Case rifugio per le vittime di violenza: la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne

Le Case rifugio e le strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza. La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e contro la violenza domestica (Istanbul, 2011) prevede che gli Stati aderenti predispongano “servizi specializzati di supporto immediato, nel breve e lungo periodo, per ogni vittima di un qualsiasi atto di violenza che rientra nel campo di applicazione” della Convenzione. A partire dalla ratifica in Italia della suddetta Convenzione i Piani nazionali contro la violenza hanno segnato un importante cambio di passo nella conoscenza del sistema della protezione delle donne vittime di violenza. L’Istat ha iniziato dal 2017 a rilevare dati sul Sistema della Protezione delle donne vittime di violenza. Nel 2018 sono state avviate le Indagini sulle prestazioni ed erogazioni dei servizi offerti dai Centri antiviolenza e analoga rilevazione sulle Case rifugio, nel 2020 è stata realizzata la rilevazione statisti...

Antimafia all'Ars: "Ad Agrigento convivono mafia rurale e imprenditoriale, usate armi da guerra"

Cracolici: “Ad Agrigento convivono mafia rurale e imprenditoriale. Qui usate armi da guerra. C'è il rischio di una imprenditoria mafiosa sempre più diffusa, con personaggi che formalmente non hanno precedenti con la giustizia. Una mafia che spara meno rispetto al passato ma corrompe di più, che usa le bustarelle come fossero proiettili”. ”. Oggi la tappa della commissione Antimafia Ars. 

Agrigento, 2 Ottobre 2025 - “A due anni dalla prima tappa della commissione Antimafia nell'Agrigentino, permane un dato: questo è un territorio importante per le organizzazioni criminali. Qui sono state usate armi da guerra, in particolare kalashnikov, soprattutto a Porto Empedocle, Agrigento, Villaseta. Le armi sono un sintomo del rafforzamento delle cosche, inizialmente teso alla loro acquisizione, poi al loro utilizzo, con un rischio per tutti. Per questo occorre tenere alta la vigilanza e rompere ogni legame di connivenza”. 

Lo ha detto il presidente della commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici, che oggi, con gli altri componenti della commissione, è tornato ad Agrigento, dopo la tappa di Favara di due anni fa, per completare il lavoro di mappatura sullo stato della criminalità organizzata nelle varie province siciliane. Dall'ascolto del comitato dell'ordine e della sicurezza e dei procuratori è emerso un tratto tipico della zona:

 “Nella provincia di Agrigento convivono una mafia rurale e una imprenditoriale – ha aggiunto Cracolici – c'è il rischio di una imprenditoria mafiosa sempre più diffusa, con personaggi che formalmente non hanno precedenti con la giustizia, a dimostrazione di una mafia che tende a controllare l'economia del territorio attraverso appalti e attività commerciali, specialmente nel settore agricolo. Una mafia che spara meno rispetto al passato ma corrompe di più, che usa le bustarelle come se fossero proiettili”.

La commissione ha poi concluso la sua tappa con l'ascolto dei sindaci dell'Agrigentino su questioni relative alla presenza della criminalità mafiosa nel territorio.

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