Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

LAVORO IN ITALIA: NEL 2016 IL TASSO DI OCCUPAZIONE È DEL 57,2%, UN LIVELLO INFERIORE A QUELLO DELL’UE

A 60 anni dalla storica firma dei Trattati di Roma e in occasione delle celebrazioni della Giornata italiana ed europea della statistica, l’Istat rende disponibile sul proprio sito istituzionale la pubblicazione digitale “Sessant’anni di Europa”.

Roma, 20 ottobre 2017 - Si tratta di un racconto originale sull’evoluzione dell’Europa: parte dai numeri per guardare oltre le differenze tra singoli paesi e si concentra sui mutamenti complessivi, sulle convergenze economiche e sociali, sugli effetti delle politiche.
Nel 2016 il tasso di occupazione in Italia è pari al 57,2% della popolazione in età attiva, un livello inferiore a quello osservato nel complesso dell’Ue e ancor più basso se si considerano i soli sei Paesi fondatori. Il ritardo dell’Italia sul fronte della partecipazione al lavoro non è una novità ma si accentua negli anni della crisi toccando livelli mai riscontrati. L’obiettivo di Europa 2020 di un tasso di occupazione al 75% appare molto lontano.

Nel 1963 il tasso di disoccupazione in Italia era al 4%: un minimo storico comunque superiore a quello del gruppo dei sei fondatori. Tra il 2004 e il 2007 il nostro Paese si attesta su livelli di disoccupazione inferiori al complesso dei fondatori ma il risultato è di breve durata. Con la crisi riemergono le difficoltà del mercato del lavoro italiano e il tasso di disoccupazione risale superando, già nel 2008, l’aggregato dei paesi fondatori e, nel 2012, anche il complesso dell’Ue. Il 2014 è l’anno in cui in Italia si registra il più elevato livello del tasso di disoccupazione degli ultimi 60 anni.

La partecipazione al mercato del lavoro, misurata con il tasso di attività, mostra per quasi 20 anni dalla firma dei Trattati di Roma un andamento negativo, più accentuato in Italia rispetto al complesso dei paesi fondatori. Soltanto nel 2000 il tasso di attività dell’Italia torna al livello del 1960. Nel 2016, il divario con i sei paesi fondatori è di oltre 10 punti percentuali (erano poco più di 3 nel 1960). Meno marcata invece, anche se consistente e pari a 8 punti percentuali, la distanza con l’insieme dell’Ue.
Nei primi anni Ottanta il divario fra il tasso di occupazione maschile e femminile nella fascia di età 55-64 anni era davvero ampio, in particolare in Italia. Tale differenza, che pure si è attenuata a partire dagli anni Novanta, mantiene lontana la situazione italiana da quella dei sei fondatori, che hanno visto ridursi intensamente le disparità di genere.

La quota dei salari, cioè la percentuale di reddito spettante al lavoro dipendente, dagli anni Ottanta è andata diminuendo nell’insieme dei Paesi fondatori e ancor più in Italia. Trattandosi di un indicatore anticiclico – nelle fasi iniziali delle crisi la quota dei redditi da capitale tende a diminuire di più rispetto a quella dei redditi da lavoro – nel periodo 2008-2010 si è avuto un recupero, che ha però solo temporaneamente interrotto la tendenza storica al deterioramento della quota dei redditi da lavoro sul Pil.

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