Niscemi non è in cartografia geologica, una radiografia del territorio

Niscemi  non in cartografia geologica.   L’Italia ha una Cartografia Geologica moderna ferma al 50%.  La Carta è ferma perchè non ci sono mai coperture finanziarie stabili e continue. L’Italia è dotata di una vecchia Cartografia Geologica addirittura su scala da 1:100.000. Niscemi   non rientra in questa Cartografia Geologica che va completata. Dunque il 50% del territorio nazionale è ancora privo di una Cartografia Geologica Moderna. 30/01/2026 -  Rodolfo Carosi   – Docente Dipartimento Scienze della Terra – Università di Torino e Presidente della Società Geologica Italiana: " In Italia alcune delle zone critiche importanti non sono coperte dalla Cartografia Geologica alla scala  1:50.000, che è come la radiografia del corpo umano. Questo significa che queste aree non sono sufficientemente coperte da una conoscenza geologica approfondita. La Carta è ferma perchè non ci sono mai coperture finanziarie stabili e continue, permanenti ed annuali. L’It...

ANNIVERSARIO STRAGE CAPACI: LA CGIL MESSINA COMMEMORA IL GIUDICE FALCONE E L’IMPORTANZA DELLA LOTTA ALLA MAFIA

Oceano, Cgil: “La mafia significa lavoro in nero, insicuro, nessuno sviluppo e economia azzerata”
Messina, 23 mag 2013 – La Cgil di Messina ha ricordato stamattina, in occasione del suo 21° anniversario, la strage di Capaci nel corso della quale persero la vita il giudice Falcone, sua moglie e tre agenti di scorta. “Un momento gravissimo per lo Stato italiano e per la lotta alla mafia- ricorda il segretario generale della Cgil di Messina Lillo Oceano-.
E la mafia – sottolinea il dirigente sindacale-, significa nessuno sviluppo, economia azzerata, lavoro in nero e irregolare, anche sulla sicurezza”.
La Cgil di Messina in questi giorni ha partecipato attivamente alla raccolta di firme per la legge di iniziativa popolare “Io riattivo il lavoro” - promossa dalla CGIL nazionale e sostenuta da Arci, Acli, Avviso Pubblico, Centro Studi Pio La Torre, Legacoop, Libera, Sos Impresa per la tutela dei lavoratori delle aziende confiscate alla mafia e per una celere riallocazione dei beni sequestrati affinché diventano o restino produttivi.

In Italia, ad oggi, le aziende confiscate alla mafia in via definitiva sono 1639, quelle sequestrate potrebbero essere dieci volte tanto. Tutti i settori produttivi sono coinvolti dal fenomeno, una percentuale molto alta riguarda settori chiave per il nostro paese come il terziario (45%), l’edilizia (27%) e l’agroalimentare (8%). È possibile trovare aziende sequestrate e confiscate in tutta Italia, da Nord a Sud. Il 37% delle aziende confiscate è in Sicilia, il 20% in Campania, il 12% Lombardia e poi ancora in Calabria (9%) e il Lazio (8%). I lavoratori e le lavoratrici coinvolte sono più di 80.000. Secondo i dati dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati il 90% delle aziende confiscate fallisce a causa dell’inadeguatezza dell’attuale legislazione. “Attualmente lo straordinario potenziale rappresentato dalle aziende confiscate alle mafie è abbandonato a se stesso. A causa di una legislazione farraginosa e inefficace, nove aziende sequestrate su dieci sono destinate al fallimento con la conseguente perdita anche di posti di lavoro – osserva Oceano-. Ricostruire le condizioni per la legalità economica è dunque una delle prime risposte necessarie per uscire dalla crisi, ridando dignità al lavoro e una speranza di sviluppo alla nostra terra. Per fare ciò serve aggredire i patrimoni mafiosi, combattere le organizzazioni criminali sul piano repressivo ma anche e soprattutto economico e sociale. Ricordare l’impegno civile e il sacrificio di persone come Falcone e Borsellino - conclude Oceano -serve per ricordare che alla prepotenza mafiosa che uccide il lavoro, lo sviluppo, l’economia bisogna contrapporre un’alternativa fatta di dignità, di legalità, di crescita”.


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