Niscemi interviene Sigea: atti di compravendita di un immobile, è il colpo nella pistola della “roulette russa”

Niscemi interviene Sigea.  La Società Italiana di Geologia Ambientale propone che gli atti di compravendita di un immobile contengano anche il certificato che descriva i pericoli geologici riguardanti le aree interessate.  "In Italia oggi la popolazione a rischio frane è 1.284.960 e a rischio alluvioni è 6.818.375; gli edifici rispettivamente 742.192 e 1.549.759; le imprese rispettivamente 74.974 e 642.979.  Questi sono i numeri che l’ISPRA raccoglie dall’ISTAT e dalle Autorità di Bacino".    31/01/2026 - "Nessuna delle famiglie che stanno vivendo il drammatico disagio a Niscemi, e quelle che saranno coinvolte nei prossimi mesi, avrebbe investito tutti i propri risparmi per la cosa che tutti riteniamo il rifugio economico, materiale e sociale per eccellenza, la propria casa, sapendo che un giorno una frana l’avrebbe distrutta. Nessuna delle famiglie sfollate, avrebbe con ogni probabilità investito tutti i propri risparmi per la casa sapendo che un giorno una fra...

Streaming illegale: da Bologna a Messina, Palermo e Trapani una vasta operazione contro la pirateria audiovisiva

Una vasta operazione della Polizia di Stato contro la pirateria audiovisiva, disposta dalla Procura Distrettuale di Catania. I Centri Operativi Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale hanno eseguito numerose perquisizioni e sequestri sull’intero territorio nazionale nei confronti degli appartenenti ad una associazione per delinquere di carattere transnazionale. 70 indagati a vario titolo per associazione per delinquere a carattere transnazionale, riciclaggio, trasferimento fraudolento di beni, sostituzione di persona e altri reati.

Catania, 11/11/2022 - L’operazione ha fatto luce sul 70% di streaming illegale nazionale, pari a oltre 900.000 utenti con profitti mensili per milioni di euro.
Le città interessate dalle perquisizioni sono:
Ancona, Avellino, Bari, Benevento, Bologna, Brescia, Catania, Cosenza, Fermo, Messina, Napoli, Novara, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Roma, Salerno, Siracusa, Trapani, L’Aquila e Taranto.

Presso la sede del Reparto Mobile della Polizia di Stato di Catania si è tenuta la conferenza stampa nel corso della quale sono stati illustrati i dettagli dell’operazione. 
Sequestri in 22 città italiane, milioni di euro di incassi per il 70% di streaming "pirata".
Smantellata su input della Procura Distrettuale di Catania la "rete di streaming illegale più grande in Italia". La maxi operazione è stata denominata Gotha.

Un “Giro da decine di milioni di euro al mese, avevano oltre 900mila clienti”. Smantellata un'associazione a delinquere di carattere transnazionale con ramificazioni in almeno 22 province.
Un giro d’affari da milioni di euro al mese con centinaia di migliaia di utenti coinvolti. 

Affari di ‘lusso’ con 900mila clienti – Solamente nei mesi di indagine ammontano a circa 10 milioni di euro ma si ritiene che i danni per l’industria audiovisiva potrebbero ammontare a oltre 30 milioni di euro mensili, considerato che l’operazione odierna ha fatto luce, ad avviso degli inquirenti, sul 70% di streaming illegale nazionale pari a oltre 900mila utenti.

L’organizzazione della banda – Le indagini, avviate dal Centro operativo sicurezza cibernetica di Catania con il coordinamento del Servizio polizia postale di Roma, hanno permesso di delineare l’esistenza di una associazione criminale organizzata in modo gerarchico (capo, vice capo, master, admin, tecnico, reseller), i cui capi erano distribuiti sul territorio nazionale e in Inghilterra, Germania e Tunisia. A essere danneggiate sono state Sky, Dazn, Mediaset, Amazon Prime e Netflix attraverso il sistema delle Iptv illegali.

Un gruppo operante tra Catania, Roma, Napoli, Salerno e Trapani, ha costituito una sorta di 'gotha' del mercato nazionale illegale dello streaming. L’indicazione di tenere un basso profilo: “Virunu ca tu t’accatti ‘na machina all’annu virunu ca ci spenni 50mila euro na machina nova, virunu ca t’accatti scappi (le scarpe, ndr) di 300 euro. Io ho dovuto fare mettere a posto pure a mia moglie, che non ci va a lavorare per pulire i soldi”.

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