? Si direbbe che siano di più, se pure l’uomo è capace di ‘eco-locarsi’, come i pipistrelli, capaci di orientarsi grazie all’eco. Che senso è, udito o vista? È l’udito usato come vista?

«Filastrocca dell’udito (e dell’orecchio)»

Cinque sensi conosciamo:
c’è la vista, l’olfatto,
che odorato chiamiamo,
quindi il gusto ed il tatto.

Dopo abbiamo l’udito,
vale a dire l’orecchio,
tu l’avrai già… sentito,
abbastanza, parecchio.

(Cambio ritmo. Lo senti?)

Chi sente le cose è l’orecchio
e non solo le più rumorose,
specialmente le cose affettuose,
le sentiamo anche senza apparecchio.

E le orecchie di ognuno son due,
sia le mie che le orecchie tue,
per sentire distinto un rumore
anche senza l’amplificatore.

Poi ci son tanti modi di dire
che si dicon per farsi capire,
per esprimersi velocemente,
come dire… a tamburo battente.

(Cambio di nuovo ritmo. Lo senti?)

Suonare ad orecchio,
aver fine l'orecchio
ed averne parecchio.
O anche tender l'orecchio,
non sentir da un orecchio,
esser duro d'orecchio,
metter pulci all’orecchio.

Dopo, son tutt'orecchie,
o mi fischian le orecchie,
o tirare le orecchie,
aprir bene le orecchie,
o mi sturo le orecchie,
o mi tappo le orecchie,
raddrizzare le orecchie
tener teso l’orecchio,
tu l’avrai già… sentito,
abbastanza, parecchio.

Mimmo Mòllica ©

“Prima si sentono la bontà, l’ostilità, l’indifferenza, l’amicizia e pure la bellezza. Si sentono non attraverso i sensi, ma a dispetto dei sensi” (Jorge Luis Borges). Già Aristotele parlava dei «5 sensi» ed ancora oggi apprendiamo che cinque sono i sensi: vista, gusto, olfatto, tatto e udito. Ma è proprio così? Si direbbe che i nostri sensi siano più di cinque, introducendo il concetto di “propriocezione“ e parole come ‘spindles’, cellule attraverso cui percepiamo la nostra posizione nello spazio anche al buio e nel silenzio, anche se bendati. Tutto questo è dovuto al «sistema vestibolare» che si trova all’interno dell’orecchio.
Attraverso i mille recettori di cui siamo dotati potremmo ‘sentire’ la temperatura corporea, la pressione, probabilmente anche il prurito. E allora potremmo parlare pure di senso meccanico (tatto, udito, propriocezione), di senso chimico (gusto, olfatto e i sensi interni) e di senso luminoso (vista). E sarebbe un senso la capacità dell’uomo di ‘eco-locarsi’, come i pipistrelli, capaci di orientarsi grazie all’eco: che senso è? Udito o vista? È l’udito usato come vista?

[18 agosto 2020]

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