Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

Mafia, Piera Aiello: "Sconcerto per parole della prefetta di Agrigento"

Mafia, Aiello (Misto): Sconcerto per parole prefetta di Agrigento

23 sett 2021 - «Esprimiamo tutto il nostro sconcerto e la nostra indignazione per le affermazioni della prefetta di Agrigento, Maria Rita Cocciufa, riportate nella relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia relativa al secondo semestre 2020». Lo dichiarano in una nota congiunta la deputata del gruppo Misto Piera Aiello, l’ex ministra della difesa Elisabetta Trenta, i testimoni di giustizia Ignazio Cutrò e Pino Masciari, l’avvocato e consulente della commissione Antimafia Rosario Scognamiglio, l’avvocato Roberto Catani e il segretario provinciale di Idv per Roma Nicola Cecchini. «In particolare la prefetta, nel descrivere il territorio della provincia di Agrigento, si lascia andare a giudizi sprezzanti e lesivi della dignità delle amministrazioni locali, definite "non sempre all'altezza dei complessi compiti e con apparati amministrativi caratterizzati da carenze di professionalità". Ma ancor più grave è il giudizio sulla cittadinanza, che non offrirebbe - a suo dire - “modelli positivi di reazione a gravi fenomeni".

Il rappresentante del governo sul territorio, la signora Prefetta Maria Rita Cocciufa, omette, ad esempio, di ricordare che la famiglia Cutrò ha fatto il proprio dovere fino in fondo, denunciando e testimoniando nei processi contro Cosa Nostra. Pertanto le affermazioni riportate nella relazione risultano quantomeno mistificatorie rispetto a una realtà che lotta quotidianamente per affrancarsi dal fenomeno mafioso. E offrono una ricostruzione storica, politica e sociale lontana dalla realtà. Suggeriamo al Prefetto di mettere in soffitta il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e di cominciare a leggere il libro che racconta la storia del testimone di giustizia Ignazio Cutrò e della sua famiglia. Quando lo Stato fa fatica a riconoscere il debito contratto con gli onesti non ci si può rammaricare di non godere di credibilità tra gli stessi. Non riconoscere le fatiche e l'onore di chi non si arrende alla prepotenza mafiosa è la principale causa del disorientamento dei cittadini. Quando si è soli nella lotta contro le mafia si è, agli occhi di Cosa Nostra, vulnerabili».

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