Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

IL PICCOLO ANTICO SANTUARIO

Fra le tante, l'ipotesi maggiormente suffragata dalla tradizione popolare e dalle affermazioni di alcuni autori antichi, è che la chiesa sia rimasta tra le rovine della città distrutta.
Secondo tale ipotesi, la chiesa poté essere costruita nel periodo in cui Tindari fu sede di diocesi. Non è facile però pretendere di conoscere se essa sia stata o meno tempio pagano trasformato in tempio cristiano, anche perché non è in alcun modo possibile un esame reale della situazione, in quanto la precedente chiesa andò distrutta nel 1544.
Le notizie, sia pur frammentarie, che si hanno sull'antica diocesi di Tindari, sono sufficienti a dare la certezza della sua esistenza. Ora, essendo stata Tindari sicuramente sede di diocesi per alcuni secoli, è logico ritenere che in essa vi siano state delle chiese.
Sembrerebbe pertanto alquanto probabile, e si legge anche in qualche modo nelle testimonianze di antichi scrittori, che fra le pochissime case risparmiate dalla distruzione degli Arabi, vi sia stata anche la chiesa, ove, probabilmente, sarebbe già stata portata la Statua della Madonna, nel periodo in cui la città era stata dominata dai Bizantini (535-836), dopo che in Oriente era iniziata la persecuzione iconoclasta.
Nel 1544, Rais Dragut, soprannominato Ariadeno Barbarossa, il famigerato pirata algerino, saccheggiò prima l'isola di Lipari, poi si diresse sulle spiagge siciliane e sbarcò a Patti, seminando dovunque rovine e stragi. Fu allora che depredò e rovinò anche il Santuario del Tindari, portando via anche le campane; fu risparmiata però, non senza un prodigio, la venerata Immagine della Madonna bruna.
Non molto dopo questo saccheggio, Mons. Bartolomeo Sebastiani, vescovo di Patti (1549-1568), essendo il Santuario quasi distrutto, nel 1552 lo ricostruì ampliandolo e annettendovi dei locali per l'alloggio del personale addetto al culto. Sulla bugna-chiave del portale d'ingresso troviamo scolpito l'anno 1598, forse l'anno di completamento del portale stesso.
Il tempio, attraverso questi quattro secoli di vita, ha avuto vari restauri, ma sostanzialmente è rimasto lo stesso, così come oggi si vede, nella sua semplicità.
L'antico, piccolo Santuario è di capacità assai limitata, perciò non poteva più contenere le folle dei pellegrini sempre crescenti, essendosi incrementata a dismisura la devozione alla Madonna bruna. Esso ha il pregio dell'antichità, e stato costruito sui ruderi del primo Santuario, contiene tanti cari ricordi dei secoli passati. Perciò è stato risparmiato contro ogni progetto di ampliamento ed oggi è gelosamente custodito.
Per ben quattro secoli migliaia e migliaia di fedeli, dimentichi delle preoccupazioni della vita, hanno elevato la loro mente ed il loro cuore al Signore e si sono rivolti a Colei ch'è "la Madre nostra, la Fiducia nostra". Dal canto suo qui, in questo tempio, la dolce Vergine del Tindari, sensibile a tutte le preghiere ed ai gemiti dei figli, ha profuso a piene mani i tesori delle sue grazie.

http://www.santuariotindari.it

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