Salute della donna. A Palermo la prima clinica dedicata alla salute femminile, dalla vulvodinia, all’endometriosi, ai disturbi della menopausa

A Palermo apre Weda: la prima clinica dedicata alla salute femminile. Dalla vulvodinia, all’endometriosi, passando per il dolore pelvico cronico e i disturbi legati alla menopausa: un team di esperti che lavora in modo coordinato per una risposta concreta sulla salute della donna. Palermo, 8 giugno 2026 – Apre a Palermo Weda , il primo ecosistema sanitario italiano dedicato alla salute femminile che integra prevenzione, diagnosi e cura in un unico percorso strutturato. Con l’apertura della nuova sede, in via Tommaso Gargallo, 49, la città accoglie un centro specializzato pensato per offrire alle donne un punto di riferimento clinico dedicato, con un modello di presa in carico innovativo e interdisciplinare. La salute femminile rappresenta ancora oggi una delle grandi sfide dei sistemi sanitari contemporanei. Nonostante i progressi della medicina, molte donne continuano a confrontarsi con diagnosi tardive, percorsi di cura frammentati e una scarsa integrazione tra specialisti. Pato...

Antimafia allo Zen: "Non possiamo perdere la guerra contro la mafia, non abbandoniamo le periferie alla criminalità organizzata"

 

Cracolici: “Allo Zen di Palermo per gettare una scintilla. Ci vuole impegno di tutti per non lasciare le periferie alla mafia. Non possiamo perdere la guerra contro la mafia, pensiamo a una strategia comune per non abbandonare anche in altre città, come Catania e Messina, le periferie ad alto rischio sociale alla criminalità organizzata.” 

 PALERMO, 29 OTT. 2025 - “Siamo qui oggi per suscitare una scintilla che permetta allo Zen di Palermo di salvare se stesso. In questo quartiere ci sono forze che non possono prevalere e che negli anni sono cresciute nella consapevolezza di aver realizzato una zona franca dove tutto è permesso, nell’indifferenza della città. Siamo qui con la commissione Antimafia per dare una risposta in nome di Paolo Taormina. La reazione della città alla sua uccisione mi ricorda quella che c'è stata dopo la strage di via D'Amelio, quando Palermo ha compreso che o si sollevava dal suo torpore o era perduta. Dobbiamo spingere la cittadinanza a reagire, perché ghettizzare lo Zen non mette in sicurezza Palermo”. 

 È l'appello lanciato dal presidente della commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici, nella seduta aperta convocata oggi nel quartiere Zen del capoluogo, dove sono presenti il sindaco, le autorità, le associazioni, le scuole, i sindacati e i residenti. Una tappa che è solo l'avvio di un percorso che vuole essere condiviso con tante realtà per dare risposte a un quartiere “che per 20 anni abbiamo tollerato fosse una piazza di spaccio – ha aggiunto il presidente Cracolici – smantellarla è una priorità, insieme alla necessità di garantire il diritto alla salute ai residenti che qui sono migliaia e che si rivolgono a un solo ambulatorio gestito da volontari. Gli occupanti abusivi sono invisibili per l'anagrafe sanitaria, per cui un cittadino dello zen non può neanche prenotare un esame al cup. Ma è anche inaccettabile che non ci sia l'illuminazione pubblica e che le palestre dei due plessi scolastici siano chiuse da oltre 10 anni”.

L'emergenza abitativa è l'altra criticità per cui è stato invitato anche l'istituto autonomo case popolari.

 “Occorre vincere inerzie e pigrizie reciproche per dare ai cittadini che ne hanno diritto una casa – ha detto Cracolici – se non agiamo su questi fronti perdiamo la battaglia sulla prevenzione. Oggi sta crescendo una generazione che è attratta dai modelli culturali di cosa nostra e che sceglie di uscire armata. Non possiamo perdere la guerra contro la mafia, pensiamo a una strategia comune per non abbandonare anche in altre città come Catania e Messina le periferie ad alto rischio sociale alla criminalità organizzata”. 

Alla seduta con il presidente Cracolici erano presenti anche i deputati Fabio Venezia, Roberta Schillaci, Bernadette Grasso e Marianna Caronia. “Questa non sarà un'iniziativa episodica – ha concluso Cracolici - ma per contrastare la cultura mafiosa servono strumenti specifici e l'impegno costante di tutti”.

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