Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

Covid: la Sicilia prima per contagi, buona Movida a tutti

La Sicilia prima regione d’Italia per contagi da Covid_19 e ricoveri. Avere consentito le riaperture ha consentito ai comparti dell’economia la cosiddetta ripartenza. Un «liberi tutti» per alcuni versi necessario che ha permesso alla politica di accontentare i comparti economici e le relative organizzazioni di tornare al lavoro e agli incassi, cosa legittima e auspicabile.

17/08/2021 - Ora che la Sicilia ha acquisito il primato per contagi da Covid_19 e ricoveri può dirsi realizzata per avere permesso le riaperture invocate da più parti, secondo le norme nazionali, consentendo ai comparti dell’economia di riprendere fiato: la cosiddetta ripartenza. Governo e Governanti hanno lanciato il tema del corrente e prossimo dibattito televisivo (il Green Pass), lasciando lo scenario aperto per i talk-show del prossimo autunno. Un «liberi tutti» che - evidentemente - bene non ha fatto alla Sicilia (né all’Italia), considerata l’impennata del contagio (i numeri del resto li danno loro, non li inventiamo noi), che avrà costi economici e sociali che dovremo affrontare. Un «liberi tutti» che ha permesso - però - alla politica di accontentare i comparti economici e le relative organizzazioni, di tornare al lavoro e agli incassi, cosa legittima e auspicabile. Ovviamente, la riapertura delle attività esonera i Governi dai ristori.

Ma le Feste? Che bisogno c’era di decretare il «liberi tutti» pure per Feste e Movide più o meno improvvisate? Che bisogno c’era di «garantirsi» l’impennata dei contagi con quegli assembramenti che secondo le stesse agenzie che gestiscono il Covid sono (certamente) occasione di contagio? Senza distanziamento, senza mascherine, quando già sappiamo che la «zona Gialla» prevede proprio l’uso delle mascherine anche all’aperto? Feste e Movide svoltesi sotto gli occhi di tutti, pure sotto gli occhi di chi avrebbe dovuto impedirle, senza che siano state interrotte. Eppure gli assembramenti autorizzati, come spesso le lotte sindacali, le manifestazioni di piazza di lavoratori, vengono caratterizzati da manganellate e fumogeni.
 
Sono ormai quelli gli assembramenti che non piacciono alla politica? E pure per andare a mensa si fa obbligo a chi lavora del Green Pass. Lo stesso non vale per partecipare alle movide non autorizzate: nessun Green Pass. Eppure la Movida riguarda e coinvolge maggiormente i giovani, gli studenti, coloro che andrebbero particolarmente salvaguardati nell'imminenza del ritorno alle lezioni (in presenza).
Sono quelli dei lavoratori gli assembramenti che non piacciono alla politica? 
Se così fosse - allora - buona Movida a tutti!

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