PREVIDENZA, FAVA “SERVE UN NUOVO PATTO EUROPEO DEL WELFARE. LE GRANDI SFIDE SOCIALI NON SI POSSONO PIÙ AFFRONTARE DA SOLI”. Firmato ad Amsterdam accordo di collaborazione tra INPS e SVB, l’istituto previdenziale olandese Roma, 6 maggio 2026 - È stato firmato oggi ad Amsterdam un accordo di collaborazione tra INPS e SVB, il Sociale Verzekeringsbank, l’Istituto previdenziale dei Paesi Bassi, per rafforzare la cooperazione sui grandi temi che stanno trasformando il welfare europeo, dalla crisi demografica all’evoluzione del lavoro, fino all’impatto dell’intelligenza artificiale sui sistemi di protezione sociale.
L’accordo è stato sottoscritto dal Presidente dell’INPS Gabriele Fava e dalla Presidente
dell’SVB Diana Starmans. All’incontro ha preso parte anche una delegazione dell’UWV,
l’istituto olandese per il lavoro, guidata dalla direttrice Astrid Hendriks.
Per l’INPS erano presenti, insieme al Presidente Fava, il Direttore Generale Valeria
Vittimberga, il Direttore centrale Audit e Antifrode Alessandro Romano e la dirigente
della Direzione internazionale Valeria Bonavolontà.
L’intesa prevede cooperazione operativa, interoperabilità, condivisione di competenze,
confronto sui casi complessi e costruzione di modelli comuni per affrontare le nuove
fragilità sociali.
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“Il welfare europeo è entrato in una fase nuova della sua storia” ha dichiarato il Presidente
Fava. “Oggi la sostenibilità dei sistemi sociali non dipende più soltanto dalle regole
pensionistiche. Dipende dalla capacità di tenere insieme lavoro, demografia, innovazione,
produttività, qualità dell’occupazione e coesione sociale. Nessun Paese europeo può
affrontare questa trasformazione da solo, serve un percorso comune. Per questo ho
proposto che l’Italia ospiti nel 2027 un grande incontro tra tutti gli istituti previdenziali
europei. Un G27 del welfare e della previdenza capace di costruire una visione comune
sulle grandi sfide del nostro tempo. Abbiamo costruito regole comuni per la moneta, per i
mercati e per la finanza. È arrivato il momento di costruire una visione comune anche sul
welfare, sul lavoro e sulla tenuta sociale dell’Europa. Perché non esiste competitività
economica senza coesione sociale”.
Al centro del confronto anche il ruolo dell’intelligenza artificiale nei servizi pubblici e nei
sistemi previdenziali.
“L’intelligenza artificiale non serve a rendere le amministrazioni più fredde o più distanti.
Serve a renderle più semplici, più vicine, più capaci di accompagnare le persone nei
momenti delicati della vita. Digitalizzare non significa trasferire procedure online. Significa
ripensare il welfare dal punto di vista umano. In Italia abbiamo avviato questo percorso
attraverso il modello del welfare generativo, fondato sulla personalizzazione dei servizi,
sull’anticipazione dei bisogni e su un approccio costruito intorno agli eventi della vita delle
persone. È una visione che può diventare un riferimento europeo”.
Durante l’incontro è stata inoltre condivisa la necessità di accelerare il confronto sulla
revisione del Regolamento UE 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di
sicurezza sociale.
“Demografia, transizione tecnologica, invecchiamento della popolazione, trasformazione
del lavoro e sostenibilità sociale non possono più essere affrontati da singoli Stati in
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ordine sparso. Le istituzioni europee saranno giudicate non soltanto dalla loro capacità di
governare l’economia, ma dalla capacità di non lasciare sole le persone dentro le grandi
trasformazioni del nostro tempo. Oggi ad Amsterdam non abbiamo firmato soltanto un
accordo tecnico. Abbiamo fatto un passo avanti verso una nuova idea europea di welfare”,
conclude Fava.
Il Direttore Generale INPS Valeria Vittimberga ha posto l’accento sulla necessità di
costruire una vera infrastruttura europea del lavoro e della previdenza: “Dobbiamo
passare da una cooperazione basata sulle regole a una cooperazione basata sui dati e sui
processi”. Secondo il Direttore Generale occorre accelerare verso strumenti capaci di
garantire tracciabilità delle carriere contributive in tempo reale, semplificazione
amministrativa per cittadini e imprese e maggiore capacità predittiva delle istituzioni.
L’Italia, ha spiegato Vittimberga, “è pronta a svolgere un ruolo propositivo nella
costruzione di una banca dati europea interoperabile del lavoro fondata su standard
comuni”
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