Niscemi non è in cartografia geologica, una radiografia del territorio

Niscemi  non in cartografia geologica.   L’Italia ha una Cartografia Geologica moderna ferma al 50%.  La Carta è ferma perchè non ci sono mai coperture finanziarie stabili e continue. L’Italia è dotata di una vecchia Cartografia Geologica addirittura su scala da 1:100.000. Niscemi   non rientra in questa Cartografia Geologica che va completata. Dunque il 50% del territorio nazionale è ancora privo di una Cartografia Geologica Moderna. 30/01/2026 -  Rodolfo Carosi   – Docente Dipartimento Scienze della Terra – Università di Torino e Presidente della Società Geologica Italiana: " In Italia alcune delle zone critiche importanti non sono coperte dalla Cartografia Geologica alla scala  1:50.000, che è come la radiografia del corpo umano. Questo significa che queste aree non sono sufficientemente coperte da una conoscenza geologica approfondita. La Carta è ferma perchè non ci sono mai coperture finanziarie stabili e continue, permanenti ed annuali. L’It...

Alluvione a Barcellona P.G. e Milazzo: attuare i Piani di Protezione Civile, in Sicilia il 51% dei comuni non ne risulta dotato

Michele Orifici (geologo siciliano e Vice - Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale) : “Si ripropone in queste circostanze la necessità di adeguare e attuare i Piani di Protezione Civile dei Comuni. In Sicilia circa il 51% dei comuni - ha continuato Orifici - non ne risulta dotato”.

5/12/2022 - “L’alluvione che ha colpito la zona di Barcellona Pozzo di Gotto e Milazzo ricorda quanto accaduto l’11 novembre 2011 che purtroppo costò la vita a tre persone. Nella giornata di ieri, 240 mm di pioggia in tre ore hanno causato l’esondazione di alcuni torrenti minori con un notevole trasporto di fango e detriti e riversati in alcune parti della città di Barcellona Pozzo di Gotto.
Numerosi allagamenti si sono verificati in diverse zone dell’area colpita causando danni e forti disagi alla popolazione e sulla viabilità principale determinando anche la chiusura di un tratto dell’autostrada A20”. Lo ha affermato il geologo siciliano Michele Orifici, Vice Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale.

“La frequenza con cui si verificano eventi climatici caratterizzati da piogge intense in tempi brevi è sempre maggiore e ciò pone sempre di più all’attenzione la necessità sia di procedere a una rapida programmazione di interventi “strutturali” volti alla realizzazione di opere per la mitigazione dei rischi, sia di attuare misure di prevenzione “non strutturale” il cui obiettivo è quello di assicurare la corretta e tempestiva gestione di ogni emergenza nonché di consentire a ogni cittadino di essere dotato, al verificarsi di eventi geologici straordinari, di ogni utile informazione di autoprotezione.

Si ripropone in queste circostanze la necessità di adeguare e attuare i Piani di Protezione Civile dei Comuni. In Sicilia circa il 51% dei comuni - ha continuato Orifici - non ne risulta dotato. Il Piano di Protezione Civile ha l’obiettivo di conoscere, attraverso adeguati studi, le criticità geologiche del territorio, di definire di conseguenza gli scenari di rischio per la popolazione e di assicurare dunque, nei modelli d’intervento, tutte le misure da intraprendere al fine di gestire al meglio ogni eventuale emergenza che può interessare il territorio.

Tra le attività “non strutturali” previste dai Piani di protezione civile rivestono notevole importanza i processi virtuosi dei “presidi territoriali”, già testati in Sicilia e in atto operativi solo nel Comune di Messina. I presidi territoriali, attivati all’emanazione di un’allerta meteo, consistono nell’attività di monitoraggio svolta da geologi dislocati nelle diverse zone del territorio con l’obiettivo di agevolare, nell’immediatezza dell’evento, la gestione di ogni eventuale emergenza.

La rapidità con cui si verificano fenomeni idrogeologici come quelli di Barcellona Pozzo di Gotto e Milazzo, ripropone altresì la necessità che ogni comune si doti di strumenti di allertamento "in tempo reale" quale può essere ad esempio l'installazione di pluviometri, che inviano un avviso di allerta non appena le piogge vanno oltre una soglia critica, o all’installazione di idrometri in corrispondenza di zone soggette ad allagamento o di aree in frana che al verificarsi di anomalie consentano di trasferire un segnale di avviso con l'obiettivo di assicurare la tempestiva chiusura di strade o di lanciare un “alert” per comunicare alla gente di allontanarsi dai luoghi oggetto di potenziale rischio.

È comunque inteso che, in un’epoca di cambiamenti climatici con effetti sul suolo spesso devastanti, la prima attività di prevenzione “non strutturale” deve essere quella della divulgazione dei rischi geologici e dei corretti comportamenti di autoprotezione. Occorre che tale attività inizi dalle scuole con l'obiettivo di rendere ognuno consapevole dei rischi che incombono sui luoghi in cui vive, lavora o transita”.

Commenti