Case rifugio per le vittime di violenza: la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne
Case rifugio per le vittime di violenza: la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne
Pubblicato da
Nebrodi e Dintorni
Le Case rifugio e le strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza. La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e contro la violenza domestica (Istanbul, 2011) prevede che gli Stati aderenti predispongano “servizi specializzati di supporto immediato, nel breve e lungo periodo, per ogni vittima di un qualsiasi atto di violenza che rientra nel campo di applicazione” della Convenzione. A partire dalla ratifica in Italia della suddetta Convenzione i Piani nazionali contro la violenza hanno segnato un importante cambio di passo nella conoscenza del sistema della protezione delle donne vittime di violenza. L’Istat ha iniziato dal 2017 a rilevare dati sul Sistema della Protezione delle donne vittime di violenza. Nel 2018 sono state avviate le Indagini sulle prestazioni ed erogazioni dei servizi offerti dai Centri antiviolenza e analoga rilevazione sulle Case rifugio, nel 2020 è stata realizzata la rilevazione statisti...
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Spero vivamente che l'accaduto non venga archiviato nel modo indecente ed incredibile in cui stanno cercando di procedere le autorità, la sicurezza di quel tratto andava tutelata in maniera più responsabile. Pare ovvio, ad ogni modo, che la morte di un ragazzino, di un atleta (che nonostante la sua esperienza, alle olimpiadi, si è classificato), non può bloccare un "colosso" come le Olimpiadi, nemmeno per un attimo di seria e doverosa riflessione..
RispondiEliminaScusate forse sbaglio la pericolosità di alcuni sport dovrebbe essere più chiara.
RispondiEliminaE ovvio che l'innaturale velocita o forza a cui il corpo umano viene sottoposto in certi sport provochi l'irreparabile.
Auto a trecento l'ora.
Sci a centotrenta.
Slittino a centocinquanta.
Siamo fragili e le varie tecnologie ce lo fanno dimenticare.
Dispiace per l'atleta ma non meravigliatevene e solo e semplicemente naturale.
se il regolamento dice che la pista è sicura , è da cambiare il regolamento . Non si può morire così , sopratutto nella nostra era.
RispondiEliminaTanta tecnologia e tanti "cervelloni" non hanno saputo Prevenire questo tragico evento. Forse qualcuno dovrebbe vergognarsi per quello che è accaduto. Ma come si fà a non mettere in sicurezza questo tipo di piste, come per esempio le vie di fuga della formula uno? Come si fà a non vedere quello che anche agli occhi del più profano sembra una pista verso la follia che verso la gloria? In bocca al lupo, anzi auguri, a tutti gli atleti in gara.
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